Note a margine n. 324

peones

HIC NON PEONES SED LEONES SUNT!

Sin da studente universitario, nel seguire le pubbliche udienze dei processali penali in aule gremite di pubblico di ogni tipo, e poi, in tv e giornali, ho potuto udire gli accusatori rivolgere pubblicamente all’ indirizzo dell’ imputato (non ancora riconosciuto colpevole) termini ed epiteti del calibro di: criminale incallito, bestia umana, belva sanguinaria, essere spregevole, mostro, ladrone, truffatore spregiudicato, padre snaturato, violentatore e pedofilo, ed altre sfilze terminologiche offensive da cultura classica in su. Però, ad onor del vero, ora che ci penso, devo precisare che stronzo non l’ ho ancora mani sentito, e nemmeno frocio. Oltre all’ attribuzione pubblicamente conclamata di fatti e fattacci operata senza mai la minima ombra di dubbio o di un brandello di pietà umana verso uno travolto nel tritacarne di un sistema che lo vedrà comunque perdente di tutto e in tutti i sensi, anche in caso di assoluzione piena, a causa della irreversibilità dei danni e delle infami ingiurie oramai subite.

E poi, sintonizzato su Radio Radicale ascolto incredulo, con la mente quasi ottusa dalla indignazione, come gli stessi magistrati, uniti e concordi più che mai, invochino a proprio favore, con determinazione e forza, il cosiddetto procedimento a tutela, rilevando con cura meticolosa

l’esistenza di comportamenti lesivi del prestigio e dell’indipendente esercizio della giurisdizione tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento o alla credibilità della funzione giudiziaria. Gli imputati sono, in genere: da Berlusconi (più volte indicato come il conclamato l’ autore primo di un movimento antimagistrature), alla stampa a suo libro paga alla quale sia pure surrettiziamente si disconosce il diritto di opinione, detta in soldoni, e a (qualcuno azzarda), alle discussioni condominiali dove tutti, ormai, dal terrorizzato amministratore ai poveri condomini/cittadini di serie c si sentono costretti a rinunciare ad ogni rimostranza, parere o voto contrario, ove uno di loro sia uno di quei magistrati che – come la morte – per tutti ha uno sguardo… eloquente. Eppure rammento che da ragazzino e da adolescente, conoscevo un paio di magistrati che incutevano terrore in aula e a casa venivano spernacchiato da moglie e figli adolescenti i quali ultimi erano capaci di convertire il genitore a politiche del tutto opposte a quelle sino ad allora seguite dal grande Giano bifronte. Come dire: fustigatori in aula e frustrati -frustati un casa. E poi ho constatato che il caso non era unico.

Qualcuno che soffre di intoccabilità spinta propone persino il procedimento a tutela del magistrato anche in caso di impugnazione di una sua sentenza, impugnazione che si fonda su critica dell’ operato del prima magistrato: offesa e lesione! E poi, ‘sta storia di Berlusconi! Come se il popolo non avesse occhi per vedere e orecchie per udire, cervello per capire e cuore per indignarsi di suo!

Per concludere: richiamo l’art. 3 della Costituzione, il principio dell’ uguaglianza di fronte alla legge: o è incostituzionale la legge del procedimento a tutela del magistrato (resti pure quello a tutela della magistratura) o, per evitare la illegittimità costituzionale della norma che regola il procedimenti a tutela del magistrato, emaniamo una legge anche per un procedimento speciale a tutela del cittadino imputato, o del cittadino in quanto tale che, in quanto tale e per l’ altissimo prezzo che paga per esserlo, ha gli stessi diritti del cittadino magistrato, quanto a indipendenza e prestigio di uomo che non possono non ritenersi uguali davanti alla legge. Se no, i comuni mortali si incazzano da soli e non su istigazione di qualcuno. Perché, pure loro hanno la pericolosa sindrome di ritenersi superiori. Pure ai magistrati. Vedi caso. E chi glielo spiega che, invece, loro cittadini sono soltanto una sottocategoria sociale, servi, plebei, peones…Vedi caso. Hic peones non sunt , sed leones

 

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