Note a margine n. 293

pugnalata

UN COLONNELLO NON BASTA

A prima (e a seconda) vista, salta all’ occhio l’enorme sproporzione delle forze, dei mezzi, dell’ accanimento e dei lunghissimi tempi impiegati da alcuni organi istituzionali per colpire e affondare un cittadino italiano. Largamente più imputato che reo riconosciuto: rilievo che già di per sé evidenzia una sola alternativa: o una straordinaria furbizia elusiva del plurincolpato o un infondato accanimento persecutorio delle accuse. Tertium non datur.
E se ci chiniamo anche noi un attimo allo stesso livello dei buchi di serratura usati largamente impropriamente per spiare, se calziamo anche noi le cuffie delle migliaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali, se operiamo incisivamente anche noi sui testimoni fattuali o utilitaristici, se organizziamo anche noi battute di incivile caccia all’ uomo, trappole, trabocchetti, protraendo il tutto per circa venti anni di seguito, con grande dispiego di uomini e danaro sottraendoli a imprese serie, non possiamo non rilevare una progettualità che, in altri contesti liberali, non esiteremmo e non dovremmo temere di definire criminale, una faida familiare, per le particolari estensioni dell’ azione, una strumentalizzazione politica, una pedana di lancio per carriere istituzionali e non, salti di ruolo. Una condanna al manicomio criminale per liberarsi di un avversario pericoloso per i poteri occulti, sarebbe costata molto meno e non sarebbe stata meno barbara di una persecuzione accanita che non ha trovato nemmeno nella legge o nella morale validi motivi per porsi eticamente al disopra dell’ imputato e nemmeno al suo livello. Ma non avrebbe portato agli interessati i concreti benefici di una guerra ventennale. Una vera e vergognosa débacle del cosiddetto agguerritissimo Bene assoluto, prima di trovare, con le convenienti alleanze, il punto per il colpo di grazia al cosiddetto Male assoluto.
Oggi, per un suo più totale annientamento conseguito solo grazie ad alleanze spurie e coinvolgendo poteri cui, per definizione, alleanze non sono consentite, si tenta persino di stravolgere l’ atavica regola della segretezza del voto quando questo concerne persone. Una famigerata legge ad personam, una efferata evoluzione conclusiva, come quella dell’ ultima coltellata alle spalle che tutti i protagonisti vincitori vorrebbero tirare per poi trarne vanto nella biografia/curriculum da carriera. Un muro, un cancello, ed un neo colonnello valerio da film dell’ orrore già girato e visto. Per rammentarci il senso della vergogna ormai smarrito tra i mille volti dell’assassinio possibile. Presto destinato a diventare genocidio, faida familiare. Nessuno si illude che le storie finiscano così.

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2 risposte a Note a margine n. 293

  1. Gray ha detto:

    Per quel poco che ho potuto seguire, attraverso notiziari truccati e giornalismo da banco. la storia non ci fa onore. Quando in politica mettono mani ed occhi poteri economici e giudiziari formando una miscela altamente tossica, finisce che il veleno si espande come una nube e non risparmia nessuno, nemmeno i corsari del potere che si fanno scudo della funzione e dell’autoritarismo.
    Oggi in Italia ci sono categorie odiate a morte, detestate, disprezzate, schifate che si credono superiori ad ogni controllo e che usano la legge a proprio uso e consumo. Non credo che sia una situazione che possa rientrare da sè nell’ alveo della legalità, anzi vedo che ci si batte per conservare questa situazione comodamente degenerata e non condanna nemmeno eclatanti casi di corruzione, di abuso, di prevaricazione. Come italiana mi vergogno e sono rabbiosa!

  2. Frida ha detto:

    Carissimo prof., ho letto le sue ultime note e poi, sotto, si apre una finestra: Lascia un Commento.
    Dovrebbero scrivere: Lascia uno sgomento. Con la chiusura della caccia al mostro (venti anni di fallimenti) si chiude anche qualcosa di più importante: la civiltà giuridica del nostro Paese. La certezza dei diritti della persona e dei suoi beni oramai è soltanto un ricordo. Mani minacciose si abbattono dove vogliono e quando vogliono. Oggi muore anche l’ orgoglio di essere italiani che all’art. 11 della Costituzione pomposamente ripudiano “…la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli…” ma la praticano, persino nelle forme più ignobili e aggressive verso gli stessi individui italiani, il popolo italiano. Poco o nulla conta che oggi è toccato ad un altro e non a noi. Noi siamo parti di uno stesso corpo. E se il sistema del sopruso ha preso tanto piede, e nessuno ha il coraggio o la forza di fermarlo, nessuno di noi sarà più al sicuro. Nemmeno gli stessi boia.

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