Note a margine n. 144

DICITUR

Si mormora – ma non tanto sommessamente – che torni Berlusconi. Si ricandida, dicono.
Non credo che raccoglierà ancora le storiche adesioni confluite nel PDL. Mancheranno all’appello grosse fette della vecchia maggioranza che andranno ad ingrossare le fila degli astenuti e, forse, quelle di qualche nuova proposta all’ insegna del folklore saltimbanco, sbandati in partenza per mancanza di un profilo che vada oltre il livello locale. Ma non è detto: oggi la mancanza di idee e la vacuità di quelle poche raccattate qua e là vanno di pari passo col tam tam dell‘ enunciato retorico, che infastidisce ormai ma non offre alternative al povero elettore.
Da qualche mese, il Governo dei tecnici fa politica a più non posso e i partiti stravaccano nei pascoli del nulla e manifestano, assieme alla loro incapacità a tutto, la loro dispendiosa inutilità. Assieme alla masnada di avidi e speranzosi manutengoli, già da molto non più on. né sen., che, per farsi ricordare, transitano in capitale a favore di telecamera del gabibbo, e sembrano formiche strafatte di lsd che si affannano in un andirivieni scomposto, in previsione della prossima tornata elettorale.
Mentre il Berlusca continua a collezionare vittorie assolutorie nella lunga guerra scatenatagli contro a suo tempo e ancora combattuta dagli ultimi giapponesi, qualcuno s’ è inventato il nuovo motto: “non contro il Berlusconi, ma contro il berlusconismo!”. Azz! Se ci spiegassero, magari, di che si tratta, mi ci metterei pure io, se ci fosse da arginare un pericolo sociale; ma detto in parole povere, però, e non con le litanie della fuffagine retorica o con le battute del cavolo che sanno tanto di infantilismo acuto o di senescenza precoce.
Il Berlusca riuscirà ancora a trascinare dalla sua un bel po’ di gente, molto meno rispetto ai precedenti, ma che farà invidia a quelli che già si stavano spartendo la torta dei consensi, compresi i bellimbusti sdoganati dai margini esterni dell’ arco costituzionale, ormai scesi al disotto di percentuali da prefisso telefonico dopo le tristi vicende giudaiscariote.
Gli altri si spartiranno gli avanzi, ma continueranno a mangiare tanto, a sbafo come sempre, e, imbeccati dai presentatori prezzolati, a dire due chiacchiere in tv per accontentare la loro gente con i giochetti di parole e le faccette seriose. E avranno qualcosa o qualcuno da vituperare.
Alle porte del Quirinale già aleggiano fantasmi ed ectoplasmi, e, dati i presupposti, incombe il pericolo concreto di tristi figuri che, lungi dall’ essere amati o apprezzati dal popolo degli italiani, rappresenteranno solo la merda del Paese per via dei loro percorsi loschi e faziosi.
Nella Giustizia si organizzerà un’ altra Resistenza.
Ne vedremo delle belle, ma, tutto sommato, tutto dejà vue.
Gli abbiamo già sentito il polso a questa orda di ometti, buoni a nulla e capaci di tutto, che si propongono per guidare il Paese: questa è la loro reale attitudine. Robetta da quattro soldi. Ma retribuita assai.
Togliamogli la lauta paga, le prebende, i privilegi a vita, i poteri sugli altri. Assegniamogli solo uno stipendio decente spettante ad un onesto lavoratore e pretendiamo responsabilità concrete e personali, immediate. Le nostre sorti sono ben più importanti della loro furbesca presunzione di essere i migliori tra la gente, della loro smania di far soldi a sbafo, di esercitare un irresponsabile esiziale potere sui cittadini.
Date le antiche radici delle poltrone e delle mentalità, sarà difficilissimo sbarazzarsene una volta per sempre; ma almeno proviamoci sul serio. Chissà che la politica non ritorni ad essere cosa seria ed utile. E tutto il resto appresso.
Perché questa gente ha la faccia come il culo e non conosce vergogna. E, sinceramente, ci fa schifo.

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