Note a margine n. 197

MONTAVOLE

AGENDE MONTATE

Non è quella macedonia-insalata mista con uno schizzo di niente servita alle mense dei poveri sotto il nome di agendamonti – del tutto gratuito e che meglio andrebbe etichettata come agenda montata, per via dell’ enfasi anglolessicale nelle obesità euroespositive e per via del sorvolo glissante o omissive su problemi di estrema attualità giornaliera afferenti alla sopravvivenza – che mi fa dubitare. L’agenda monti non sono le XXII tavole né quelle date a Mosè.
La concia della trattazione è in perfetto stile accademico, ma il prodotto alla fine consta in una presa d’atto solamente delle contingenze italiane a misura europea. Punto; molte di quelle prettamente interne del Paese sono ignorate, come ho già avuto modo di rilevare, malgrado la loro estrema urgenza prioritaria. E quanto a priorità, in una cosiddetta agenda avremmo avuto il diritto di leggere e conoscere almeno l’ ordine delle priorità da affrontare e tentare di risolvere. Un Paese stremato e messo in ginocchio dal governo per una presunta prospettiva di benefici a lungo termine, e sempre più concretamente incapace di far fronte ai bisogni primari dei suoi cittadini, ben poco o nulla può realizzare per interagire in architetture extranazionali, se non in condizioni di completa subordinazione verso Paesi egemonizzanti, per mira, costituzione e committenze collusive.
Allo stato dei fatti e dei grandi accordi abilmente dissimulati, riesce sempre più difficile continuare a credere nella utilità di una Europa, Unita soltanto alla sopraffazione delle sovranità statuali criminalmente defedate e poi dei cittadini, perché per via della fame ed del carico dei bisogni impellenti e non soddisfatti, arriverà anche il loro turno d’essere asserviti anche come privati, ne siano certi.
Un governo che operi in questa direzione chiedendo fiducia e promettendo effetti positivi ma a lungo termine, o non capisce o finge di non capire. Oppure, cinicamente come si fa in guerra, ha già messo in conto un certo numero di vittime. Mira soltanto a creare uno spocchioso potere aristoligarchico che banalizzi le necessità della gente comune spremendola per meglio conservare i privilegi delle caste e accreditarsi presso i contesti sovranazionali.
A suo tempo, De Gasperi – uno statista e non un cazzone a quattro un soldo, con scorta e macchina blindata – mentre l’ Italia necessitava di una ricostruzione da zero, con fermezza e dignità volò a chiedere grano alle potenze vincitrici, facendo presente che il popolo non ne aveva che per pochi giorni ancora. E l’ottenne ad horas.
La cosiddetta agenda montata finirà per distruggerci, ma le patetiche cariatidi della politica, pur sapendolo, la sostengono con la mira di una salvezza o di una promozione, per andare a dirgli sempre di sì.
Quanto a me, mi ispira brutto proprio la persona prima che il personaggio. Che ci volete fare, sarà l’arteriosclerosi o l’ istinto dei vecchi come me. Troppo particolari, nei toni meccanici senza sbavature (manco a farlo apposta, quasi un sussurro prodiano, altro prof. che ci ha provato due volte), nella consuetudine lessicale anglomista per apparire update e mettere in soggezione, la controllata rigidità corporale e manuale senza vitalità comunicativa, il diagramma emotivo sempre fisso sulla linea del piatto,… e la tendenza a convincerci di essere convinto di ciò che dice e che fa… Scusate, sbaglierò, ma non gli credo e sto ai fatti. Per conoscere davvero una persona occorre conoscerne anche i limiti emotivi umorali, i difetti, le debolezze: per ora ne abbiamo conosciuta solo una, una specie di risentimento malcelato, cazzeggiato con giochetti di parole, verso i rei di lesa maestà.
E chi pensi davvero a “quei bravi ragazzi” bocconiani se ne accorgerà troppo tardi, quando faranno man bassa con le cooptazioni, non escluse le parentali e le sodali anche su direttive franche. Eppure, la loro nota puzzetta al naso choosy si sente ben netta e dovrebbe mettere sull’avviso.

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