Note a margine n. 279

PERIZOMA - Copia

IL MIO AMORE PROIBITO…

è al plurale. Se dovessi fare una graduatoria, mi occorrerebbero almeno una decina di primi posti.
Alla mia età inoltrata, non potendo peccare a norma, devo arrangiarmi come posso. E allora, ho scoperto il fascino fulminante del neologismo. Vi sembra poco? Eppure…Quando non si scrive che per sé stessi, non per un editore, non per un burocaticoglione, né per un clientestina o per recuperare un amore personnacchioso, non si fa male a nessuno. Un neologismo ti può intrigare tanto nel volopindarico letterario, sino all’ orgasmo pelvicordiale.
Ieri una mia lettrice mi ha dato l’ imput per un sorriso che non usavo da tempo, quando ha scritto “smutandate”. Solluchero, scusate. Che significa? Bella domanda; ma quando si entra nell’ ecosistema del neologismo, bisogna prepararsi a tutto, anche a lasciare per un momento gli schemi mentali scolastici. Nel mio piccolo, non posso chiamarmi collezionista, direi piuttosto raccoglitore e creatore. Il mio “fiabando”, per esempio, a suo tempo (2009) scombussolò i benpensanti lessicali, ma ora è diventato il neologismo quattro stagioni, una puttana che va con tutti. Smutandata – al femminile – deve essere una “sciacquetta”, una cosetta da pococonto, che, quanto al sesso, è una via di mezzo tra il prontagonna e una bottaevia, senza nemmeno il “sei tremendo” di chiusura, magari sostituito dall’ osceno “ti è piaciuto?” Quanto al resto…beh, non esiste; la smutandata è sciacquatura di panni. Da noi ci sarebbe pure la “strefenzua”, ma questa non è all’ altezza della parte, si avvicina ma non coglie, altrettanto sarebbe per la “strazzana”, la “sfelazze”: ma qui siamo nell’ alta letteratura del dialetto/vernacolo: tanto di rispetto. Lasciamolo in pace. La smutandata. Epifenomeno del quattrounsoldo, dalla parlata debosciata, dal cervello riscaldato, una passata di jeans da insacco e un vocabolario fisso sul massimo dei cento lemmi: ma solo nei giorni di festa. All’ occorrenza, cita: da Gaber a Guccini, da Zero a Elio e le storie tese. Con Vecchioni, andiamo già sul difficile, per non dire De Andrè, ma col naso arricciato perché sono meglio i Pohh e Celentano. La smutandata fa la moderna, l’ occhietto infurbito, ti chiede dove sta scritto, raccatta frasi fatte, si racconta, segue la tendenza, ha debitucci ma la borsa d’ ordinanza di LV tracolla, se la prende con i congiuntivi e, soprattutto, sotto i jeans niente. Come sotto i capelli. Naturalmente, usa il tu a tutta forza. Per far democratico. E per non sfigurare: vita bassa e perizoma a vista panoramica, filo interdentale a scomparsa.

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2 risposte a Note a margine n. 279

  1. Benedicta ha detto:

    Caro Prof., la Sua confessione ha trasmesso anche a me il gusto del neologismo. Assaporo sin d’ora il piacere di trovarne qualcuno o di coniarlo personalmente. Gliene farò dono.
    Benedicta

  2. FIDELIUS ha detto:

    Che imput, Michele, e che omologazione! Ecco come si accreditano i neologismi, spiegati al popolo,senza infierire. Penso che da oggi farò anche io largo uso di smutandamenti mentali o sussurrati all’ apparire del modello come descritto. Penso che tu abbia colto nel segno, infatti.
    Buona domenica!

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