Note a margine n. 331

incazzato

FIDUCIA CUM AMICO

Scuserete l’ audacia; ma questa volta sarò indiscreto, tralascerò per un attimo i grandi temi, quelli che c’è poco da scherzare, i seri, per intenderci, e voglio occuparmi di me, del mio spazio ristretto. E riservato; in genere, non al meglio di me. Chiamatelo uno sfogo, se volete, non sbagliereste; ma ne sento l’ impellenza; nel grande universo dell’ umanità conta un pochissimo anche questo.
Alla mia età credevo di aver vista tutta la gamma dei colori dell’ iride che contraddistinguono le miserie e le grandezze umane. Diciamo che oggi mi tocca soffermarmi sulle prime, quelle che non finiscono mai di cogliermi impreparato, di fianco, di sorpresa. E mi fanno ancora male.
Nella partita doppia del dare/avere di ognuno di noi, mettere in conto qualche indecenza è buona norma prudenziale. Se, poi, alla naturale, generica difficoltà dell’essere anziani si aggiunge il sovrapprezzo di qualcosa di specifico che ti si abbatte tra capo e collo, accade che diventi oneroso e aleatorio farcela, scamparla. Parlo del dolore che si traduce in avvilimento, quello da inganno, da tradimento, da slealtà. Alla morte non c’ é rimedio, dicono. E’ vero; eppure, questa terna apicale della miseria umana non scherza quanto ad abiezione.
Quando ti accorgi che ti hanno defraudato della fiducia che a lungo hai dato e che credevi di aver sperimentato dedicandoci anche il cuore, allora senti lo scossone che riporta alla realtà, quella che non ti da il tempo di imparare e sopratutto di ricominciare ad avere confidenza con l’ affidamento. Perché è colpa tua che ti sei inventato tutto, e se si tratta di amicizia – che è la nobiltà dei sentimenti umani i quali troppo spesso si fermano alla tappa intermedia e popolare dell’ amore – ti senti retrocesso al suburbio dell’ Umanità, confiscato di un piccolo tesoro, a fare l’accattone alla corte dei miracoli, dove l’ unico miracolo in cui credevi, ti è stato strappato dal cinismo ipocrita di un sorriso irridente e beffardo. Ed è stato uno che ti stava accanto e a cui avevi ceduto parte di te.
Quanta caduta di stile accompagna come un’ ombra il falso amico. Magari uno che ciancia di poesia ma che in petto ammassa segreti indicibili, affetti dal rigor mortis della slealtà a lungo abilmente dissimulata. E quanto di più ne occorre per restare con dignità dall’ altra parte, dove in fondo in fondo noblesse nous obblige al riserbo.

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2 risposte a Note a margine n. 331

  1. Fabrizia ha detto:

    Certo che, malgrado la diffusa abitudine odierna, il tradimento e l’ inganno vantano una lunghissima tradizione e hanno coinvolto personaggi storici ( quelli che si conoscono) e quelli che li hanno sopportati nell’ intimo della loro vita. Se pensa a come è amaro doverli subire, faccia uno sforzo, e immagini a come possa sentirsi ed autovalutarsi uno di questi campioni senza dignità.
    In genere, è gente piccola quella che fornisce tradimenti ed inganni, ed altrettanto in genere, i traditi sono sovente persone dj valore, altrimenti non vincibili con attacchi comuni vis à vis. Potendo scegliere, non avrei dubbi da che parte stare. A Lei è andata bene, pensi se Le fosse toccata la parte del traditore! Ciao Prof. un abbraccio.

  2. Margot ha detto:

    Carissimo Prof,, capisco ciò che sente ed immagino il disagio che Le avrà comportato la scoperta. D’altro canto, come si dice, meglio tardi che mai. Doveva accadere, dal terreno avvelenato non possono crescere rose, ma solo spine. C’è sempre un po’ di Caino nell’ uomo ed egli lo gestisce a suo piacimento ogni volta che può, a cominciare dagli amici. Non ci pensi tanto, Lei può essere fiero di ciò che ha realizzato nella vita, immagino mai a spese di altri. E’ sempre la gente come Lei che attira i traditori: la consideri una garanzia, un privilegio: pensi al movente che scuote questi infami, e lo chiami come vuole. Baci

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