Note a margine n. 332

 

BARUFFA

CHIEDERE LA PAROLACCIA

Viste in prospettiva, le violente intemperanze che ormai si susseguono ogni giorno nei locali del nostro Parlamento e che non accennano a ridursi di tono sembrano programmate, sia pure rozzamente come gli autori, a destabilizzare il Parlamento e a intimidire, dentro e fuori la sede, i suoi membri, nemici a prescindere. Turpiloquio e oscena gestualità, violenze da piazza sono l’ unico mezzo di espressione di un manipolo di gentaglia che reagisce così brutalmente alle diverse storture – se ne deve dare atto – che ci vengono da un apparato politico burocratico, in colletti bianchi, toni affettati, ma rozzo a modo suo, anche lui. Una volta si chiedeva alla Presidenza la parola ora la parolaccia, anzi, non la si chiede, la si brandisce come una clava. Anche la scelta degli insulti denota una ignoranza di questi interpreti del tradimento che stanno consumando in danno degli elettori. Ai quali avevano fatto ben altre promesse e non queste vajassate che incitano alla violenza fisica.
Lo stile richiama a tutto tondo quello delle peggiori squadracce fasciste. Esemplari di una umanità che meglio servirebbe il Paese persino lavando le latrine, trovano spazi tra i banchi di quello che dovrebbe dignitosamente rappresentare la sovranità del popolo. Ormai siamo alla piazza e ognuno di questa marionette programmate da personaggi di dubbia intelligenza e di nessun senso dello Stato pare gareggiare per mettersi in luce col puparo e accumulare punti per ricandidarsi. La magistratura, più che solerte quando vuole, sembra ora sonnecchiare disinteressata per quanto non la tocca da vicino e mostra l’ impianto sfilacciato di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti; e ancora più debole e vile con i violenti. Il Paese è sgomento per via di queste apicali istituzioni allo sbando. E chi ha l’ età rammenta l’ ipocrisia condiscendente di quelli che, a suo tempo, lasciarono correre le feroci imprese di quelli che chiamarono affettuosamente “ i nostri fratelli che sbagliano” e che, invece, portarono sangue e lacrime innocenti. Ma che Paese è questo che non riesce a isolare e a riportare alla ragione questi ladri di polli con la voce di capitan Fracassa, rei, quanto meno, di interruzione di atti di pubblico ufficio?

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2 risposte a Note a margine n. 332

  1. Benedicta ha detto:

    Caro il mio Prof., capisco il Suo disappunto,certamente Lei deve aver visto e vissuti tempi che, eticamente parlando, distano anni luce da questi giorni in cui pare che l’ uomo stia tornando alla scimmia. Senza offese per la scimmia si intende. Se dovessi stilare una graduatoria delle porcate, non saprei da dove cominciare: ci dovrei mettere un centinaio di casi primi a pari merito. Non credo più che esista una forza umana capace di raddrizzare la situazione. Ecco perchè possono farsi strada i falsi laureati ladri di esami e di compensi. Forse Grillo, nella sua folle volgarità, non è il peggio che ci sia. Ed è tutto dire.

  2. Zanoids ha detto:

    Che spettacolo indecente! Non avrei mai nemmeno immaginato lontanamente che le aule del Parlamento potessero essere invase da scalmanati fuori di ogni decoro! Spero vivamente che gli elettori al momento opportuno si ricordino e capiscano che cosa hanno da perdere se si brucia il Parlamento. E per questa strada non c’ è nulla da guadagnare; tutto da perdere. E poi dicono che le pere non fanno male!

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