Note a margine n. 230

incazzamento

INCAZZISMO

Sempre più uomo di lungo corso di vita, vado via via convincendomi che nella fisiologia delle nostre tribolazioni italiane molto sia dovuto alla nostra lingua sovrabbondante che ci induce a creare continui “ismi”, concettualizzando in categorie. Vedi, ad es. “berlusconismo” di cui parlano e sparlano senza mai prendersi la briga di specificare con esattezza che cosa voglia significare o vogliano intendere. Berlusconismo, populismo, peronismo, relativismo, empirismo…provate a chiedere e poi, se ci riuscite, annotate le vaghe e le mille differenti risposte. La voglia di attaccare etichette, di registrare, catalogare, è ormai patologica, maniacale e fa perdere di vista la individualità dinamica delle persone, degli atti, dei pensieri. E ci impigrisce, ci solleva dalla fatica di accostarci alla realtà con l’ autentica voglia di conoscerla: è molto più comodo andare a rovistare nello schedario degli “ismi”, degli “isti”. E così, se abbiamo sbagliato al momento della etichettatura, ci portiamo appresso l’ errore per sempre, oppure rinunciamo a prendere atto di eventuali intervenute modifiche. E così l’ “ismo” impedisce al nostro pensiero di tenere il passo con la realtà in continuo mutamento. Compresi i mari, i monti, sino alla pietra di una scultura o al diamante dell’ anello di una nostra bisnonna.
Pare che si tenda a muoversi in un mondo di astrattezze. Distorcente, pericoloso nella misura in cui ci inganna con allettanti scorciatoie verso il fuori di noi. E questo ci lascia insipienti e contenti. Presto avremo “uomismo”, “donnismo”, “fratellismo”, “scrittismo”,…ed io non so ancora in che cartella verrò registrato. Per il momento, sono nella sala d’ attesa, nel limbo dell’ “ecchecazzismo!”

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Una risposta a Note a margine n. 230

  1. helena ha detto:

    Mi piacerebbe sempre arrivare seconda, seconda visibile intendo, dopo l’intervento di almeno uno o due dei tanti volti che restano nascosti tra le ombre comode che la nuova possibilita’ di comunicare ci consente; ma poi mi faccio coraggio e affronto la solitudine, quella che non ti da’ un briciolo di sostegno per osare ad aprire la bocca, anzi le dita, diciamo pure cosi’.
    E il linguaggio si complica quando non si scende per la strada, in mezzo alla gente che sa farsi capire con parole semplici: un linguaggio franceschiano, rubato ormai dai potenti della terra, in occasione di avvenimenti storici. perfino Margaret Thatcher nel 1979, parafrasando Francesco d’Assisi, disse alla Camera dei Comuni:
    ” Dove c’e’ discordia, che si possa portare armonia. Dove c’e’ errore, che si porti la verita’. Dove c’e’ dubbio, si porti la fede. E dove c’e’ disperazione, che si possa portare la speranza.”
    E i nostri piu’ autorevoli dizionari si arricchiscono di parole nuove, acque del sindaco comprese, diventando ancora piu’ pesanti, con parole allungate in “ismo”, o in “ista” che ne e’ l’ammiratore e seguace, ai quali aggiunti, puoi dargli il significato che piu ti fa comodo, perche’ dopo lunghissima e particolareggiata spiegazione, questa soltanto e’ la conclusione. Eh gia’, cosi’ e’… se ti piace.

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