Note a margine n. 132

OCCHIO!

La formula odiosociale pare che cominci a non funzionare.
I partiti nascevano e si alimentavano in virtù di questa miscela tossica: gridare ai mali, alle ingiustizie, proclamare riforme che si scopiazzavano, stigmatizzare colpe, trovare le parole più convincenti per addossare responsabilità agli altri, fomentare, aizzare, istigare la società, frantumarla, ergersi a paladini di questa o di quella parte, ed il gioco era fatto: una specie di campanilismo ultras da curva nord che portava i voti per esistere e prendere segretariati e fondi dallo Stato.
Soltanto così potevano ingannare ed illudere che ognuno di loro fosse un partito diverso dagli altri e trovasse nella diversità la ragione di esistere.
Buffonate. Ma molto.
Non so se la gente se ne sia finalmente accorta, ne abbia cosciente consapevolezza. Ma il successo del Comico – con chiara tendenza alla crescita – e l’ astensionismo sembrano indicatori quanto meno di un progressivo e disperato disincanto dell’ elettorato. Che prima era spettatore di sceneggiate, ora lo è di scemeggiate, happening di piazza dove trova di tutto, dal lazzo volgare, alla distribuzione gratis del recitativo granguignolesco, del grottesco, al folklore della dinamica mimicolessicale che ha dovuto reprimere da tanto: insomma, lo sfogo, lo sbotto, la battuta da ridere, l’invettiva edificante, la piccola rivincita di poter finalemente ripagare e dirgli il fatto suo a ‘sti paraculi e markettari che stanno al timone. E non fa niente che non ci sia nemmeno l’ ombra di una proposta.
Eppure.
Occhio al Grillo parlante. E’ cemento a presa rapida: prima c’erano solo gli imbecilli; ora anche gli incazzati, ma tanto incazzati da avere la vista annebbiata e da non rendersi conto che non c’ è limite al peggio. Quanto di meglio per il qualunquismo più becero, che intruppa di tutto dietro il riccastro incantatore, nello stile del pifferaio di Hamelin. Senza offesa per lo storico movimento gianniniano.
Non ci si illuda di arginare il fenomeno, di controbattere con i vecchi metodi delle comparsate delle solite facce di culo sul tubo catodico, col ciarpame dei triti proclami eruttati dalle solite bocche impostate e degli ammiccamenti allusivi, dai beceri je accuse e dagli all’ untore. Il collante dell’ antiberlusconismo sul quale hanno campato di rendita cani e porci, campioni del papponismo della politica, sfaccendati o rattoppati guru per vocazione prefallimentare, maîtresse del giornalismo à penser e maître del paraculismo à penser, gozzoviglianti genie a caccia di tapiri gabibbiani e bamba feltriani, carrieristi giustizialisti rimasti alla posizione di partenza o collezionisti di flop, si è prosciugato. Il consenso che se ne mieteva va cercato altrove, ormai. Occhio!
Al Grillo parlante che, sciacallando, raccoglie consensi si possono opporre efficacemente soltanto il gag-pensiero di Benigni, di Litizzetto, Checco Zalone, Salemme (se non si offende della proposta), Cetto Laqualunque, Aldo, Giovanni e Giacomo, oppure ognuno sui generis, Fiorello prima serata, Belen farfallina, Travaglino secondo Marco, Mingo e Fabio. Mi scuso per gli eventuali dimenticati (da me)
Speriamo che lo si capisca al più presto. Perché, per ora la prendiamo a ridere; ma non durerà a lungo. Non siamo su “scherzi a parte”.
A latere, già si rianima uno stragismo contagiante che sembrava sopito, metabolizzato, perdonato per una riappacificazione sociale per la quale non era ancora maturato il tempo giusto, e l’aver mandato in cattedra i loschi protagonisti ancora con le mani sporche di sangue appare sempre più una follia da crisi di panico, una sindrome dell’abbassa brache.
Nel frattempo, coraggio, perché il meglio è passato.

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