Note a margine n.280

MASCHERA

 

RIVIVERE?

Un bel po’ di anni or sono, casualmente, ebbi la fortuna di ascoltare in radio la registrazione della intervista fatta da Bruno Sokolovicz a Erich Priebke, criminale di guerra. Tra le altre, rammento queste domande e queste risposte:

– LEI IN TANTI ANNI NO HA MAI AVUTO PAROLE DI PENTIMENTO, NON HA MAI CHIESTO PERDONO. PERCHÉ ?
“Prima di tutto io non posso pentirmi di un fatto che non ho voluto. Non era la mia voglia di partecipare. Come ho detto abbiamo tutti protestato. Allora io veramente non sento una responsabilità per dire ‘io mi pento’. Poi, non abbiamo saputo neanche che tra le vittime c’era un gruppo di ebrei, non lo abbiamo mai saputo”.
– SIGNOR PRIEBKE, LEI VIENE IDENTIFICATO COME IL SIIMBOLO DI UNA DELLE PAGINE PIU’ TRAGICHE, PIU’ BUIE DELLA NOSTRA STORIA. LEI OGGI DOPO TANTI ANNI DEL NAZISMO CHE COSA PENSA?
“Il mio ideale della gioventù era questo. Oggi la penso differentemente. Però in questa epoca non si può cancellare il passato naturalmente. Il nazionalsocialismo fa parte della mia vita da giovane, era il mio ideale anche; tutto il resto della domanda che mi ha fatto io lo spiego nel mio libro dove ho parlato del buono e del male di questa epoca”.
La trasmissione suscitò le intuibili reazioni e il giornalista, in una sua lettera al Direttore pubblicata il 18 ottobre 2003 sull’ Unità, tra l’ altro, replicò: “le parole dell’ex criminale nazista condannato all’ergastolo si commentano da sole, mettono in luce una drammatica e pesantissima verità. Quella di un uomo che dopo una vita, e quasi dieci anni di detenzione è rimasto lo stesso, che non comprende o fa finta di non comprendere quale tragedia ha causato il suo credo e la sua azione. E anche questo è un fatto, una notizia, difficile da comprendere e da accettare, ma pur sempre una notizia”.
Io penso che se il dolore e l’ orrore ci impedissero oggi anche di tentare un’ analisi, dovremmo tutti prepararci a riviverli, impreparati. Tutti.

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2 risposte a Note a margine n.280

  1. Johne390 ha detto:

    permethrin toxicity in cats bessant akegbbkaacfe

  2. helena ha detto:

    Io lo lascio molto volentieri un commento a questa tristissima pagina della storia che non verra’ certamente cancellata dal ricordo di chi l’ha vissuta ne’ da quello di chi, non avendo avuto l’ eta’, se l’e’ sentita raccontare dai libri di scuola o da voci dai toni piu’ diversi. Piu’ tardi la visita al Monumento, che ha il compito e il dovere di testimoniare in eterno, dove non c’e’ bisogno ne’ voglia di tornare; ciascuno secondo la propria sensibilita’: io, secondo la mia, ho taciuto e ho messo dentro. Poi, dopo tanto tempo, la televisione mi mostra un uomo dal viso mai visto e dal nome a me sconosciuto, che rispondeva a domande dei giudici di un Tribunale Militare e infine ho sentito un nome difficile da pronunciare: Erich Priebke, il responsabile dell’eccidio delle fosse Ardeatine. Quando ho sentito, finalmente, le parole della sentenza di una condanna esemplare, che ne ordinava la immediata scarcerazione, ho tirato un sospiro di sollievo, semplice, sincero, che quell’uomo potesse tornare alla sua famiglia, con la condanna del peso dei ricordi. Sono fatta cosi’, vi prego di credermi, ci tengo. Le grida e le proteste che ne sono seguite mi hanno fatto vergognare. E ancora oggi spero che se ne torni a casa, a scontare la giusta pena inflittagli dalla vita.
    Queste Note non erano ancora nate, poi un giorno del 2012 nel mese di aprile, mi hanno messo a conoscenza della storia dell’agguato irresponsabile di Via Rasella.

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