Note a margine n. 372

egotismo

L’ESITO DELL’ INSEGNAMENTO “SII SEMPRE TE STESSO”

Sono nella nostra cronaca quasi quotidiana gli ammazzamenti di famiglie per mano di uno dei suoi componenti: mariti, padri, nipoti, etc. In genere, per motivi fatui. Dicono che siano scesi molto in basso i solidi valori tradizionali di questa monade-società.
Ma non credo che sia soltanto la famiglia a subire questo tragico ridimensionamento in peius; nella valutazione del soggetto, in genere, tutto il prossimo e ciò che questo rappresenta viene sottostimato, addirittura azzerato, e, per contro, viene anteposto il proprio interesse (effettivo o ritenuto tale) come unico fondamento e motivo di scelte. Oggi dilaga la tipologia dell’egotista, il soggetto, cioè, che valorizza soltanto le proprie esperienze, i propri metri di valori, i propri parametri valutativi forgiati a propria misura: egli si sovrastima, non è interessato ad ascoltare, non si confronta e, se lo fa, lo fa soltanto per “attaccare” e provare la soddisfazione di affermare il proprio ego, ciò che gli colma i vuoti di quella parte della vita che non conosce: l’altro da sé. Non cambia idea perché conosce solo la propria. E’ in questo ambito che si rileva lo scarso valore che viene attribuito alla vita, rispetto a qualche decennio fa. Io azzarderei una teoria, almeno sotto forma di ipotesi: che non sia – anche o soprattutto – frutto di un imprinting, di una educazione, a partire da quella familiare, che si sintetizza in uno sbrigativo, unico comandamento dagli effetti perversi ove raccomandato a soggetti dalla personalità non ancora consolidata: “figlio mio, sii sempre te stesso!”. Lo sentiamo ripetere da genitori sprovveduti, interessati ad essere genitori buoni più che “buoni genitori”. E la percezione del destinatario di cotanto insegnamento morale è una sola, prioritaria, assorbente: “Figlio mio, fa’ sempre che cavolo vuoi”, vivi a tuo piacere, ti spetta, sei unico, irripetibile, sei diverso; si vive una volta sola. Se non ti ami tu per primo, come puoi aspettarti che ti amino gli altri? Molti sono i genitori che poi pagano con la propria pelle questo maledetto capolavoro di insegnamento.
Trattasi, spesso a detta comune, di bravissimi genitori quelli che, a latere, hanno compiuto stragi familiari incredibili o delitti atroci a danno di terzi. Io credo che il bravissimo genitore debba essere anche e prima di tutto un bravissimo uomo, una stretta connessione di complementarietà inscindibili. Per esempio, sento dire spesso che il tal assassino o stupratore etc. era un ottimo genitore (vedi anche i numerosi casi recenti). E mi sforzo di capire che cosa sta accadendo in questa società assetata di libertà ma che si disseta col libertinaggio, con l’ egotismo, con l’ arbitrio e la trasgressione, per sentirne la piacevole sensazione dell’ appagamento.
Dividerei al 50% tra il dna e l’ ambiente il condizionamento dell’ uomo; ma è solo una salomonica ipotesi. Basta il fascino di un nuovo compagno di banco per demolire l’ intera (fastidiosa) opera formativa di una famiglia. Ed io stesso riconosco di essere stato più fertile e costruttivo come docente che come padre; non tutto merito mio ma considerando, tuttavia, che i ragazzi dialogano e si confidano spesso più con un estraneo che sentono amico (che non vuol dire benevolo, permissivo, complice) che con i genitori. Ecco perché accade che i genitori giochino a fare gli amici: errore nell’ errore. Dovremmo poterne parlare e ascoltarci a lungo e senza preconcetti. Ma ci vorrebbe un miracolo pentecostale.

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2 risposte a Note a margine n. 372

  1. helena ha detto:

    ….avevo detto Buona Estate, e quella da gran Signora mi risponde col vento caldo e il sole giallo ; tutto regolare, compresi i giorni un po’ fuori della norma, ancora piu’ duri del solito, ma li devi masticare senza neppure l’aiuto di qualche punto di domanda che induce almeno a cercar risposte:

    SE
    Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti/ la perdono intorno a te, dandone a te la colpa,/ se non riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,/ e mettendo in conto anche il loro dubitare,/ se riuscirai ad attendere senza stancarti nell’attesa,/ se calunniato non perderai tempo con le calunnie,/ o se odiato non ti farai prendere dall’odio,/ senza sembrare troppo buono o parlare troppo saggio,/ se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone,/ se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,/ se riuscirai a far fronte al trionfo e al suo contrario/ trattando quei due impostori allo stesso modo/ se riuscirai ad ascoltare la verita’ da te espressa,/ distorta da furfanti per confondere gli ingenui,/ o a veder crollare le cose per le quali hai dato la vita/ e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego,/ se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite/ e a giocartele in un colpo solo a testa e croce,/ a perdere e a ricominciare tutto daccapo,/ senza mai fiatare e non dir nulla della perdita,/ se riuscirai a costringere cuore, muscoli e nervi,/ benche’ sfiniti da un pezzo a servire ai tuoi scopi/ e a tener duro quando niente piu’ resta in te/ tranne la volonta’ che ingiunge: tieni duro!,/ se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtu’,/ o a passeggiar coi Re senza perdere il tuo solito fare,/ se ne’ i nemici ne’ i cari amici riusciranno a colpirti,/ se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo,/ se riuscirai a riempire l’attimo inesorabile/ e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,/ la Terra sara’ tua con con tutto quel che contiene,/ ma quel che piu’ conta, Tu sarai un Uomo, figlio mio!
    RUDYARD KIPLING — (1865 – 1939)

  2. helena ha detto:

    Malgrado tutti gli eventi nefasti che stanno crucciando gli uomini meno cattivi, perche’ il pensare che ce ne siano dei buoni in gran quantita’ sarebbe quasi follia, vorrei augurare una Buona Estate a tutti. —Il y aura des jours meilleurs, mon cher ami!— bisogna crederlo, per non avvilire i bambini. A proposito, ti regalo una poesia per ricevere in regalo un sorriso, o una tua carezza.
    E’ di uno scrittore e poeta, premio Nobel per la letteratura, che durante la sua infanzia la tristezza e il senso della solitudine gli sono state particolarmente amiche, a consolarlo della lontananza dai propri genitori, allo scopo di poter ricevere una buona educazione da adeguati maestri. IF e’ il suo titolo originale, e SE quello nella traduzione italiana.

    (per motivi vari), Continua…..

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