Note a margine n. 283

questa

IL PRIMATO DELLA REALTA’

Continuare a proclamarsi innocente è un sacrosanto diritto di ogni uomo che viva in un contesto di civiltà. Una sentenza definitiva di condanna non può essere ostativa di tale diritto: essa è un atto formale di valutazione espressa da terzi che, per quanto solenne, non può essere modificatrice della realtà: la realtà, infatti, sfugge a qualunque forma di subordinazione a qualsiasi potere. La stessa legge penale, più saggia che tronfia, ammette sempre la possibilità che il giudicato sia un errore e che possa essere oggetto a revisione, preciso diritto del condannato. La nostra storia è piena di questi casi di truci martirii. Questo conferma la piena legittimità di liberi convincimenti di chiunque sulla effettiva responsabilità del condannato o dell’ assolto. La libertà di opinione comprende anche la facoltà di esprimerla, senza dover subire conseguenze sanzionatorie. Chi nega o osteggia questo principio è animato da mire dispotiche, antidemocratiche e assolutiste. E, non fosse altro che per questa barbarie, non merita che disprezzo, sfiducia e disistima, e legittima l’ esercizio della difesa, della opposizione e della resistenza alla sua presunta infallibilità.

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6 risposte a Note a margine n. 283

  1. helena ha detto:

    …chiedo scusa: a conclusione della lettera riportata, sono andata a capo lasciando uno spazio per continuare, ma proprio da quel punto lo spazio per poterlo fare ha cominciato a fare capricci. Tento, per correttezza, di rimediare: (spazio e a continuazione)

    ” Eppur si muove! ”
    Ma questo non mi sembra esser paese dove poter venire a ‘disputare’ sulla sacrosanta convinzione della propria innocenza.
    Da notare, come solo 359 anni dopo la celebre condanna di Galilei, Giovanni Paolo II, il 31 ottobre 1992, alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle scienze, ha dichiarato riconosciuti “gli errori commessi”, sancendo la conclusione dei lavori di un’ apposita commissione di studio da lui istituita nel 1981.
    Tutta la mia simpatia e solidarieta’ a Silvio Berlusconi che voglio sentirmi certa che se la cava, e che torni a sorridere al piu’ presto.

  2. helena ha detto:

    In una lettera cosi’ G. Galilei sostiene l’indipendenza della Ricerca Scientifica dalle Sacre Scritture, che, pur non potendo errare queste ultime : ” potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de’ suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perche’ cosi’ vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora, poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d’ ira, di pentimento, d’ odio, e anco talvolta l’ obblivione delle cose passate e l’ ignoranza delle future. Onde, si come nella Scrittura si trovano molte proposizioni le quali quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero, ma son poste in cotal guisa per accomodarsi all’ incapacita’ del vulgo, cosi’ per quei pochi che meritano d’ esser separati dalla plebe e’ necessario che i saggi espositori produc hino i veri sensi, e n’ additino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti ”

    Ma questo non mi sembra essere Paese da venire a ‘disputare’ sulla convinzione della propria innocenza. da notare, a sua consolazione, che solo 359 anni dopo la condanna Giovanni Paolo II ha dichiarato riconosciuti gli “errori commessi” sancendo …

  3. Aldo ha detto:

    Vorrei tanto sapere quanti di questi signori potrebbero onestamente proclamarsi innocenti davanti alla verità. Certo, di innocenti ce ne sono, ma molti lo sono soltanto perché le loro malefatte non sono ancora state scoperte o sono state abilmente coperte. Eppure, per valutare la onestà di un essere umano, ci vuole poco: spesso, sono soltanto delle piccole sfumature che illuminano scenari indecenti nascosti con arte.

  4. Martina ha detto:

    Oggi ho incontrato un imbecille (che conoscevo ma che avevo sopravvalutato) che voleva offrirmi assolutamente un aperitivo per brindare al successo. Non so cosa mi abbia trattenuto dal mandarlo all’ inferno, magari soltanto la mia buona educazione. E la consapevolezza che lui nell’ inferno della sua grettezza già c’è. Quando si consuma uno scempio del genere, non importa di dove sei, da che parte stai: se sei un essere umano non puoi che condividere la sofferenza di una società allo sbando, assistere impotente e reprimere la rabbia, portartela dentro, a casa, al lavoro. Tenti di rimuovere l’ angoscia senza riuscirci e speri che il prossimo crimine non tocchi proprio a te o a tuo figlio per il quale combatti e vivi ogni giorno per preparargli un mondo migliore e per prepararlo ad un mondo peggiore. Ciao Prof. un abbraccio.

  5. FIDELIUS ha detto:

    Io sono convinto che, se l’ imputato è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio, lo si condannerebbe e si direbbe: ecco questa è la prova traendola dal carteggio istruttorio e dibattimentale, questa è la prova che ti inchioda alle tue responsabilità. Qui no. Qui si è dovuto creare un arzigogolo lessicale ad hoc buono per ogni caso: NON POTEVI NON SAPERE, al quale non è possibile dare una prova contraria, data l’assolutezza della presunzione di conoscenza. E quando non si dà all’ imputato la concreta possibilità di difendersi, ogni processo è una farsa e non può suscitare affidamento. Il dubbio, almeno il dubbio, lo travolge e lo riduce a ciò che effettivamente è: un nulla. Peggio, se montato volontariamente.

  6. Fabrizia ha detto:

    Da cornice,prof.! Soltanto gli idioti, i fasulli e i sanguinari hanno il coraggio di negare che le carceri di tutto il mondo sono piene di innocenti. Ma veramente credono nella infallibilità di superuomini illibati ed eccelsi? Lei ha descritto un concetto, con poche parole ma che sono la sintesi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo, Purtroppo, i selvaggi amano la selvaggina, ed ogni volta che non capiscono, lamentano a gran voce ” l’ ambiguità del discorso”. Sono lo piaga della Umanità. Gente che non ha gli attributi per esprimere un dubbio, un dissenso, pur di conservare un posto conveniente nell’ apparato che nutre cani e porci. Mi scusi, Prof., ma sono uomini di merda…
    .

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