Note a margine n. 291

UNO

IL PRIMO E L’ UNICO

Scambio epistolare tra Francesco il Primo ed Eugenio l’ Unico. Si parlasse d’ amore, sarebbe il primo e l’ unico.

Condivido lo scetticismo e i sospetti per i quali qualcuno ci ha allertati. Mi sembrano fondati. Non riesco a credere che il lupo si faccia agnello, specialmente per quei soggetti che ormai, a causa della full immersion di ruolo di “saggio” ritagliatosi addosso in tanti anni di ostinata militanza nella intelligencija demiurgica, non possono giocarsela tutta in una mano sola, rischiando il ripudio del suo uditorio vasto e di vaglio. Che fideista è, ma cretino un po’ meno.

E allora? Allora, in Scalfari e relativo happarat, non riesco a scorgere altro che le stesse mire provocatrici paventate da chi sospetta, tra l’altro, che lo scegliersi come interlocutore il Grande Testimone della Cristianità nasconda un secondo fine tutt’altro che trasparente come vuol invece sembrare. Dicono che lo stretto setaccio della critica dialettica marxista dia un assist pericoloso alle parole di Francesco che possono essere interpretate malamente, per porre in dubbio i capisaldi della religione cristiana a favore dell’ agnosticismo, del relativismo. Con conseguente sbandamento dei credenti e un punto a favore di quelli che ne hanno fastidio.

In questa particolare partita, non avrebbe altro da vincere il papa laico se non qualche arzigogolo di ambigua condivisione quattro stagioni; tutto il resto, sarebbe da perdere. Certo il papa laico mostra un certo coraggio o, quantomeno, un intemperante azzardo fondato sulla dilatata autostima di giocoliere delle parole, di funambolo degli assiomi, fantasista dei sofismi e anche bluffatore di vaglio; e alla vecchiaia vuole togliersi l’ uzzolo di vedere se è lui la pistola più veloce dell’ Ite Misa West. Come gli hanno fatto credere, chiamandolo maestro. Ecco perché si impone la lettura della formula di richiamo, attento Francesco, Qualunque cosa dirà potrà essere usata contro di Lei”.

Malgrado tutto, io sento che, in questo confronto, Francesco – come il suo omonimo abituato a parlare con gli animali – può difendersi alla grande, forte di legioni di Angeli custodi bodyguard di prima categoria che gli ricorderanno in ogni momento: “ timeo Danaos et dona ferentes…”

Al pubblico pagante e agli invitati ai posti riservati di prima fila sfuggirà ben poco. Alla lontana piccionaia, non so.

 

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Una risposta a Note a margine n. 291

  1. Aldo ha detto:

    Egr. prof., lo capisce ora perché quando mi proposero di eleggermi Papa io non accettai?! Dignus non sum! risposi fuggendo spaventato. Io non sono come S.Francesco, non ce la faccio a parlare con gli animali, anche se ogni giorno mi trovo costretto alle prese con cani e porci. Per parlare con un individuo del genere, occorrerebbe un napoletano doc che osservi rigorosamente la regola: “Io nun’sò fess ma facc’ò fess pecchè facenn’ o fess’ te facc fess”. !!

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