Note a margine n. 251

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IN NOME DI DIO, FERMATEVI!

Che la neonominata Ministra alla Integrazione  (e non alla immigrazione) sig.ra Cècile Kyenge – nata e vissuta in Congo per i primi venti anni e poi trasferitasi in Italia acquisendone la cittadinanza che ha aggiunta alla propria – abbia particolari idoneità culturali e operative che mancano a tutti gli italiani, tali da farla preferire, è una forma di preconcetto razzismo antitaliano, forse dolosamente consapevole o forse soltanto sfuggito all’ attenzione del Premier che l’ ha incaricata.
Che la neonominata, dalla doppia cittadinanza, sia portatrice di interessi contrastanti
almeno per ciò che concerne il fenomeno emigrazione-immigrazione dei suoi connazionali e per quant’ altro connesso, è fatto oggettivamente rilevabile in re ipsa.
Che la neonominata, in virtù del suo alto incarico e delle relative responsabilità di Governo in Italia, abbia dovuto prestare solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana, è fatto altrettanto oggettivamente stridente in quanto lo Stato del Congo e quello Italia sono distinti soggetti giuridici internazionali indipendenti e sovrani, e quindi portatori di differenti diritti ed interessi che ciascuno dei due deve poter amministrare liberamente.
Considerato che la fedeltà giurata ad una Carta Costituzionale non può che essere esclusiva, ne consegue che il suddetto giuramento è nullo, invalido ed inefficace, con la conseguente inefficacia dei poteri connessi alla funzione di Ministro, non avendo mai la predetta ripudiato formalmente la sua nazionalità e la sua cittadinanza di origine. Anzi, avendole costei pubblicamente e più volte riconfermate, si pone l’ unica alternativa: o la stessa non attribuisce al giuramento il medesimo valore che questo ha nella nostra cultura nazionale, o la signora ha agito con riserva mentale. Qualcuno lo chiama spergiuro.
In entrambi i casi il popolo italiano si è visto denegare un curatore dei propri interessi e si è visto essere sottoposto agli ordini di qualcuno che ab origine perseguirà altri interessi.
La mira della neoministra alla integrazione (e non alla immigrazione) – lo ha già dichiarato apertamente e di sola sua iniziativa, alla faccia della necessaria collegialità dei ministri – è quella di ottenere ai suoi connazionali e tutti gli altri stranieri lo status di cittadinanza iure soli; il che sta già creando pericolosi fermenti, timori e aspettative che sarà difficile arginare se saranno lasciati maturare nelle mani della signora Kyenge la quale non avrà difficoltà a trasformare il suolo italiano in una terra in cui si riverseranno tsunami di partorienti, acuendo le già problematiche economiche-sociali degli italiani a quali sarà sottratto tutto ciò che sarà preso dai nuovi venuti. E costoro si impossesseranno de facto di tutto ciò che potranno, in virtù del distorto principio: la possession vaut titre, senza troppe storie e in forza del loro numero dominante, neri, bianchi, gialli che siano. E non so nemmeno se si salveranno i nostri valori tradizionali. In nome di Dio, fermatevi!

RMATEVI!

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