Note a margine n. 256

tre

TRIA SUNT

Tria sunt, ecco le tre regole d’oro, i requisiti essenziali: occorre sentirsi figli di nessuno, nati per caso e chissà dove. Penso che siano le condicio sine qua non per non percepire il senso delle radici, cioè il senso della Patria, della propria terra. Lo chiamano: sentirsi cittadini del mondo; gentile eufemismo per definire un generico, un indistinto; un mercenario del caso più conveniente, un randagio socioemozionale, inaffidabile in quanto privo di qualunque fondamento etico, per duro cinismo o per beota inettitudine. Non è trascurabile, tuttavia, la brutta sindrome del provincialismo che, tra i terrorizzati dal poter apparire provinciali e superati, e compulsati dall’ansia di annoverarsi tra gli up date del pensiero globale, precipitano nel black hole del nulla amorfo, dell’ impersonalità.
Ecco il profilo del più pericoloso esemplare umanoide conclamato che si aggira tra noi, molto probabilmente, solo tra noi italiani: non mi giungono notizie, infatti, di apprezzabili esemplari annidati in altre nazionalità. Inutile cercarne ragioni originarie. Siamo difronte ad una sindrome socioacquisita ambientale che spesso principia tra i banchi delle scuole elementari e sciami di maestri e rieducatori che insegnano a vergognarci delle nostre tradizioni, della nostra cultura, pronti ad aggredire la nostra italianità come una colpa, come un retaggio deplorevole dal quale doversi riscattare mediante un T.S.O. e una richiesta circolare di perdono.
Ecco il profilo del più pericoloso esemplare umanoide conclamato che mira ad intrupparci, a mescolarci, a ibridarci, a generare nuove razze da aggiungere quelle che, fuori dai nostri confini, altri hanno saputo, invece, conservare gelosamente ed amare davvero la propria identità, anche trasmettendola alle nuove generazioni; che, per legge, mira a costringere noi italiani in Italia, ad integrarci con chiunque venga e non ad integrarsi chiunque qui venga. Anzi, con la massima naturalezza, importa stranieri affidando al loro comando il nostro destino.
Pare, ad osservare o a sentire costui, che l’ italianità rappresenti la marginalità della civiltà, la estrema frontiera che ci costringe nel recinto di una perenne condizione di sudditanza mentale e punisce severamente come razzista chiunque osi scavalcarla.
A questi maledetti traditori, imbecilli codardi, ignoranti impostori razzisti antitaliani, indifferenti verso il loro popolo ma pronti a porgere scuse assiomatiche e glutei disponibili ad ogni straniero, pronti a spalancare le cosce in favore di ogni forestiero arrogante, pronti a compiacerlo con fellatio e cunilinctus, io oppongo il mio più conclamato dissenso, il più viscerale rifiuto, il disprezzo totale. E, senza paura, giuro ostilità eterna.

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