Note a margine n. 325

presepe

UN SERVIZIO

E’ toccato anche a me, ai tempi di c’era una volta tanto e tanto tempo fa, di fare il paidoforo (è Natale, mi prendo in anticipo il vostro perdono) a due mani, guidare i passi e il canto, stanza per stanza, legnaia e sgabuzzini inclusi che mia nonna teneva sottochiave, perché è lì che la bianca matriarca conservava i difficili generi di sussistenza, quando c’erano. Allora, i vecchi facevano parte dell’ ossatura portante della famiglia e la maledizione delle varie case fiorite, case serene, case delle ore liete, era tutta da inventare ancora. Poi, mio padre mi insegnò a raccogliere e mettere assieme sul comò della nonna qualche cartone, trucioli di paglia, a cuocere un pugno di farina sotto gli occhi della custode costretta all’ oltraggio, con acqua e un po’ di terra per dare colore di terra, vecchia carta da imballaggio o quella da maccheroni o zucchero cielo, tutto sfuso, e mi promosse ministro dell’edilizia presepica (cucitevi la bocca, me lo sono inventato io, or ora), con straordinariato in mest kekkiare (muratore) e uomo di fatica, e rimessaggio e recupero materiali, magazziniere, sotto il comò della nonna. A 14 anni, mi pareva loffio pregare in processione domestica e passai il bambinello al fratellino e mi presi la candela e un cotta E c’era mio padre, e mia madre, la nonna, a volte qualche zio, fuori nella notte, avevano sostituito le bombe doc americane con le imitazioni delle stelle filanti. Il dolcetto con la marmellata e farina lo portavo io al forno a fascine vicino casa e andavo a riprenderlo all’ ora fissata. Oggi, quelli non ci sono più, il fratello abita qui a due passi due ma è come se fosse a Fairbanks, alla vigilia o a Natale vengono due figlie per stare a tavola assieme. In silenzio guardo tutti, ho tanto di più, tanto, regali costosi per i quali rimprovero la spesa chè mi basta il pensiero, e tanto altro, quasi niente. Perché, voglio ciò che non c’ è più Perché, voglio ciò che non c’ è più. Stupido vecchio incontentabile. Poi vanno quasi subito via, restiamo soli io e Anna, e resta tanto silenzio; e noi ci chiediamo se siamo diventati un servizio da sbrigare a Natale.

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10 risposte a Note a margine n. 325

  1. helena ha detto:

    Chissa’; forse Dio aspetta che siano gli uomini ad aiutare Lui, perche’ non vorrebbe pentirsi di averli creati per rallegrare la materia di almeno uno dei globi sospesi nell’immenso Universo, dargli anima con il movimento, il colore ed il suono. Forse e’ soltanto una prova che ha fatto, e forse e’ anche soddisfatto del suo disegno, dopo milioni e milioni di anni che a Lui sembrano tanto pochi, messi a confronto con il tempo a Sua disposizione, un tempo che non necessita numeri perche’ non avra’ mai fine: i numeri sono per gli uomini, sempre a fare la conta di tutto e consegnare il resoconto alla “rote che aggire”. Sulla terra sono arrivati numeri, un po’ disuguali e’ vero, e con scadenze diverse, a seconda dei calcoli fatti dagli svariati popoli che occupano la gaia terra.
    Questo originalissimo ed animato spazio e’ in ansiosa attesa di vedere scritto il suo nuovo numero, si sente un po’ trascurato; un nuovo anno, cosi’ piccolo, e non gli mettono neanche il ciuccio in bocca! Si si, eccolo il succhiotto, anno bimbo 2 0 1 4 .
    Oh, finalmente la rote aggire!
    Buon Anno a tutti

  2. Money ha detto:

    Gentile Professore, mi hanno appena indicato questo Suo blog, e da qualche giorno non faccio che approfittare del mio tempo libero per leggermi, anche a ritroso, le Sue riflessioni sempre davvero interessanti oltre che piacevoli. Tenterò ogni volta che mi sarà possibile, di intervenire tra i commentatori e dire ciò che ne penso liberamente. Complimenti anche per questo Suo ultimo scritto. Auguri di cuore!

  3. Aldo ha detto:

    Giustissimo, cari Lamacchia e commentatori; il male, anzi il malissimo di questo nostro povero Paese è che molti si credono Dio, euforici ed ubriachi dai mass media, dai voti, da divise, da toghe, etc. E non lo sono; anzi, per l’ opinione più diffusa, essi rappresentano quanto di peggio e di deviato era imprevedibile sino a poco tempo fa. A cominciare da tutti coloro che, campioni del mondo di ipocrisia, hanno finto di scandalizzarsi della vita privata di un uomo solo e gestita con soldi propri per trarne profitto politico senza averne un minimo di statura morale . Giriamo a ritroso le pagine della memoria e leggiamo le porcate riferibili a moltissimi di loro che solo i cretini dimenticano o si sono fatti sottrarre dal diritto di informazione. ci si trova di tutto, e non occorre nemmeno andare molto a ritroso: basta spalancare le porte.del sancta sanctorum dove si coprono senza ritegno le porcate di di farabutti di ogni genere, dalla pedofilia in su o in giù secondo i punti di vista. E non siamo liberi di esprimere altro, schiacciati da una realtà che conculca di tutto, minaccia ed esegue condanne peggiori della morte.. Difficile festeggiare, ma auguri a tutti; ne abbiamo tanto bisogno. Ma smettiamola di elemosinare quello che ci spetta come cittadini che provvedono a mantenere questa eterogenea massa di malfattori.

