Note a margine n. 250

cannibalismo

MACHETE…LO DICO AFFA?

La curiosità di conoscere ciò di cui si parla, onde non sparlarne, e la facilità d’accesso alle informazioni mi spingono a navigare nell’ universo mediatico ogni volta che posso, quando nella mia memoria d’anziano emergono eventi antichi e si cancellano quelli di ieri.
Chissà perché, oggi m’ è venuto un nome: Kindu, ex Congo Belga. Forse m’ è venuto parlando con un amico comboniano missionario da anni a Kinshasa, tra l’ altro sede di un giornale Le Potentiel che ha recentemente pubblicato un ‘interessante articolo biografico sulla dr. Cécile Kyenge Kashetu (49 anni) di cui si sta parlando e scrivendo.
Nata il 28 agosto 1964 a Kambove in Katanga (sud-est della RD Congo, meno di un’ ora di aereo da Kindu), una delle 37 figlie di un capovillaggio di etnia bakunda, approdata a 19 anni in Italia nel 1983 e ivi nominata Ministro. Forse le due cose assieme.
Sta di fatto che il nome Katanga è quello che ha riscovato nei cassettini della memoria quello di Kindu. Nome tragico, crudele, truce, selvaggio. In quegli anni (1961), in Katanga comandava la fazione secessionista katanghese di Moise Ciombe con i gendarmi guidati da mercenari bianchi, soprattutto belgi. Gente che non scherzava. Sì, Ciombe il mandante dell’ uccisione di Patrice Lumumba, l’ex Primo Ministro, col sostegno del presidente della repubblica Joseph Kasavubu e del capo delle forze armate Mobutu Sese Seko, il quale avrebbe in seguito retto le sorti del paese per circa quarant’anni.
Nel novembre del 1961 due equipaggi aerei italiani dell’ ONU addetti al trasporto alimentari ai militari malesi a Kindù, Katanga. Lì alla mensa, disarmati, vengono catturati e pestati a sangue dagli indigeni inferociti, passati a mitraglia e poi, i corpi dei morti e di sopravvissuti, fatti a brandelli a colpi di machete, sparsi in lungo e in largo e, dicono alcuni, anche cannibalizzati e per diversi giorni dati alle bestie. Usanze locali.
In 13, il più giovane 25 anni, poi insigniti di medaglia d’ oro al valor militare. Insomma, nemmeno quelli del posto scherzavano. Tanto è vero che, per non scontentare nessuno, nel nord del Katanga una pattuglia di tredici irlandesi dell’ONU cadde in una imboscata: tredici anche loro come i nostri. Furono uccisi e gli fu divorato il cuore, appunto per cannibalismo rituale (il cuore del nemico dona la sua forza). Usanze locali.
I resti degli italiani, ritrovati in fosse comuni, furono rimpatriati nel 62 e restituiti alle famiglie, allora straziate. Oggi, anche incazzate nere per la infelice scelta di una congolese dello stesso Katanga di Kambove e di Kindu, a farci da ministro, per farci importare gente da quelle parti e farci integrare. Nelle usanze.
E ora che me ne sono ricordato, sto incazzato anche io. Dite che è razzismo? Ci penserò e vi farò sapere. Accedìte le vicchje ca sàpene le fatte!

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