Note a margine n. 167

IO, FIGLIO DI NESSUNO…

ho visto e rivisto la scene della violenta ‘esecuzione forzata con asporto’ dalla scuola e strappo dai parenti materni del piccolo decenne sottoposto a sequestro, a cura di agenti di polizia previo provvedimento giudiziario richiesto dal padre. Pareva un rapimento o un raid militare.
Ho riudito le urla di paura del bimbo, la indignazione degli astanti e le invocazioni di aiuto e di disperazione dei parenti, in particolare, una zietta che, col videocellulare fisso in una mano per riprendere la scena e un occhio sul video, con l’ altra mano libera ed un occhio solo è stata capace di opporre resistenza ai diversi pubblici ufficiali operanti nell’ esercizio delle loro funzioni, per la qual cosa è stata denunciata. Azze!
E ho riudito anche le parole di una poliziotta rivolte con tono perentorio alla sbraitante zietta del bimbo: “io sono una ispettrice di polizia e lei non è nessuno!”.
Ecco; io che non sono nessuno capisco lo sgomento invidioso di chi lo è e non potrà mai dire: “Lei non sa chi sono io!” Più difficile, quasi impossibile mi è il tentare di capire certe sortite da parte di chi è qualcuno.
E mi è difficile anche il capire il padre (avvocato) del bimbo che, intervistato in tv e ripetutamente invitato dagli ospiti in studio ad esprimere almeno un minimo di rammarico per la violenza consumata da lui stesso e dai poliziotti sul bambino, ha saputo invece trattare la questione solo come una causa vinta “per il bene del bimbo”, mostrando una totale indifferenza per il trauma riportato dal figlioletto. Segni di amore: non pervenuti.
E mi è difficile essere certo che questo padre-avvocato a tutto tondo, stremato e a lungo ferito per la lacerante sofferenza di non avere potuto vedere il figlio per tanto tempo, non ha resistito alla tentazione di sottoporre il bimbo alle attenzioni di uno psichiatra e accettarne con soddisfazione e certezza evangelica una diagnosi di Pas (sindrome di alienazione genitoriale), a suo dire, indotta dalla madre del piccolo.
E mi è difficile essere certo che detta presunta sindrome – peraltro, scientificamente disconosciuta e dichiaratamente rifiutata dal nostro Governo – possa guarire mediante l’allontanamento di forza e di impeto del bimbo dagli affetti materni e dalla sua scuola, la sua reclusione a tempo indeterminato dello stesso in una casa famiglia, il divieto della madre di visitarlo, e l’affidamento al padre-avvocato che è parso più interessato a fare eseguire “coûte que coûte” un provvedimento giudiziario che a ritrovare la strada per farsi amare ed accettare dal bimbo oggetto del suo “accanimento terapeutico”.
Io che non sono nessuno ho avuto la sensazione di una persona esultante per un trofeo conquistato, per aver ritrovato il proprio giocattolo preferito ed in forte ansia di riscatti e pareggi di conti sospesi.
E mi è impossibile dare per scontato che questo padre – considerate le sue reazioni ai diversi stimoli emotivi propostigli dai diversi ospiti in studio – si trovi oggi nelle sue migliori condizioni psicologiche e neurologiche, tenuto in debito conto i possibili danni prodotti dalla sua lunga sofferenza affettiva, non certamente superati di colpo, afflitto dalla convinzione di essere ingiusta vittima di persecuzione da parte della moglie separata la quale avrebbe plagiato il bambino allontanandolo dagli affetti paterni.
Io che sono figlio di nessuno, intanto, da padre, per nulla al mondo avrei fatto bollare giudizialmente il mio bambino da una grave malattia mentale che gli pregiudicherà seriamente la vita di relazione in ogni sua forma; da giudice, prima di ogni altra iniziativa, manderei in analisi il genitore per accertarne la necessaria idoneità a ‘guarire’ il bambino dai “dannosi” affetti verso la madre; da medico, denuncerei agli ordini professionali, e non soltanto, chi ha basato il tutto su una presunta sindrome priva di riscontri scientifici, anzi, già universalmente sbugiardata e formalmente disconosciuta dal nostro Governo. E come cittadino, mi aspetterei che qualcuno, in rappresentanza del bimbo, citi in giudizio per danni i responsabili di questa turpe vicenda. Prima che la “malattia”, per bocca di qualche ciarlatano o che per davvero si aggravi e si ponga persino il problema di una inabilitazione o di una interdizione dell’ infelice indifeso cittadino nato e cresciuto in questo paese malato.
Io che sono figlio di nessuno, e che, naturalmente…non sono nessuno. Ma che mi onoro di essere animale di razza diversa.

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2 risposte a Note a margine n. 167

  1. helena ha detto:

    Ma come e’ possibile infierire cosi’, in nome della legge “per il bene del minore”, e farla franca senza essere dichiarati all’istante in stato di fermo !? se l’avessero avuta a disposizione, gli avrebbero infilato la camicia di forza! E ormai i mali sono stati fatti, irrimediabili, quelli che rimangono appiccicati addosso, e chissa’ quanti inevitabili perche’ rivolgera’ a se stesso e quali saranno le risposte.
    Che dire? i divorzi, le separazioni, amori che diventano odio, quanto e’ piccolo e misero l’essere umano. Sindromi che si moltiplicano a dismisura, scrolliamocele di dosso, cum grano salis.

  2. angelo scrimieri ha detto:

    sono letteralmente sbalordito e disgustato Faccio solo una elementare considerazione: non è degno di appartenere alla categoria degli Avvocati ed essere inoltre PADRE. Per quello che ha fatto io credo che l’abbia organizzato nei suoi minimi particolari. E’ un individuo viscido ed untuoso! Mi sembra una vendetta e basta.Tutti coloro che hanno partecipato a questa vergogna
    mediatica andrebbero sanzionati severamente! Condivido caro amico Michele il tuo articolato commento e, forse è poco. Io sottoporrei il padre a “TERAPIA” molto prolungata nel tempo.

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