Note a margine n. 384

spazzino

SETTEMBRE,  VADANO

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare? Ma no, è tempo di cercare asilo. E’ così che bisogna leggerlo e insegnarlo, oggi, a scuola o fuori, con buona pace di don Gabry e dei suoi Pastori che ai suoi tempi erano liberi di “migrare” e, invece, oggi non più. Perché oggi vigono le leggi del lessico proibito da quattro straccioni mentali, capaci di tutto tranne che di utilizzare tutta la ricchezza della lingua italiana questa sconosciuta. Ergo: vietato dire: migranti, passati per legge nella categoria di cercatori di asilo; così come per i clandestini diventati viaggiatori senza permessi, zingari e rom, diventati etnie differenziate. Per i tagliagole si stanno attrezzando, ma non per fermarli.
Siamo al cambio dei connotati cui parteciperei volentieri a suon di ceffoni, se si trattasse di connotati veri e non di quelli lessicali che mi vedono ancora affezionato fruitore. Si cominciò a tollerare la metamorfosi dello spazzino che spazzava e che, all’ improvviso, si sentì promuovere sul campo “netturbino” ma durò poco perché era poca cosa, e quindi dovette occuparsi di operare professionalmente di ecologia. Cazzo, vuoi mettere che bel salto di qualità? Direttamente dalle elementari, per legge diplomato e trasferito ai piani nobili della salute ambientale. Un dottorato sui generis.
E poi, il salto di qualità toccò al facchino che dal facchinaggio venne trasferito alle più nobili mansioni di trasportatore di bagagli o di operatore di traslochi. Per il cameriere al ristorante, i vertici della deficienza sono da tempo riuniti in consulto abbastanza “vivace” per la estrema varietà delle proposte alternative al nome attuale assolutamente da bandire. Nel frattempo, in attesa del fatidico responso letterario con propaggini etiche, si stanno attrezzando – come già fatto in altri campi – rappresentanze sindacali di categoria, sensibili magistrati, buontemponi, moralisti, sociologi, giornalisti ed enti vari in odore di sovvenzioni pubbliche. I clienti, in attesa dell’ esito e del piatto, si arrangiano in loco supplendo al termine bandito con un timido cenno della mano (se il soggetto gode di buona vista e presta attenzione ai tavoli), in mancanza, continuano a ricorrere, intimiditi nel tono e nell’ espressione del visto, al “ Senta, scusi…” quattro stagioni. Meglio se con lo sguardo basso del pentito, per l’ incomodo arrecato.
Al femminile, ma rigorosamente solo a casa, si legiferò da tempo: la scure linguistica dei vertici degli idioti (voglio dire, operatori di idiomi) si abbatté anche sulla cameriera che, da una stanza all’ altra dobbiamo chiamare, signora colf o semplicemente colf, fermo restando che i gradi di familiarità consentono ( ma mai in presenza di estranei) di chiamare per signora Annetta, o signora Mariuccia, e così via. Magari a bambini- ma fino ad una certa età – è consentito saltare il signora e accedere direttamente al nome e al tu.
Vietato il portinaio, passato ai gradi di custode addetto alla sorveglianza, qualche volta, anche alla igiene dello stabile, perché non sta più bene nemmeno il portiere che già riduceva di molto gli effetti dell’ onta sociolessicale ai danni delle categorie in attesa spasmodica del sole dell’ avvenire.
Cancellati a vita gli operai diventati tutti tecnici di….. Tollerato il pasticciere ma non il panettiere promosso panificatore. E così via. In “Pianto antico” Carducci ha dovuto subire da tempo il sequestro con asporto della “terra negra” che conservava le giovani spoglie del figlio Dante, ora ricoperto da “terra egra” con nessun danno per la metrica ma solo per la logica, e per la celebrazione di un altro trionfo della ipocrisia. E della idiozia di queste quattro merdacce, pardon, deiezioni maleolenti, che stanno allungando le mani su ciò che non gli spetta. Senza nemmeno essersele lavate prima. E di quella delle obbedienti super deiezioni, specie di quelle vagolanti nel giornalismo. Abusivi, pardon, in attesa di autorizzazione assicurata.

Settembre, è tempo che se ne vadano. Sanno loro dove.

P.S. Un affettuoso ricordo alla portalettere della Val Gardena, già postina.

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3 risposte a Note a margine n. 384

  1. helena ha detto:

    Sono ancora in tempo, il mese e’ ancora quello giusto, ma devo fare presto prima che gli cambino nome e vadano a cercarne un altro al buio , senza neanche la candela, e chissa’ che cosa trovano: magari un’americanata senza senso e fuori luogo. Questa e’ terra d’Italia e tale vuole restare, con tutti i suoi guai addosso. Il y aura des jours meilleurs!

    Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. / Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori / lascian gli stazzi e vanno verso il mare; / scendo all’Adriatico selvaggio / che verde e’ come i pascoli dei monti. // Han bevuto profondamente ai fonti / alpestri, che sapor d’acqua natia / rimanga ne ‘ cuori esuli a conforto / che lungo illuda la lor sete in via. / Rinnovato hanno verga d’avellano. // E vanno pel tratturo antico al piano, / quasi per un erbal fiume silente / su le vestigia degli antichi padri. / O voce di colui che primamente / conosce il tremolar della marina! // Ora lungh’esso il litoral cammina / la greggia. Senza mutamento e’ l’aria. / Il sole imbionda si’ la viva lana / che quasi dalla sabbia non divaria. / Isciaquio, calpestio, dolci rumori. // Ah perche’ non son io co ‘ miei pastori?
    —-GABRIELE D’ANNUNZIO

  2. zanoids1980 ha detto:

    Egr. Prof. ieri un cercatore di asilo di colore molto scuro mi ha fermato per strada e mi ha chiesto soldi con molta insistenza e con tono via via meno amichevole.Ho dovuto cedere per timore di reazioni.E non è bastata una moneta da 50 cent, ho dovuto pagare 1 euro. Poi se ne è andato borbottando nella sua lingua parole che certamente non erano di ringraziamento e sguardo diversamente cordiale. Che bello!

  3. Margot ha detto:

    Egr.e dove lo vogliamo mettere il vecchio posteggiatore diventato “vigile curatore di autovetture parcheggiate a tempo determinato”?

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