Note a margine n. 311

SAUDA

DOVE?

E così, in un lungo cerchio nello spazio scopriamo quel sentimento primevo che, forse, ci era stato sconosciuto o vittima innocente della nostra feroce distrazione: la nostalgia, il dolore (da desiderio) del ritorno. Con l’assist della lontananza non solo spaziale, fisica; altre volte, assurdamente temporale – ché il tempo che si è allontanato è ormai irraggiungibile per sempre -; altre volte, e ancora più intensamente, soltanto mentale, quando sentiamo d’essere lontanissimi milioni di parsec da una donna che pur sentiamo muoversi nella stanza qui accanto.
E capiamo anche che, così lontani, è come l’ aver perso l’ integrità del nostro essere carne e del nostro essere altro: lo chiamano spirito o anima, o, cinicamente, reazione chimica da astinenza d’ abitudine.
Qualcosa di simile dev’ essere la saudade, rimpianto nostalgico dai colori brasiliani, o la intraducibile Sehnsucht, il cercare lontano con struggimento qualcosa di impreciso, che ci sorprende essere di casa nella cultura romantica germanica.
Lo provai la prima volta agli inizi degli anni 60, durante le mie scorribande di giovane studente in Svezia. Sia pure inconsapevoli, tutti hanno un posto per tornare. Sì, ma tornare dove? Un posto lontanissimo, uno mai visto. O soltanto uno che non c’è: così alimentiamo l’ inconfessabile segreto del vizio dell’ utopia dove ci rifugiamo col bagaglio a mano dei nostri ideali al seguito, a prenderci conforto dal dolore con altro dolore. E’ il prezzo che paghiamo per il nostro dubbio disperante di non essere solo una effimera reazione chimica. E per volerne sapere qualcosa di più.

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8 risposte a Note a margine n. 311

  1. helena ha detto:

    Non avevo visto, e me ne scuso, il bel commento scritto da Zanoids; commento che forse era rimasto impigliato nella rete bizzarra di internet, oppure qualcuno aveva messo le mani sui miei occhi. Ringrazio anche te con una poesia dello stesso poeta per restare ancora nell’atmosfera.

    HA-ISHA’ AHUVAH (La Donna Amata)
    Quando la donna amata lo abbandona,/ un uomo e’ invaso dentro da un vuoto/ tondo come una grotta/ in cui si formeranno stalattiti stupende./ Lentamente, come dentro la Storia/ lo spazio vuoto riservato al senso,/ allo scopo di tutto, alle lacrime.
    —— Yehuda Amichai

    Scrittore, saggista e poeta, Amichai ha sempre sentito il grande vuoto della difficile condizione di questo Paese, ed avra’ senz’altro riempito questa oscura grotta con stalattiti di ricordi, di speranze, di illusioni, che si saranno accumulate nella sua vita, vissuta coscientemente giorno per giorno.

  2. helena ha detto:

    Fabrizia, la tua attenzione mi giunge graditissima ed inaspettata. Ti ringrazio con una poesia, scelta tra le tante di un poeta e scrittore israeliano, sia per cercare di rimanere un po’ nel tema e nell’atmosfera di questa magica nota a margine, sia per un saluto dal paese in cui sto vivendo.

    HA-KELUA’ BASIMLA’ (La Prigioniera Nel Vestito)
    Scuotimi, liberami/ sono prigioniera./ Il capo mi si e’ impigliato nel vestito/ volevo togliermelo di dosso/ ho dimenticato di slacciare il bottone./ Volevo essere nuda/ e ho dimenticato di slacciare il bottone./ Aiutami, aiuta!/ La veste mi strangola/ non posso andare in avanti/ ne’ all’indietro.// Avvicinati a me prima che muoia.^/ La veste mi copre gli occhi/ sono come cieca/ non andare da un’altra donna./ Avvicinati a me prima che muoia/ e ti tocchero’ e ti benediro’ ^^/ mettimi la mano sotto la coscia ^^^/ non lasciarmi dibattere/ nella mia veste./ saro’ tua.
    ____Yehuda Amichai
    ^ Genesi 27,4.21
    ^^ Genesi 27,21
    ^^^ Genesi 24,2 e 47,29

  3. Zanoids ha detto:

    Come non condividere le Sue riflessioni Por. Lamacchia? oltre al piacere che si prova a leggere la Sua prosa. Complimenti anche ad Helena che riesce ad esporre poeticamente e con poche parole delle sensazioni vere, profonde. L’ utopia sarà pure un vizio come dice Lei Prof., ma ci aiuta tanto a vivere!

  4. Fabrizia ha detto:

    Carissimo Professore, oltre il senso della Sua analis,i è godibileanche la forma poetica del Suo scritto, non facile, secco, originale. E non sfugge all’attenzione nemmeno l’ intervento di Helena, le cui parole compongono un periodare da prezioso mosaico, da copiare e conservare, Bravissima Helena. Complimenti Prof. provi a scrivere poesie.

  5. helena ha detto:

    E’ un anelito, un desiderio struggente, la necessita’ di una presenza che sai lontana da te, proprio in quell’esatto momento in cui senti il bisogno urgente della condivisione dello stesso stato d’animo. Estraniarsi da ogni realta’, invadente, che distrae il pensiero, impedisce la concentrazione necessaria per poter cercare non sai bene dove, ed essere raggiunto dai suoni e dai soffi tiepidi che ti acquetano l’anima. Hai messo la mano nella sabbia lasciandola scivolare tra le dita, hai scrutato gli oggetti celesti nel cielo, hai contemplato le acque insondabili; e ti riporti tutto nella stanza come fossero fiori: la preziosa presenza respira discreta, trattenuta con chiodi di oro nella mente dell’anima.

  6. Benedicta ha detto:

    Tutti abbiamo un posto dove tornare e tutti lo hanno dimenticato. Cerchiamo piacevoli diversivi, compreso l’ amore con la sua lucida menzogna dell’ eternità a cui crediamo volentieri e che poi scontiamo son sofferenze, rimorsi e rimpianti. E’ il gioco del vivere che qualcuno intende come il vivere come un gioco. Le puntate sono alte, perchè tutti vorrebbero l’ en plein e godersi la vincita sotto forma di felicità. Ma è il banco che vince sempre. Un bacio.

  7. Martina ha detto:

    ” E’ il prezzo che paghiamo per il nostro dubbio disperante di non essere solo una effimera reazione chimica.” Lei, Prof., ha condensato in poche parole, il dramma dell’ uomo che aspira all’ eternità e spera nell’ esistenza dell’ anima, sia pure nell’ intrico dei dubbi. Io non lo so ancora, ma leggere certi Suoi pensieri mi spinge a credere che questo può essere anima. Un abbraccio.

  8. Gray ha detto:

    Caro Prof., e poi dicono che gli uomini mancano di sensibilità! non ho mai udito né mai letto pensieri e parole così tenere, così vere e profonde. Lei è riuscito, in poche righe, a spalancare lo scenario di tutto un mondo interiore che spesso ci è sconosciuto. Non so se lei ha vissuto davvero anche quel particolare riferimento alla donna; certo è che mi è parso di assistere alla scena che non aveva bisogno di altre parole pur esprimendo per intero il senso della solitudine, della lontananza. Che tenerezza. Ciao Prof. e grazie.

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