Note a margine n. 368

toc toc

INTERPELLATE E (FORSE) VI SARA’ APERTO

Bene afferma Veneziani: per arginare la corruzione occorre cominciare col “…rendere più semplice il sistema e le sue norme…” Troppe norme riducono lo spazio di libera operatività del cittadini, comprimendone la libertà nel suo complesso, e, per contro, creano grossi accentramenti di potere in coloro che dette norme devono applicare. Se ci aggiungiamo, poi, il carico da undici delle interpretazioni (ad eccezione di quelle cosiddette “autentiche, quelle cioè, fatte dallo stesso legislatore), vediamo che la burocrazia ( ma anche la giustizia ) diventano tirannide per l’ azione di mani manipolatrici. In Italia non c’ è una sola norma che venga applicata così come è promulgata; l’arma fatale è il regolamento esecutivo a seguire, la munizione è la circolare applicativa: due ordigni messi a punto dal burocrate che spesso interpreta travisando e modificando sostanzialmente; e così ogni legge si moltiplica in progressione geometrica-normativa ed è questo il momento e lo spazio per la corruzione. Nel campo della giustizia ci sono i precedenti emanati dalla Cassazione ( giurisprudenza spesso ondivaga) e della Consulta, per le quali non si possono escludere pregiudiziali ideologiche o giù di lì. E la originaria volontà del legislatore rappresentante del “popolo sovrano” va a farsi fottere.
Corruptissima republica plurimae leges, scriveva Tacito: in uno Stato molto corrotto occorrono molte leggi. Ma non soltanto; si può fondatamente sostenere anche l’ esatto contrario e cioè che un gran massa di norme ( In Italia non meno di 300.000, a fronte delle circa 9.000 francesi o tedesche) creano le condizioni per l’ allignamento del potere corrotto nello Stato. La corruzione si previene prima di tutto riducendo l’anacronistico potere di autorizzare, di concedere, di permettere, di certificare, di obbligare, che si accentra nelle mani che vengono prese di mira dai corruttori in lunga attesa di grazie. Dovremmo, prima di tutto, smettere di vivere in un sistema-paese dove i cittadini sono destinatari di divieti e, pertanto, devono chiedere permessi, e destinatari di obblighi, per i quali possono munirsi di esoneri. Anche le cure sanitarie sono decise dalla magistratura. Categoria di privilegiati a parte. Il sistema della “vita con permesso” è stata addirittura istituzionalizzata nella creazione del cosiddetto “diritto di interpello”, chiedo prima di agire, cioè, “sbaglio, sto facendo qualcosa di male, violo qualche norma, vado incontro a qualche sanzione??” Nato in campo tributario ma poi, in pratica, esteso da chi vuole stare tranquillo persino penalmente. Se non lo chiedi prima peggio per te. Toc toc: è permesso? Siamo addirittura nel paradosso che centinaia di edificazioni debitamente e preventivamente autorizzate, vengono poi abbattute perchè qualche altro ha ritenuto esservi una violazione. Nei confronti del potere dello Stato ogni presunzione legale è sempre contro il cittadino-suddito il quale mai e mai e mai può avere qualche certezza. Non v’ è una sola libertà di quelle costituzionali che possa essere esercitata senza il filtro defatigante di oneri ostativi frapposti da una massa di cialtroni ammessi ed elevati – nel migliore dei casi – solo per bando di concorso o per automatismo di anzianità. I meriti, le attitudini, le capacità, le idoneità fattuali, la rettitudine? Non pervenuti.

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Una risposta a Note a margine n. 368

  1. Jeep ha detto:

    Se è vero che la corruzione avviene solo nei confronti di coloro che hanno un certo potere, lo immaginate il dramma depressivo di chi non è stato mai fatto oggetto di un tentativo? Autostima pari a zero: non conta nulla.

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