Note a margine n. 269

libro

PAROLANDO…

Dovrò certamente tornare su questo argomento; troppo stuzzicante per poterlo liquidare nel breve giro di poche righe asfittiche per via di questa giornata soffocante, afosa, umidiccia e poco vento. Mi riferisco alla difficoltà del comunicare molto spesso connessa alla scarsa conoscenza che esprimono le idee. Le idee stesse sono frutto della conoscenza della linguaggio. Non è raro imbattersi in qualcuno (ma può accadere facilmente a chiunque di noi) in preda al disagio non soltanto di non sapere esternare esattamente il proprio pensiero, ma addirittura di non saperlo definire/individuare nemmeno nella propria testa. In questi casi, si ricorre a lunghi giri di parole, ad esempi più o meno centrati; ma resta la sgradevole sensazione della confusione, della approssimazione, del sapere di non essersi spiegati abbastanza. C’è chi resta persino prigioniero o vittima di una propria parola espressa in modo inappropriato, per via di inadeguata conoscenza lessicale ma anche per via di stati emotivi a volte davvero ostativi o deformanti. Pensate, ad esempio, ad un testimone chiamato alle gravi ed intimidenti responsabilità del riferire l’udito, il veduto, etc. sottoposto ad un fuoco di fila di opposte pressioni interrogative. Pensate alle gravi conseguenze delle sue parole, per sé stesso e per l’imputato, o per la parte processuale. E pensate alla trappola dei cosiddetti sinonimi che mai esprimono davvero lo stesso concetto. Pensate, p.e. alle parole: troppo, assai, parecchio, molto, tanto, e poi andate a verificare sui dizionari. Imparerete a non dare nulla per scontato, a cominciare dalla vostra conoscenza della lingua italiana. E capirete che, anche per pensare qualcosa che vada oltre le essenziali necessità primordiali come il mangiare, bere, coprirsi, etc. è necessario conoscere le parole. Beati i poeti.

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2 risposte a Note a margine n. 269

  1. helena ha detto:

    La lingua italiana ha bisogno del poeta perche’ solo lui, date le circostanze e le molteplici difficolta’ in cui si dibatte l’ Italia intera, puo’ essere l’ aiuto concreto, il medico che la salvera’, applicando tutte le sue forze e la sua arte a trovare le parole piu’ ricche di colore, piu’ giuste e armoniose e belle.
    Grazie, Michele Lamacchia, del tuo preziosissimo aiuto.

  2. helena ha detto:

    Godo il piacere di leggerlo, questo articolo di Michele, bello, utile e illuminante come sempre, qualunque sia l’argomento di volta in volta trattato in questo originalissimo spazio. Lo seguo ormai da tempo, imbrattando un po’ il bianco riservato ad un retro che e’ soltanto illusorio, perche’ paravento invece non c’e’, ma trovi il coraggio di uscire dal riccio e farti un bagno di sogno al luccichio di stelle furbette che stanno a guardare e…… che peccato! mi sono svegliata.
    La lingua italiana ricca di suoni e di parole si e’ fatta pigra, e’ andata in crisi anche lei, ama la sua patria e vuole essere solidale, stringe la cinghia per risparmiare, via gioielli, perle e diamanti, seguire la moda povera della tecnologia, fare a meno perfino delle vocali, eliminare la O di non, scrivere cmq invece di comunque, tvb invece di ti voglio bene, e impariamo anche a pronunciare le parole cosi come le scriviamo, dando alle labbra una nuova forma di costrizione per risparmiare anidride carbonica e dare una mano al buco dell’ozono.
    Siete voi poeti che….
    Torno dopo, adesso e’ terminato il tempo.

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