Note a margine n. 323

tutto il cuo

CON TUTTO IL CUORE…

CON TUTTO IL CUORE…

 

 

Solo per esempio: non ritengo condivisibile – sotto diversi profili – una opinione popolare non del tutto ristretta, secondo cui esistano oggi magistrati che valgono come i settebelli ed altri come i due di picche. Non foss’ altro perché, senza distinzioni, tutti i magistrati sono chiamati a svolgere funzioni di prestigio e di alto livello sociale e, già solo per questo, dovrebbero riscuotere adeguata e diffusa considerazione, anche a prescindere dalla portata dei casi singoli loro affidati, dai meno conosciuti ai più accompagnati dal bandeggio musicale massediale. E, a volerla dire tutta, anche a prescindere dalla rilevanza delle loro opere nei singoli casi, quelli sfociati in ragionevoli trionfi o quelli sfociati in dissennati e singolari fallimenti di giustizia, perché entrambi hanno effetti tali da incidere profondamente nella vita dell’ individuo singolo e anche indirettamente nella opinione collettiva, mai passiva o neutra, ma, in ogni caso, favorevole o contraria, con dirette reazioni, in positivo o in negativo, sulla misura della stima sociale. Stima che mai è fine a se stessa ma che reagisce automaticamente, sollevando e alimentando opinioni e scelte conseguenziali. E persino pericolosamente emotive pro o contro, quando traspaiono elementi emotivi concorrenti nella formazione di un qualunque esito giudiziario. E, ove dagli addetti ai lavori si tenda a schernire l’ opinione dei non addetti, sono gli stessi successivi gradi funzionali, a confermare o a stigmatizzare i precedenti. Discorso a parte meriterebbe l’ opera del loro organo di controllo i cui ‘non criteri’ omologati sembrano fatti apposta per non consentire al sottomesso cittadino di capirne la logica.

Questa premessa era funzionalmente necessaria per poter rispondere con maggiore precisione a quanto ho udito argomentare sulla differenza tra magistrati vittime del terrorismo e quelli della mafia, secondo cui, in genere, ci sarebbe una differenza di base scelta con criteri diversi. In parole povere, il primo sceglierebbe (o avrebbe scelto, tranne un paio di casi che spiccano per la loro singolarità, ma che poco concernono la magistratura) magistrati considerati due di picche, ignorando e lasciando al sicuro gli altri, e la seconda i magistrati settebello, quelli che si espongono di persona in prima linea per un lavoro giusto, pulito, discreto, che non si alimentano con la pappa massmediale, non carrieristi e non aspiranti a successivi salti in politica col sostegno di pacchetti informativi al seguito. Questi ultimi, infatti, non se li fila nessuno, tranne la scorta annoiata e utile soltanto a dare colore ad uno status symbol del cazzo ma non cazzuto. E scusate se è poco.

A prima vista, quella ipotesi sopra riportata potrebbe parere una constatazione fondata, percorrendo a ritroso le cronache alle quali stiamo facendo pericolosa assuefazione. Ma, io penso, e voglio credere ancora, che l’ opera della magistratura – quella amministrata da mani e da menti adeguate, capaci di resistere alle tentazioni delle sirene della stampa, della politica, e ancora più agli inganni di una emotività da piccoli uomini, sofferenti di pur umani sentimenti (gelosie, vendette, invidie, ostilità, etc.) o di sindromi conflittuali etico-politiche, compresa l’ autoesaltazione di un inesistente compito etico – ripeto che l’ opera della magistratura, nella sua necessaria interezza, potrebbe tornare ad essere il fiore all’ occhiello di una grande civiltà e l’ infallibile misuratore del suo livello. Perché, vera o non vera la ipotesi, io rifiuto e contesto fermamente la superiorità ventilata e aerofaga da parte di chi ci considera alla sua mercè ma ignora come viene considerato dai cittadini sotto minaccia, costretti al silenzio, turbati, indignati. Incazzatissimi.

Ma questo che vuole? E che c’ entra Natale e il Presepe? Avete ragione; tutto qui: Per concludere, con tutto il cuore che mi resta, mando i miei migliori auguri a tutti i devastati di libertà e di dignità umana, e per loro auspico il pur difficile recupero, tra le rovine di ciò che avevano di più caro e di sacro, di un primo soldino per comprare, al banco dei sogni, un assaggio speranza come segno di una Provvidenza finalmente in procinto di ravvedersi. A quanti portiamo fuori dal cuore e loro cari, invece, tanti e sentitissimi non auguri che, per fortuna, non hanno ancora reso obbligatori. E per ricordarcelo meglio in questi giorni speciali, mettiamo pure la statuina di uno di questi nel santo presepe. Come una specie di Memento homo…

 

 

 

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