Note a margine n. 232

conversione

 

RELIGIONE E FEDE

Riconosco a chiunque la libertà di coscienza che è piena solo quando è dinamica; il cambiare orientamenti e convinzioni è essenziale. Sacrosanta la decisione del dott. Magdi Allam, intervenuta dopo circa cinque anni dalla sua annunciata conversione al cristianesimo, di uscirne dichiaratamente deluso. Eppure, diversamente dal branco inorgoglito dal prezioso acquisto, quanto a questa avevo intravisto ab initio segnacoli che lasciavano spazi a dubbi; forse, non sulla sua buona fede, ma sulla sua interpretazione del cattolicesimo e alle sue effettive professioni di prospettive. Dalle sue parole emergeva una mentalità rigidamente strutturata in un complesso di regole inderogabili. Molto di apparato religioso, poco di fede cristiana.
Da laico, colsi immediatamente questo aspetto ne avevo scritto e pubblicato su stampa periodica sin dal febbraio del 2008, ad horas dalla “conversione”. Le motivazioni addotte pubblicamente dal dott. Allam per spiegare il suo cambio di rotta mi suggeriscono l’ ipotesi che, forse, non sbagliavo del tutto. Lui deluso? Io non sorpreso. Ecco cosa scrissi e pubblicai esattamente cinque anni or sono.
L’altra guancia? No (febbraio 2008)
TV, prima serata su La 7, Lilly Gruber, con la spalla di Federico Guiglia, approdata a condurre Otto e mezzo che fu cosa sua di Ferrara, intervista Magdi ‘Cristiano’ Allam.
La conduttrice musulmaneggia più vistosamente di quanto vorrebbe far vedere, ma alle sue domande-trabocchetto che innervosiscono più lei stessa che l’ospite, il giornalista, neofita cristiano, sfoggia una performance lessicale da libro di testo e non si scompone nemmeno un nanosecondo. Il rincalzo di Guiglia non serve a molto; e, così, spesso è proprio lei – col piglio da Lilly Gruber Alles – che è costretta a svicolare, a labbra tirate, sfumando o tranciando l’argomento da lei stessa proposto, come per schivare un boomerang in pieno ritorno.
Il neo convertito, già vice direttore del Corriere della Sera, conferma di essere il fondatore del nuovo movimento politico ‘Protagonisti per l’Europa Cristiana’, a suo dire, “laico”, ma “…che non si rivolge solo ai cristiani, …aperto a tutte le persone di buona volontà, compresi i musulmani…” e che mira a “…la riforma etica della politica”. Anche attraverso gli evidenti ossimori ed il secco enunciato dell’inquietante programma, egli procede disinvolto; non sbaglia una virgola, non cambia tono, non si scompone di un angström, non esita, sì che quella che, nelle intenzioni, doveva essere una bordata di imbarazzanti domande da processo kafkiano ad alzo zero si tramuta in flop tragici che lasciano il segno sulla mascellona innervosita di un’arrogante ed approssimativa Lilly nazionale e già europea, disastrosamente impostata al sorriso. A volte, anche gratuitamente ironico.
In effetti, ad ogni tentativo, il gatto e la volpe dell’Otto e mezzo che chiaramente miravano all’ imbarazzo dell’intervistato, sono costretti ad incassare le risposte che non si attendono e a nascondere la delusione come la coda tra le gambe. A parte la caduta di stile, l’evidente agguato si risolve in un pietoso smacco. Viene a mente un vecchio adagio siculo che può tradursi: chi cerca ciò che non deve, spesso trova ciò che non vuole.
Perché difficilmente abbiamo ascoltato un politico connazionale esprimersi con la stessa brillante varietà e proprietà di linguaggio, con la stessa sicurezza espositiva e autocontrollo emotivo che soltanto un’ampia ed accuratissima preparazione possono giustificare. Chapeau.
Da italiano, non c’è che da compiacersi per una siffatta clamorosa conversione, perché, in casa propria, ha visto un sapiente ed illuminato musulmano del secondo millennio traghettare spontaneamente la propria coscienza sulle sponde dell’occidente e del suo cristianesimo cattolico. Eppure.
Eppure, nell’ascoltare il programma e le motivazioni del dott. Magdi ‘Cristiano’ Allam, ancora una volta non ci sono sfuggite l’assoluta mancanza di umane incertezze, la totale assenza di quella umiltà che del cristianesimo costituisce dimensione ed elemento fondante, oltre all’ onnipresente rigore categorico di profili etici assiomatici, peculiari ad un intransigente oltranzismo che, personalmente, ci va stretto di spalle e ci infastidisce nel profondo del subconscio.
Nel brillante periodare dell’intervistato, infatti, ritroviamo la puntuale e precisa enunciazione di regole religiose, ma molto meno tracce della fede del porgersi e del porgere l’altra guancia. Si apprezza un efficace e godibile eloquio italiano, ma ci sembrano trasparire segni ancora vitali di impostazione mentale ed interpretazione musulmana. E questo, con tutto rispetto, ci lascia dubitare. Sulla nostrana intelligenza, prima di tutto.

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