Note a margine n. 249

europa

EUROPEANS E EUROPEONES

Il modo e gli effetti defatiganti e deprimenti dell’ avventura innestata dalla invenzione geopolitica che passa sotto il nome di Europa Unita ci pongono ogni giorno di più innanzi ad una realtà essenzialmente teorica, ben lontana dalla idea di quanti ne enfatizzarono la costituzione come di una grande conquista sulla via della utile evoluzione dei popoli di questo nostro continente. Vecchio, defedato quanto si vuole, ma ancora vigile.
Una entità unitaria che, malgrado le ben diverse prospettive di pensatori, di studiosi e di innovatori favorevoli alla sua nascita, è rimasta unicamente un sistema di ingranaggi, un mero impianto contabile-ragionieristico, un protocollo operativo da applicare agli Stati associati come ai clienti di un centro estetico che pagano il ticket per usufruire dei servizi. Punto.
Inutile parlare di spirito europeo, di politica europea, di europeismo: assenti sulla carta come in concreto, laddove i diversi soggetti hanno in comune soltanto una unità monetaria senza averne nemmeno il suo potere di acquisto, ed una costosa struttura di organi sovrastatali, mantenuta a costi diversi dai diversi Stati associati. E questi, molto differenti tra loro per peculiari stati avanzamento e specifiche realtà sociopolitiche economiche interne che esercitano pressioni contabili diverse, occupano primari spazi strategici o quelli del tutto marginali di una economia comunitaria in ragione diretta alla consistenza della propria economia interna.
Per questa ragione oltre che per l’ assoluta carenza di uno spirito europeista, mancano obbiettivi politici condivisi, si affermano le politiche nazionalistiche delle posizioni egemoniche, le gregarietà di comodo, e si sclerotizzano situazioni di sudditanza di Paesi le cui economie interne e rispettive popolazioni vengono sistematicamente depresse in un continuo arrancare per tenere il passo mirato solo a principi contabili e ragionieristici complementari o propedeutici a null’ altro che alla conservazione o alla accentuazione dello status quo. A favore dei capofila e della mafia dei banchieri collusi e interessati.
In questo sistema Europa a due velocità, dove manca un obbiettivo oggettivamente raggiungibile perché non ancora identificato né sentito né voluto, i sacrifici sono senza traguardo e non garantiscono nulla se non il crescente disagio dei popoli dei Paesi assoggettati. Una inane fatica di Sisifo.
Ci siamo già condannati al suicidio inserendo nella nostra Costituzione il ferreo principio dell’ obbligo del pareggio di bilancio, in tal modo deprivando il Paese di un Governo veramente funzionalmente duttile in rapporto alle variabili economiche non sempre presumibili in un bilancio di previsione. E’ fin troppo noto che una eccessiva intromissione fiscale tributaria nella vita della gente è un finto rimedio, è un male peggiore del male che si intende curare.
Oggi, anche in materia fiscale dobbiamo subire anche ordini e richiami all’ ordine da parte di organi europei solo di nome ma di fatto, portavoce di Paesi membri egemoni a partire dalla Germania accaparratrice di poteri economici, più esiziali di qualunque altra arma tradizionale e più aggressivi di ogni altra tecnologia distruttiva.
Gli italiani hanno diritto a scegliersi la loro strada, per poter nutrire speranze che coronino sacrifici e rischi. Lo abbiamo fatto sopravvivendo con molto meno sofferenza di quella che stiamo subendo ora, ed avevamo prospettive di cogliere frutti. In questo perverso sistema Europa non coglieremo mai nulla. Riprendiamoci la nostra sovranità; forse, riprenderemo da zero, il primo passo sarà all’ indietro, ma poi riprenderemo a misura delle nostre peculiarità umane, economiche, sociali, giuridiche. E ci affrancheremo da una schiavitù che urla dolore e libertà.
Dichiariamoci pronti a questo; comunichiamolo con fermezza a questa combine di neonazisti-banchieri. Sono certo, non resteremo i soli, in molti ci seguiranno; e sarà la nostra determinazione a far paura a chi sta vivendo sfruttandoci. Basterà solo il dichiararlo per togliere a qualche Paese egemone la spocchiosa sicurezza di tenerci sottoschiaffo e indurlo ad abbassare pretese vessatorie e per non assistere al crollo di una struttura inadeguata che gli fa comodo.
Un patto, qualunque patto si può rescindere per eccessiva onerosità sopravvenuta (un sopravvenuto forte sbilancio delle reciproche prestazioni).
E convinciamoci: continuando così non ci salveremo mai e diverremo colonia. E’ più che certo. E più europeones diventeremo, più dipenderemo dagli europeans.
Vogliamo vivere da liberi cittadini in uno Stato che, per essere libero, deve essere necessariamente sovrano, diverso, autodeterminato.

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