Note a margine n. 287

idiotaa

CAMBIO VITA

Un dì, s’ io non andrò fuggendo di gente in gente, verrò a sputare sulla vostra tomba, uomini di merda; e poiché quel tempo potrebbe arrivare troppo tardi per me, già per oggi, io accosterò un poltrona comoda dietro il davanzale della mia finestra, con un paio di cuscini che sostengano meglio la mia spina dorsale, stenderò i piedi scalzi sull unico tavolino prezioso di casa, mi accomoderò con un bottiglia di Vittel ben fredda a portata di mano, e comincerò a lanciare sputi anonimi nel vuoto. Lasciando che quell’ imbroglione del caso che chiamano Destino faccia il suo corso. Difficile che venga colpito un innocente. Questione di direzione di vento e di moto costantemente accelerato per caduta. Ma non impossibile.

Leggerò solo i depliant delle offerte speciali dei grandi magazzini e coltiverò i pensieri idioti e di quanto è diventato difficile fare la spesa. Il mondo ha preso il vizio di riflettere troppo, arzigogola e si perde il meglio; intorno creano pensieri forti, regole e sanzioni, e si aspettano che ti adegui a queste e ai loro cambiamenti continui. Ad ogni sputo, riderò come un idiota, parlerò da solo, dirò stronzate free e ad libitum, ed esalerò sospiri di soddisfazione: perché queste cose, oggi, sono l’ unico rimedio per provare ancora la grande sensazione del pensare liberamente, senza i condizionamenti che i non idioti seguono a stretto rigore, come l’ abito scuro.
Attraversando la portineria, spesso senza essermi lavato nemmeno i denti, saetterò una mano sul seno fasciato della figlia della portinaia, caruccia e maggiorenne, che frequenta seriamente il liceo classico e rimbambisce a norma per affrontare il mondo nel modo peggiore. Le ho prestato i miei testi classici; me li ha chiesti; buon pro le facciano, prima che finisca a fare la fornaia, o si incanali nel traffico della politica o del marciapiedi. Non l’ ho avvisata, sono un merda anche per questo; ma non mi avrebbe creduto.
Tutto sommato, l’ ora delle decisioni fatali è scoccata: la devo smettere con i miei quattro vizi capitali acquisiti per cattivi esempi ricevuti: fumare, bestemmiare, credere che sia peccato peccare e guadagnarmi da vivere.

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2 risposte a Note a margine n. 287

  1. Gray ha detto:

    Carissimo Prof., temo di rilevare una certa amarezza nelle Sue riflessioni, ancorché mascherate da un sarcasmo diffuso. In poche parole Lei è riuscito a descrivere la stanchezza, la delusione del vivere alle prese obbligate con realtà inattese ma ormai ineluttabili. Adoro davvero questo Suo senso di ribellione, di rivincita rinunciataria, irrazionale ma comprensibilissima. Oggi, tutto è irrazionale benché sembri che tutti riflettano molto su tutto. Ci stiamo perdendo? Su col cuore, Prof. ; si sente la stanchezza: ma Lei sta diventando la nostra voce, abbiamo bisogno di Lei. Un abbraccio..

  2. Aldo ha detto:

    Mi piace assai questo Suo progetto di libertà riscattata che ha il sapore di un urlo a lungo trattenuto e che vola da Foscolo a Vian, attraverso sentieri piani o scoscesi. Cerchiamoci una tonalità comune, formiamo un coro che chiamerei dei Mancati Santi, e giriamo il mondo a sfinire! Ciao, Aldo.

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