  4. Zanoids ha detto:

    Caro Prof. Ha visto che temperamento Martina?! semplicemente eccezionale! tanto di cappello !
    ce ne vorrebbero di giovani donne così (penso che sia giovane) Una vera pasionaria alla quale affiderei il mio destino e che seguirei sino al limite nella sua vibrante protesta. E’ scaduto il tempo dei porci, miserabili, dei prepotenti, degli impostori: devono restituire al popolo tutto ciò che gli hanno tolto, ingannandolo e sputandogli in faccia i segni dello strapotere turlupinato e della loro presunta superiorità. Se la gente sapesse che cosa sono capaci di fare, che segreti hanno nascosto e camuffato con la complicità di chi li dovrebbe, invece, controllare e tenerli in riga…Condivido con tutta l’ anima l’ esortazione al Signore a farne piazza pulita e lasciando soltanto i giusti.: non è possibile il Signore Giustizia infinita tolleri e ci imponga di sopportare questa strage di innocenti compiuta da parte di individui che innocenti non sono. Tutto il male possibile: ecco il mio auspicio per questa gente che ha trasformato il Paese in un inferno.

  5. Martina ha detto:

    Carissimo Professore, si fa presto a dire “auguri”…Ne ho ricevuti, quest’ anno, i soliti tanti, ma senz’ altro più tiepidi rispetto al passato, e quasi non ne ho fatti per niente: Forse me ne mancava il coraggio, almeno avessi la faccia tosta dei briganti che decidono dei nostri destini, quando ci distruggono il presente, ci negano il futuro e non ci lasciano in pace nemmeno il passato con la loro maledetta retroattiva malvagità, forse pazzia. Io sono stanca di vivere da suddita, stremata dalla consapevolezza di essere ridotta al ruolo di schiava per conto terzi e per mani nostrane che grondano sangue dopo aver fatto a pezzi la nostra dignità, la nostra libertà, la nostra serenità e quella delle generazioni che seguiranno. Io non voglio essere costretta a elemosinare ciò che mi spetta di diritto, a sprangare l’ uscio di casa per ripararmi dai banditi a piede libero verso i quali devo essere indifesa per volontà di gente che ha perso il senso della ragione e della misura oltre che della concretezza. Io sento crescere in me in me un tremendo sentimento di rancore e di odio nei confronti di coloro che si sono presi in mano i nostri destini per farne giocattolo ed esercizio di potere, senza avere, loro, le necessarie mani pulite. Sono al limite dell’ autocontrollo e della pazienza.Ho sempre fatto il mio dovere: ORA PRETENDO DI ESSERE RISPETTATA NEI MIEI DIRITTI DI CITTADINA da gente ingannatrice e prevaricatrice. Che Dio li condanni al più presto e ci salvi; o armi la mano di un giusto! Ciao Prof., dobbiamo ancora sperare?

  6. Benedicta ha detto:

    Prof. Michele, quanto mi piacerebbe ascoltare direttamente dalla Sua bocca le parole e i pensieri che ho ripreso a leggere e commentare, dopo la nota pausa. Riesco perfino ad immaginare la Sua voce..vorrei poter leggere una Sua poesia ma non so dove cercarla. Mi aiuterebbe?.Per il resto sono con Lei anima e corpo, La capisco e condivido tutto con Lei, sedendomi alla stessa mensa della nostalgia…

  7. Frida ha detto:

    Era ora!!!Prof! finalmente: leggerLa non è come leggerla e poterLe rispondere. Spero che si sia sistemato il tutto. Nel merito condivido tutto anche i commenti che hanno colto tutta la tenerezza che Lei rievoca con poche parole, come se avesse un nodo alla gola. La capisco. Verrei volentieri io a trovarLa a Natale, e non per servizio, mi creda. Un bacione!

  8. Fabrizia ha detto:

    Che struggente dolcezza, Michele, di poche parole intrecciate veloci a comporre una immagine che sa di poesia a tutto tondo! Un dolce-amaro, un passato-presente che si inseguono, si alternano e tirano la volata a quel significativo “servizio da sbrigare a Natale”. Come vorrei averne io ancora…ma il tempo è scaduto, i ricordi vanno lentamente in prescrizione e si frantumano innanzi ad una realtà che mai immaginammo, ci ammutolisce in un dolore che sembra banalizzare una banca inesauribile di ricchezze. Ti chiamerò Michele, mio prof.

  9. helena ha detto:

    Il dolcetto con la marmellata e farina si sbriciola nella mano del ricordo, si tenta il recupero spingendo le briciole con la mano aperta dentro alla bocca. Sulla tavola imbandita tante fette di panettone attendono il termine del pasto festoso del Natale. E il dolcetto se n’e’ andato via zitto zitto, alla ricerca del fornaio e del tempo perduto.
    Ma il presepio e’ rimasto a casa, con tutti gli odori del passato, il sapore del presente, e una luce nuova per il futuro. E il dolcetto con la marmellata e farina sta sulla tavola vicino alle fette di panettone. era solo andato a fare una passeggiata per rinfrescare la memoria.
    Buon Natale.

  10. Aldo ha detto:

    OK Michele, bellissimo!

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