Note a margine n. 290

DEMOCRAZIA

 

DEMOCRAZIA D’ ESPORTAZIONE

Se si avesse la certezza matematica che il sistema democratico rappresenti ancora l’ optimum, quanto a governabilità, a equità distributiva di risorse umane e naturali, a pace sociale, a realizzazione delle minimali aspirazioni dell’ individuo uti singulus e uti socius, a pedana sufficiente e necessaria per il rilancio della pace e della sua conservazione, forse, si potrebbero condividere gli aneliti di altri Stati e di enti sovrastatali che li inducono a cruenti ed arbitrari interventi esogeni, spessissimo nemmeno invocati e spacciati per operazioni di polizia internazionale e/o di solidarietà. Quando, addirittura, non siano invocati proprio dalla parte peggiore di una situazione conflittuale che, consapevole ormai di certe smagliature di sistema, simulano un vittimismo da sopraffazione, onde sollecitare interventi di sostegno e rifornimenti bellici a favore di una causa di ribellione aggressiva e non difensiva come vorrebbe farsi credere. Molte famiglie americane hanno pianto lutti per morti procurate dalle stesse armi fornite ai poveri ribelli diventati, poi, truculenti governanti peggiori di quelli deposti.
E, a parte questo, in linea di principio, il sistema democratico, nei Paesi dove resiste ancora, non è mai stato merce di importazione e immessa in circolazione con sistemi diversi da spontanei fermenti puramente interni e distribuita come unico rancio fisso anche per chi non lo voglia o voglia altro.
Per quanto voce in capitolo possa attribuirsi al popolo, io credo che la democrazia debba essere preceduta necessariamente da una forma, animus diffuso di res pubblica, sì che la fondamentale Carta Costituzionale sia votata e non ottriata (cioè, concessa, come lo Statuto Albertino, e come tale, poteva essere sospesa o ritirata). Chi può essere davvero convinto che in tutti i Paesi del mondo il popolo voglia cancellare atavici sistemi di governo che amalgamava fas e ius, differenze di classe, di ceto, etc.?
E chi può essere convinto che qualunque disordine sociale, per quanto cruento, sia un fenomeno spontaneo o non una conseguenza di manipolazioni di grossi faccendieri e lobby miranti al mercato delle armi?
Allora; la sovranità di un Paese deve restare tale, nel bene e nel male. Ogni eventuale intervento esterno impone una serissima disamina delle condizioni umane e naturali, e, in ogni caso, molto cauta e richiesta tramite l’ ONU. Non avremmo tutte le certezze necessarie; ma almeno un minimo di affidabili consapevolezze per evitare altre avventure quasi tutte finite come sappiamo.

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