Note a margine n. 405

MARKETTARI E PAPPONESSE

SLINGUAPRESS

Difronte a questi flussi migratori continui e molto consistenti, ovvie ragioni umanitarie non consentono a nessuno di sottrarsi all’ obbligo della solidarietà che, nella sua forma più concreta e pratica, si traduce in accoglienza. Ma se questa è praticata a pioggia, in modo indiscriminato e senza limitazioni da un Paese come l’ Italia, geograficamente la più esposta ma, economicamente e territorialmente molto limitata rispetto alle dimensioni bibliche del fenomeno, ben presto il beneficio prodotto si trasforma in una catastrofe ingovernabile, destinata a degenerare rapidamente e a travolgere con violenza, annientandola, la stessa situazione di capacità di accogliere. Mille e mille sono gli esempi che testimoniano che ciò è già avvenuto e sta ancora avvenendo in crescita incontrollabile.
Accogliere non può identificarsi soltanto con l’ ammassare esseri umani come fossero prodotti da stivaggio, ma presuppone una prioritaria ricognizione e accertamento della disponibilità di una effettiva capienza vivibile.
Per contingentare l’ accoglienza, anche in emergenza, non è necessario sapere come offrire un’ alternativa, come pretendono i giocolieri della polemica, i buonisti spesso in odore di connivenza con gli affaristi di questo nuovo schiavismo ramificato, gente che di immigrati conosce solo la propria colf, il proprio giardiniere o autista personale: pretendere di farci gettare in mare per salvare un naufrago, senza sapere nuotare o dove portarlo in salvo veramente, è suicidio, sacrificio che non salva nessuno. Ed è trionfo dell’ ipocrisia polemica.
Accogliere tutti non è fisicamente possibile; si tratta di identificare il momento dello stop, e sarà tanto meglio se questo lo decideremo noi italiani, trattandosi della terra della nostra gente, e non che forze massicce facilmente prevedibili ce lo impediscano materialmente dopo aver sconvolto economia e società di questo nostro Paese che non esisterà più come tale.
Non sfugge a nessuno che i buonisti sfrenati sono soltanto tra la casta dei markettari politici e delle papponesse che ci tengono al femminile, gente che non molla un solo euro del suo ricco reddito privilegiato; difficile trovarne un esemplare nella società comune, tra coloro che devono lavorare davvero per campare o che crepano di stenti disumani perché una casa e un lavoro li hanno già persi, perché rigorosamente tartassati e vessati in quanto italiani, senza suscitare nello Stato la stessa attenzione, lo stesso riguardo che questo ha verso le ondate di persone che puntano all’ Italia e non sempre per vere ragioni umanitarie. Mentre l’ Europa, questo mostro-carrozzone carnascialesco accettato, in nostro nome, da una combriccola di nostrani miopi incapaci, ci sputa addosso tutto il suo egoistico cinismo. Presto ci confischeranno le case, i locali, o ci imporranno inconcepibili ospitalità con l’aut aut di una alternativa nuova imposizione fiscale. Per non dire della distruzione del turismo, una delle poche risorse del Paese, una delle risorse che ci consente di fare i salvatori. E tuttavia, non basterà; le sproporzioni numeriche sono spaventose.
Chi vuol fare del bene lo faccia a sue spese, senza pretendere di impoverire gli altri, senza colpire con violenza inaudita la collettività. Altrimenti sarà legittima difesa, sarà rivolta cruenta, e, per la sopravvivenza e per le ingiustizie subite, forse guerra anche qui. E molti di questi violenti traditori che ci stanno vendendo e depredando di tutto saranno appesi a testa in giù di fianco alle porte delle nostre case che avranno voluto spalancare con la forza condannandoci alla miseria generale e a diventare anche noi bisognosi da salvare.

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Una risposta a Note a margine n. 405

  1. helena ha detto:

    Credo sia giunta l’ora, l’ora un po’ ingiusta se riferita al tempo lasciato trascorrere silenzioso ma dolente, di uscire all’ aperto sotto nuvole nere di un cielo italico di maggio. Si, perche’ piove anche di maggio, e capitano anche tante altre brutte cose, tanto che adesso non si sa piu’ cosa fare: la solidarieta’ mondiale se ne e’ andata a far compagnia alla vergogna. Anche a Dublino a suo tempo si convenne che i Paesi dove fossero arrivate folle sia pure oceaniche di genti diverse, avrebbero dovuto sbrigarsela da soli, peggio per loro se erano esposti alle ondate del mare. Elmiki non andartene via anche tu, scrivi una letterina a Michele, lui e’ di animo gentile generoso e accogliente, e ben conosce lo spirito che ti anima. Non ti ho dimenticato; ed ero solita salutarti con le parole di qualche illustre uomo d’ ingegno, e in attesa di leggerti lo faccio in anticipo. Le parole sono spagnole e te le lascio godere cosi come sono:

    ” Debemos arrojar a los oceanos del tiempo una botella de na’ufragos siderales para que el universo sepa de nosotros lo que no han de contar las cucarachas que nos subreviviran: que aqui’ existio’ un mundo donde prevalecio’ el sufrimiento y la injusticia, pero donde conocimos el amor y donde fuimos capaces de imaginar la felicidad. ”

    Gabriel Garcia Marquez (Aracataca, Colombia 1927 —- Citta’ del Messico 2014

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