Note a margine n. 149

GIRAMENTI

Nelle mie note a margine n. 143 auspicavo una rapida codificazione delle “ingiurie e non” ammesse per Cassazione, da stamparsi quanto prima in un prezioso manuale “Sempre con me”, un “Manualetto dell’incazzato” da consultare alla bisogna, prima di esprimersi sotto l’effetto di qualche stimolo negativo, onde evitare spiacevoli conseguenze legali.
E, nel mio piccolo, colsi l’occasione per esemplificare qualche “modo di dire” in rapporto alla ratio legis ed alla interpretazione della massima giurisprudenza che ogni tanto se ne sta occupando.
Tra l’altro, per mira di completezza, dovetti evocare anche “le palle”, nel senso di attributi maschili che, tuttavia, ultimamente anche le donne non disdegnano di avere o che vengano loro riconosciuti. In senso metaforico, si intende e senza offesa per la santificata libertà di “diverso orientamento” sessuale.
“Mi hai rotto le palle”, scrissi e spiegai tra l’altro, è reato di diffamazione; aggiungo: salvo che un calcione o altro corpo contundente abilmente manovrato da qualcuno ve le abbia fracassate per davvero. Non basta la lacerocontusione.
Sull’ uso lessicale del termine “palle-coglioni” e sull’ analitico distinguo semantico necessario si avverte assai la mancanza del “Manualetto dell’incazzato” – come dissi – ; ma la Cassazione non ci fa mancare niente, non si tira indietro e non manca di occuparsene attentamente ogni volta che ne ha occasione. E spesso chiarisce idee fondamentali in proposito e trae dall’ empasse dell’ equivoco le tradizionali credenze nazionalpopolari.
Ultima, ma non la definitiva speriamo (data la pregnante rilevanza sociale del problema palloso) è la recentissima pronuncia della Corte, sempre suprema, che ha condannato un Giudice reo di avere detto ad un Avvocato – nell’ esercizio della funzione – “Lei non ha le palle per…”.
Motiva la Corte, tra le altre acute osservazioni, che… “ nel caso in esame, viceversa, a parte la volgarità dei termini utilizzati, l’espressione ha una evidente e obiettiva valenza ingiuriosa, atteso che con essa si vuole insinuare non solo, e non tanto, la mancanza di virilità del destinatario, ma la sua debolezza di carattere, la mancanza di determinazione, di competenza e di coerenza, virtù che, a torto o a ragione, continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile”.
Non si può che concordare. E che cacchio!
Anzi, a voler essere proprio coerenti, a contrario, non può non trarsi un necessario corollario:
“Lei ha due palle…!!” quale riconoscimento migliore? Non è un caso che vi ambiscano anche le donne e, magari, alimentano le file di coloro che stanno sulle palle: che, invece, è risaputamente cosa brutta, almeno fino a pronuncia contaria.
Che lingua l’ italiano, e che sfumature!
E se trovate qualcuno che vi dica : “Lei mi ha fatto crescere due palle….!”, non abbiatevene a male, anzi. Riflettete, se tanto mi da tanto, trattasi di un grato complimento, vi si riconosce la capacità, terapeutica e miracolosa, di accrescere preziose virtù essenziali, come la virilità, la forza di carattere, la abbondanza di determinazione, di competenza e di coerenza…
Questione di logica.
Staremo a vedere altri possibili sviluppi. Le palle sono tonde e girano. Tra un giramento e l’ altro, nel frattempo, prendete appunti.
Alla prossima puntata. State in palla.

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