Note a margine n. 354

vai victis

VAE VICTIS! MA QUESTO LO GRIDO’ UN BARBARO SELVAGGIO

Condannato duramente al carcere, ma non ce lo mandano se la smette di sparlare della magistratura. Faccia attenzione. Ieri, sempre convinto della propria innocenza, gli è scappato di dire che la sentenza della sua condanna è uno sbaglio mostruoso. Azze! Si è messo in zona pericolo. Sul punto deve tacere, anzi, deve mostrare di “ravvedersi” dagli errori e garantire che non li farà più. Ma se, al di là della pronuncia giudiziaria, uno è davvero innocente? Deve farsi il lavaggio del cervello? Entrare in un campo di rieducazione alla Pol Pot? Imparare a simulare la grande una contentezza fantozziana? Gridare ai quattro venti “come è buono lei direttore”? Noi, per fortuna, non ci siamo incappati, ma quantissime sentenze ogni anno vengono cancellate in grado di Appello o cassate? O revisionate dopo anni di ingiuste sofferenze per il condannato solo perché costui non ha chinato la testa arrendendosi? E quante ingiuste custodie cautelari in attesa di giudizio si sono rivelate del tutto immotivate? Vogliamo contarle? Vai victis! Ma questo lo gridò un barbaro selvaggio.
Ciò ci fa pensare che non sempre la verità è quella processuale o quella deliberata in sentenza, e che, pertanto, la sentenza non è per definizione la perfezione, ben potendo essere errata più o meno marcatamente. Una sentenza si rispetta: ma non può pretendersi altro dall’ imputato, come la pubblica ammissione della propria colpevolezza. Specie, come nel caso de quo, non si tratta di fatti ma di fatti presunti e di interpretazione giuridica degli stessi, in un Paese civile non può imporsi altro al condannato, come il silenzio forzato o addirittura la condivisione sotto minaccia, la rinuncia a proclamarsi innocente e vittima di un errore giudiziario, perché il diritto alla difesa della propria innocenza, vera o solo proclamata, non scade mai. Il condannato non è necessariamente colpevole, così come il prosciolto non è necessariamente innocente. La realtà processuale e quella fattuale sono cose del tutto diverse. Ricordiamocelo sempre. Potrebbe accadere a tutti.
E per finire con un sorriso, ecco una vecchia storiella. Un soldato marmittone aveva un colonnello testa di cazzo e perciò, anche per farlo sapere alla gente, non perdeva occasione per dire “il sig. colonnello è una testa di cazzo”; e, un brutto giorno il colonnello lo spedì in carcere per punirlo e dissuaderlo dal continuare a dire male di lui. Allora il soldatino prese carta e matita e cominciò a scrivere “il sig. colonnello è una testa di cazzo”; per questo motivo gli vennero tolte carta e matita. Allora il soldatino con le unghie prese a scrivere graffiando sulle pareti “il sig. colonnello è una testa di cazzo”. Per impedirgli questo, gli furono rase a zero le unghie. Nel freddo della sua cella isolata a dovere come fosse un incallito criminale, il soldatino venne privato di ogni mezzo utilizzabile per esprimere il suo giudizio sul colonnello. Gli vennero lasciato soltanto gli indumenti essenziali addosso e gli fu intimato di smettere di offendere il colonnello, con la minaccia di sbatterlo in una cella ancora più angusta e nutrirlo a pane e acqua. Allora il soldatino, per evitare le minacciate ulteriori sofferenze, promise che avrebbe smesso di dire o di scrivere quelle cose; e, sempre più persuaso, per ovvi motivi, che il colonnello era davvero una testa di cazzo, portò una mano all’ orecchio e con l’altra impugnò il pene e cominciò: “Pronto? Parlo col sig. colonnello?”. Qualcuno racconta che il sig. colonnello non rispose; altri aggiungono perché, da testa di cazzo, non aveva capito.

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Una risposta a Note a margine n. 354

  1. Aurora ha detto:

    Buona Pasqua Prof. a Lei e a tutti gli altri. E sì, prof. il diritto a difendersi non scade mai,non possono esservi regole umane che contraggano o ostacolino il diritto di far valere la propria innocenza, vera o solo dichiarata. Sino alla morte si ha diritto di dolersi di una condanna. E che ne sappiamo noi che non abbiamo mai letto le carte di un processo e dobbiamo accontentarci di ciò che ci raccontano i mass media, spesso inconsapevoli o inaffidabili perché di parte? E qual è la verità se due sentenze sono diametralmente opposte? E anche nel caso in cui concordino, possiamo essere davvero certi di una necessaria obbiettività ed equidistanza? Condannato per dichiarazione di colpevolezza non è la stessa cosa di colpevole fattuale. Che è quello e quello soltanto ciò che conta: la realtà. Delinquente è anche chi ha saputo nascondere ed è stato assolto, o non è stato ancora scoperto. Ciao Prof. un abbraccio..

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