Note a margine n. 206

é nata la costituzione

UN PO’ PER CELIA…

Un pregio di Berlusconi? Essere troppo Berlusconi; un suo difetto? Essere troppo Berlusconi. Non sarà mai Presidente della Repubblica, è certo: ma è anche certo , almeno per ora, che non si vedono che vuoti. Sento un pur labile vociare; Monti for President. Va be’, rispettiamo tutte le idee, però è sempre lecito chiedersi un perché. E quando rileggo quella parte della nostra Carta Costituzionale che dovrebbe soccorrermi col sostegno di una spiegazione, non mi ci ritrovo per niente.
Art. 87 comma uno: Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Orbene; se è la legge ad attribuire all’ eletto i poteri apicali dello Stato, la rappresentanza della unità nazionale, invece, è un riscontro fattuale, il riconoscimento che trattasi di persona nella quale la gran parte popolo sente di potersi identificare. V’ è alla base della elezione a questa carica l’ accertamento di un sentimento popolare diffuso e benevolo. In nessun altro caso come in questo, il Parlamento, nel procedere alla elezione non può astrarsi da questo presupposto essenziale senza tradire lo spirito della Costituzione Repubblicana. Il Parlamento che intenda farsi autentico interprete di coloro che gli si sono affidati – sia pur nella sua libertà di scelta e di voto – è tenuto a percepire l’ esistenza di un favor populi fondato sulla fiducia emotiva, sull’ onore rappresentativo, sulla condivisione anche affettuosa, nei confronti di colui che dovrà rappresentare l’ unità nazionale. E alimentarla.
Una persona che possegga quel quid denominatore comune delle diverse coscienze e culture della gran parte dei cittadini e possa riscuotere da costoro fiducia, per motivi di storia, per gratitudine, per lustro, per riconoscimento di meriti condivisi.
Per quanto tecnico, bravo, esperto, nessuno può essere imposto alla Nazione come suo rappresentante, senza che ne riscuota una diffusa benevolenza essenziale. Non credo, pertanto, che il Parlamento possa farne gioco politico di basso profilo, farne strumento di baratti, oggetto di camarille, di sordidi giochi di poteri, espediente di ricatto e di profitto, senza dequalificare gravemente la propria funzione e tradire il compito assegnatogli dalla Costituzione: ecco il perché dell ‘obbligo del voto segreto.
Ad un popolo in piena crisi economica ed identitaria occorre un Presidente che sappia farsi amare, raccogliere da ogni lato stima e rispetto, e sappia rincuorare, condividere, e dare sentimenti di indipendenza, di fratellanza, prospettive di speranze, di orgogliosa forza di ripresa.
Uomini schierati, soggetti elitari o compromessi nella saga della politica – tra i buoni o tra i cattivi – dividerebbero ancora di più l’ unità nazionale e finirebbero per frantumarla non godendo del diffuso rispetto popolare. Si facciano da parte i non idonei, ancorché esperti e capaci. Questo non è populismo: è fondamento di democrazia. Pochi ricordano che negli anni ’60 nella democratica Francia venne offerta la candidatura anche a Yves Montand.
Cautela, cautela, cautela con i nomi, dunque: c’ è poco da celiare; non sputtaniamoci ancora una volta.

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