Note a margine n. 157

AL TAVOLO E AL TAVOLINO (si riconosce il signorino)

Nel corso degli anni – non pochi – della mia vita, mi è occorsa la fortuna di ritrovarmi, prima da ragazzino spettatore e poi da protagonista, a praticare il tavolo verde. Con i signori e signore che ne celebravano accuratamente la ritualità. La più piccola cedenza era motivo di implicita riprovazione e ragione di esclusione, di cancellazione dalla lista degli inviti. A vivere la raffinata e formativa esperienza che anche lì viene trasmessa a chi abbia un minimo di sensibilità e di basi culturali il senso del garbo essenziale, come a scuola, in chiesa, a teatro, verso ospiti e da ospiti, luoghi ed esercizi pubblici in genere.
Il livello del tavolino da gioco era personalizzato dai partecipanti, a differenza del più anonimo panno verde della roulette, dello chemin de fer, baccarat, trente et quarante, etc., dove, tuttavia, venivano allontanati, con garbo ma fermezza, esagitati, escandescenti, chiassosi lamentevoli, e autori di gestualità che mal si combinavano con l’ obbligatorio aplombe che coniugava al meglio compostezza e autocontrollo.
Che cosa è la vera eleganza se non la capacità di modularsi al meglio della misura nei diversi contesti della nostra società? Abiti, calzature, profumazioni, trucchi e acconciature sono altra cosa: sono soltanto moda, la figlia scema della eleganza, la supplente tappabuchi di vacanze di stile e di positure, e di toni discreti, non invasivi o debordanti. Sulle secche delle regole mutevoli della moda (decisa, per i loro affari, dagli imprenditori manipolatori del desiderio gregale di apparire) sempre più spesso si spiaggiano gli ultimi esemplari della eleganza. Pochissimi se ne accorgono, ormai, e colgono la pur vistosa differenza.
La moda si vende al pubblico; non l’ eleganza, sia che la si trovi per caso e la si sappia cogliere e coltivare, sia che la si impari da altri metabolizzandola. L’ eleganza è quasi una inclinazione artistica: Ars gratia artis?
Il tavolino da gioco: quale campo di prova ineludibile!
Altrettanto, deve sottolinearsi per la tavola, c ‘est à dire, il tavolo (che è mobilia) apparecchiato per il desinare.
Altro che macchina della verità. Strumenti a prova di inganno.
Sono l’ occasione che mette a nudo chi e che cosa veramente siamo. Non lo è il salotto, non lo è un ricevimento importante, dove per qualche ora soltanto andiamo a sfoggiare, anche a sproposito – e perciò, non è detto che ci riusciamo, perché anche lì non sfuggiamo a chi sa ascoltare e guardare – gioielleria, mise, e lessico preconfezionato, artificioso, argomenti e osservazioni verniciati di fresco.
A tavola e al tavolino il naïf emerge subito allo sguardo allenato: uno zotico resta zotico, una cozza resta una cozza. Sapete, quelli che si adattano meglio in taverne, bettole, osterie, dove, magari si mangia pure benino e roba genuina. Prezzi bassi e rutto in semilibertà.
E se avete qualche dubbio o vi manca esperienza, e se possedete stomaco forte, entrate in internet, in qualche gioco on line, ad esempio il burraco che bazzico a tempo perso e a rischio di “ingaglioffirmi” anche io come “Old Nick”. Sono anziano e, in mancanza d’altro, ho il gusto dell’ orrido.
Divertitevi; ma, a meno che non ne abbiate la predisposizione, non illudetevi di farvi degli amici tra le carogne giocatrici (ce n’ è una infinita compilation di tipi) o che la vostra signorilità venga apprezzata. Là, meno che mai.
Il test è, comunque, molto interessante; lo sfrascio è assicurato. E l’ anonimato rende coraggiosi pure i più pusillanimi ingannatori. Questione di dna.

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