Note a margine n. 235

braccio ferro

BRACCIO DI FERRO

In politica, c’è qualcosa di più grave e più pericoloso del fanatismo? Pare proprio di sì: è il fanatismo degli ignoranti, di coloro che si propongono a governare come cura sicura ed invece sono più deleteri del male, per via della loro assoluta impreparazione, della non conoscenza delle regole minime ed essenziali che presiedono alla vita sociale, etica ed economica della società.
Quando, poi, si tratta di fanatismo direttamente indotto da plagio, subornazione e condizionamento mentale degli adepti, esercitati strettamente e controllo da parte di un capo carismatico nichilista ed assolutista e non da un ben predefinito ed organico impianto ideopolitico di riferimento, ci si trova di fronte ad una realtà tassativamente annientalista sia di un sistema sia dell’ individuo.
I potenti sistemi di comunicazione moderni che hanno del tutto sostituito il comizio dal palco in piazza esposto al contatto fisico e diretto col pubblico plaudente o contestante, o di tribune elettorali organizzate col contraddittorio, costituiscono una formidabile arma di persuasione occulta, a rischio zero, trovando essi, col linguaggio del populismo e nel terreno fertile del malcontento, del bisogno e dell’ aspirazione revanchista, le condizioni migliori per diffuse condivisioni pericolosamente acritiche e condanne genericamente criminalizzanti. Le quali sfuggono ad ogni autocontrollo, si dilatano a dismisura e creano forti tensioni sociali che finiscono per essere ingovernabili e, a loro volta, criminogene.
Non discutiamo, in questa sede, sulle cause che hanno scatenato reazioni che si connotano con la brutalità ed il disprezzo della cultura e della civiltà, oltraggio alla umana intelligenza che ci avvia alla regressione. Lo storico periodo degli agguati terroristici in Italia ebbe inseminazioni surrettizie ma riscontrabili che non furono debitamente e tempestivamente identificate e conseguenze esiziali. Oggi, qualcosa di molto più pericoloso sta accadendo nella misura in cui certi sistemi e movimenti autoreferenziati si sono infiltrati nel sistema di ordinamento traendone formale omologazione ma loscamente deresponsabilizzandosi con iniziative anomale e turbative ostative del regolare funzionamento delle istituzioni.

Mai come in questo periodo il Paese necessita di statisti lungimiranti e non di blateranti comitive di politicanti, miopi compagni di merende che se ne stanno giocando a braccio di ferro le sorti senza avere altra mira che la vincita individuale a qualunque costo e la prevalenza nel comando.
Nemmeno ulteriori votazioni possono garantire la governabilità, incombendo sempre il pericolo del perdurare dei medesimi attuali rapporti di forze politiche.
Il rifiuto ad una collaborazione politica e sociale che si pone oggi come unica ratio è criminale. O del tutto idiota. Fattispecie che reclamerebbero il giudizio della storia ed un processo immediato.

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Una risposta a Note a margine n. 235

  1. helena ha detto:

    Siamo i bebe’ nati e cresciuti a cavallo dell’ultimo secolo del 1900 e del primo decennio del 2000 e non sappiamo neanche noi se potercene rallegrare, di questo dono riservatoci dal caso, oppure constatarne tristemente lo svantaggio. Un po’ cosi’, forse, e un po’ cosa’. Per consolarci. Mamma tecnologia ci ha fatto il bagnetto e ci ha asciugato con un telo di spugna, tamponando con cura gocce di riso e gocce di pianto.
    Ci aggrappiamo a piene mani a quanto vogliono strapparci con brutalita’ disumana gli ignoranti e gli idioti , e i pericolosi fanatici che calpestano senza scrupoli il sacro senso della vita, non guardando in faccia a nessuno e a niente, se non alla presa di un potere fine a se stesso. . L’uomo che vive oggi non dovrebbe essere o sentirsi il frutto acerbo dell’era tecnologica, ma mettersi al sole per maturare e dare seguito al progredire di un futuro a luci da non spegnere mai. L’uomo tecnologico si’, ma responsabile della propria condizione e della vita sulla terra.
    Preziose le riflessioni di Lamacchia, da leggere e rileggere, come… Sempre.
    Non rileggo. Ame’n

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