Note a margine n. 260

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I BIBENDUM SONO VUOTI

L’ esposizione mediatica crea grandezze (con valenze positive o negative) che consistono nell’ effetto apparenza, e questa, per via della irresistibile vis “persuattiva” è sempre più convincente della realtà fattuale. E’ quanto è avvenuto anche per il comico ed il relativo movimento che, da tachisismico e pirotecnico strappa ohhhh di meraviglia, grazie alla onnipresenza catodica, è diventato uno stanco andamento lento strappa uffaaaaaà che palle.
Non credo al Vangelo secondo Matteo, il giovine toscano curatore di look e di postura, ostentatore di sicurezza, velocista di lingua e di battute ad effetto che riscuote efficacia e fiducia sulla parola tra la gente disorientata tra le offerte speciali e le svendite della politica, e che incappa facilmente in prodotti sofisticati o scaduti con etichetta contraffatta.
Io non credo proprio che tutti coloro che “prendono i voti” lo facciano per il bene della collettività, anche perché l’arengum politico odierno pullula di squilibrati e di teste di epididimo, di arrivisti e ambiziosi; i migliori restano ai margini, messi in ombra dalla loro stessa correttezza più che dal chiassoso pollaio degli avversari e dei sodali intraprendenti di madre linguacciuti.
Considero un grave errore, veramente pregiudizievole, dare grandi spazi mediatici solo per appagare le aspettative cronachistiche della gente. Ricordiamo che Berlusca ha campato e si è rafforzato proprio grazie soprattutto al giornalismo che voleva scavargli la fossa assieme agli indefessi becchini. Suoi meriti e demeriti a parte.
Le nullità si combattono più efficacemente ignorandole sui media, costringendole a scoprire il loro sporco gioco, autosputtanandosi col chiasso di trovate, invettive, proclami, transvolate, arrampicamenti, equilibrismi e montature. Roba da e per fessacchiotti. Così, chi vale davvero potrà affermarsi ed essere valutato attraverso le opere e non mediante i suoi facili espedienti d’accatto.
I Bibendum. per quanto invadenti, si afflosciano subito se si smette di gonfiarli. Sono vuoti.

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Una risposta a Note a margine n. 260

  1. helena ha detto:

    “Quando non sono rose sono perle
    in un mondo dove gli umori sono neri”

    Mi sento nera senza aver preso il sole… certo e’ triste se ti guardi intorno, non riesci piu’ a valutare e a distinguere un essere dall’altro. Ma che siamo diventati davvero tutti uguali? rifiutiamoci di esserlo, con tutte le forze, ed anche di pensarlo; non e’ facile lo so e forse non servira’ neanche a niente perche’ e’ la massa, la grande maggioranza quella che conta e che comanda, manipolata dai mezzi di comunicazione gia’ presenti, e’ vero, da non breve tempo nella nostra storia, ma diventati oggi di una potenza senza eguali, straordinaria, cresciuti a dismisura con le nuove tecnologie alle quali l’ uomo ha dovuto assoggettarsi e chinare umilmente e miseramente la testa; o forse generosamente’ per aprire e facilitare il cammino verso mondi che non sappiamo e non sapremo, esattamente come i nostri genitori non immaginavano i nostri. E cosi’ sempre in avanti; e dell’ uomo che ne sara’, e dei mari, dei monti, e della fauna e della flora, e della poesia e dell’ amore?
    Che restino almeno le rose, e le perle…

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