Note a margine n. 173

IL FUOCO

Con la sua consueta arguzia, Marcello Veneziani nel suo Cucù del Giornale constata che il popolo italiano ha abdicato alla sua sovranità, ormai res derelicta a disposizione di chiunque la raccatti.
Concordo soltanto in parte.
L’abdicazione presuppone una volontarietà dell’ atto. Sotto l’ effetto di una violenza – psicofisica ed economica come quella esercitata ai danni degli italiani – ogni atto è assolutamente nullo, inesistente, è un non atto, è la conseguenza inevitabile che colpisce la parte soccombente. L’atto, semmai, è nella volontà di chi gliel’ ha imposta scippandogli, in pratica, un concreto esercizio di un voto veramente libero. Atto criminale lo scippo, naturalmente, e soprattutto idiota ed anche in parte inconsapevole se sostenuto dal’ atteggiamento dei partiti che sprecano ogni energia solo per beccarsi a vicenda.
Già; in prossimità della catastrofe, siamo costretti ad assistere ancora alla scena di partiti, accomunati dal parassitismo e pregiudizialmente litigiosi per destinazione d’uso, e che tanto da vicino rammentano i capponi di Renzo, compagni di sventura portati al patibolo mentre si beccavano a sangue inutilmente tra loro.
Cui prodest? Non certamente al popolo ma certamente ad una surrettizia architettura che ci vede progressivamente deprivati di sovranità ed ostaggi sottomessi di egemonie in fieri, in applicazione del principio divide et impera.
Qui siamo alla destituzione, caro Veneziani; il popolo sta subendo giorno per giorno l’ indebolimento che prelude alla rimozione del suo potere. La sua sovranità già oggi appare oltremodo pericolosamente affievolita, ed il Paese destinato a diventare satellite di potenze economiche o nazionaliste ben definite. Ma non è fato, è progetto.
Non attendiamoci ciambelle di salvataggio da un Governo nominato e strutturato sorprendentemente in poche ore per via di consolidati interapporti pregressi, né da partiti rissosi, famelici, infidi, chiacchieroni ed incapaci di prendere atto della reale situazione e creare il fronte di una nuova Resistenza che accorpava politici di ogni genere ma lungimiranti.
Il successo elettorale della monarchia grillista da un lato e il recente non voto della maggioranza assoluta dei siciliani, nel loro insieme, al di là di ogni argomentazione critica, non sono uno stupido astensionismo, un ignavo non volerne sapere, sono invece un estremo atto di volontà della gente decisa a mandare un preciso pericoloso preavviso, un avvertimento, forse un ultimatum da non sottovalutare.
La ribellione è un diritto di ogni popolo, presente nelle migliori carte costituzionali anche se in quella italiana, già previsto e sancito dall’ art. 50, il richiamo venne depennato per volontà del comunista Togliatti che non gli era avverso ma, anzi, lo dava per scontato come una facoltà naturale del cittadino, quando, in corso dei lavori della Costituente, si spinse molto più avanti ed ebbe a dichiarare: “Le rivoluzioni non si codificano; scoppiano e si fanno!”
Così recitava, infatti, il testo del 2° comma dellart. 50: “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’ oppressione è diritto e dovere del cittadino”.
Lo ricordino i traditori e tutti gli altri responsabili di questo scempio che, a partire dai membri del Governo e a finire ai mosconi ronzanti attorno alla carcassa Italia, sono in molti a non godere della immunità parlamentare.
La smettano di scherzare col fuoco.

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