Note a margine n. 186

QUINTO EVANGELISTA

Appena concluso il primo turno delle votazioni primarie del PD, si affaccia il buon Elmiki e mi scrive:

CAMBIO-MERCI

A fine primo turno delle primarie,
servon altri voti al buon Bersani
per sistemare situazioni precarie
e a Niki si rimetterà piedi e mani.

Ora lo devi davvero guadagnare
questo mio quindici; ai miei fedeli
dirò io, liberamente, per chi votare:
per loro, le mie parole son vangeli”

Così vedremo al gran ballottaggio
i finti duellanti fare un bel baratto
e vendersi i voti-ma che coraggio-
e segretamente stringere un patto.

Fervono già proposte e trattative,
tanto, già lo sanno, son pecoroni;
tutti voteranno secondo direttive:
liberamente? Sì, come i coglioni!

Or che vi ho parlato, sia come sia;
dite pure la vostra ché dissi la mia.
Al nuovo che vien battiam le mani;
su, sorridiamo: piangerem domani!

ELMIKI

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Una risposta a Note a margine n. 186

  1. helena ha detto:

    Veramente in ansia ho atteso il gran finale della sciabolata fra i due protagonisti alla ribalta: sembravan manipolati dai fili di un abile puparo, per far la delizia degli spettatori. Al fisico piu’ robusto ha arriso la vittoria, e con enfasi e senza perder tempo, ha svelato il segreto del suo progetto, quello che portera’ finalmente al grande cambiamento, si’, il lavoro! del quale il paese e i giovani hanno urgente bisogno, ha dichiarato aiutandosi con la mimica del braccio. Ecco qua, Ame’n; ed io che mi credevo che la cosa fosse tanto difficile e complessa; forse perche’ sto sola e sto lontano?
    Tu, Elmiki, le cose le capisci e ce le canti, e dato che siamo in tema di lavoro, il saluto ti giunga da chi in giovinezza era stato un socialista appassionato, poi “tornato a casa” con travaglio; morto in combattimento durante la Prima guerra mondiale, all’inizio della prima battaglia della Marna.
    Poeta della speranza, politico, scrittore e saggista, Charles Peguy, Orleans 1873-Villeroy 1914.

    Un tempo gli operai non erano servi.
    Lavoravano.
    Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
    La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.
    Era naturale, era inteso. Era un primato.
    Non occorreva che fosse ben fatta per il salario,
    o in modo proporzionale al salario.
    Non doveva essere ben fatta per il padrone,
    ne’ per gli intenditori, ne’ per i clienti del padrone.
    Doveva essere ben fatta di per se’, in se’, nella sua stessa natura.
    Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza,
    una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia
    fosse ben fatta.
    E ogni parte della sedia fosse ben fatta.
    E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata
    con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
    Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
    E sono solo io – io ormai cosi’ imbastardito – a farla adesso tanto lunga.
    Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione.
    Il lavoro stava la’. Si lavorava bene.
    Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
    Era il lavoro in se’ che doveva essere ben fatto.

    Brano tratto da L’Argent, di Charles Peguy

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