Note a margine n. 124

IL TERMINE GIUSTO

Antipolitica? Non so se sia il termine giusto.
A nessuno può sfuggire, infatti, l’ idea della necessità – da che mondo è mondo – dell’ attività politica, nel senso di occuparsi di far funzionare la cosa pubblica, rendere migliore la pacifica convivenza tra gli individui in una società, cercare soluzioni adeguate per i bisogni privati e quelli collettivi, coordinarli, favorire lo sviluppo e le condizioni di vita, correggere le disfunzioni, preparare l’ ambiente per le generazioni a venire, etc. Anche i grilli parlanti – ricchi saltimbanchi che fanno la più accesa “antipolitica”, infatti, fanno della bieca politica, fingendo di essere animati dalla mira del raggiungimento dei fini di cui sopra.
E’ molto più probabile che sia più preciso parlare di “antipolitici”, almeno, in riferimento alla attuale classe di coloro che, in gran massa, tra privilegi, prerogative e utilità, razzolano nel e nei paraggi del Palazzo, non soltanto in qualità di eletti, ma anche quando non siano stati eletti o rieletti, a spese della collettività, e con i maggiori emolumenti dei loro colleghi in Europa.
La porcata di ignorare l’ esito del referundum popolare che abolì il finanziamento ai partiti politici sbolognando una legge sul “rimborso spese” ai partiti, sta rivelando come detto presunto rimborso sversi nelle casse di queste organizzazioni fiumi di danaro di gran lunga superiore alle spese sostenute effettivamente (anche dieci volte tanto), mettendoli nelle condizioni di dover investire danaro, speculare in ogni modo in Italia e all’ estero, spendere e spandere ulteriori benefici, extralussi; spesso, i soldi sono così tanti da essere oggetto di furti e di abusi familiari e clientelari.
Per dirne una, ma non la peggiore: una giovane ex presidente della Camera dei deputati, passata ormai da anni in pianta stabile allo spettacolo delle TV nazionali e private, conserva ancora, di diritto, un appartamento a Palazzo di circa 200 metri quadri, due segretari e un autista. A nostre spese, s’ intende.
Io non so che cos’altro possano mai inventare o fare per stimolare rabbia, risentimento e schifo presso il popolo che li mantiene. Senza contare i casi eclatanti particolari, dove a questo sconcio si aggiungono vicende di donazioni ai partiti deviati a utilità particolari, personali e familiari. Impunemente; e senza vergogna questi figuri hanno in mano le sorti di tutti noi, ci fanno la lezioncina di morale, ci esortano ai sacrifici oltre il limite del razionale e della sopravvivenza.
Nel frattempo, tanto per venire al concreto, non dimentichiamo che questo molto sospetto governo di prof.tecnici che, in sospensione di democrazia, ci fu ammannito dall’alto per l’ impellenza di salvarci dalla catastrofe, non trovò di meglio, come prima cosa, che romperci i coglioni per circa un mese per occuparsi a liberalizzare le licenze dei taxi. Salvo, poi, fare marcia indietro, ovvero la solita figura di merda davanti alle violente rimostranze dei quattro disperati interessati.
Adesso ci stanno guidando – ma da tecnici – nel precipizio della piena recessione e ancora hanno l’ improntitudine di prometterci la “ripresa”. Già; la lunga serie dei suicidi non lo aveva capito.
Antipolitica? Non so voi ma io mi sento in guerra. “Pas paix Satan, pas paix Satan, à l’épée!”

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2 risposte a Note a margine n. 124

  1. helena ha detto:

    E veniamo alle cose, quelle dei nostri giorni.
    Una umanita’ che si scopre all’ improvviso frustrata, incapace di trovare quei rimedi necessari che sappiano tirarla fuori dal buio di mondi alternativi, sotterranei, illusori, dove ha trovato rifugio e presunte compensazioni, abilmente manipolata, e manovrata da un potere tecnologico di dimensioni immani. Un cammino gia’ da un po’ iniziato, che, presa una grande rincorsa, ha raggiunto velocita’ inimmaginabili per arrivare chissa’ dove, senza destinazione. Forse un acceleramento di una naturale evoluzione del pianeta terra, parallelamente a quella dell’ universo, forse, e che vada in positivo o in negativo, questo non lo sappiamo.
    Intanto la gente soffre e si lamenta, regredisce anche economicamente, con tutto cio’ che ne deriverera’.
    Ma c’e’ la tecnologia, ci e’ piovuto dal ‘ Cielo ‘ anche un governo tecnico, come fosse una manna, che Dio ce la mandi buona, che non ci faccia morire di fame! Eppure le Universita’ sono piene, e le facolta’ da scegliere sono davvero tante, ce n’ e’ anche una di Scienze Politiche, che forse sarebbe di aiuto, se funzionasse bene, per chi la politica l’ amasse davvero e amasse gli uomini da governare, senza il miraggio di monete d’ oro, bisogna sapersi accontentare, per sentirsi piu’ contenti, come ci ricorda Lamacchia tante volte.
    E per finire, che’ qua mi viene proprio fame, ” la virtu’ di una cosa, afferma Platone nella Repubblica, consiste in quello stato o condizione che la mette in grado di svolgere adeguatamente il proprio compito. La virtu’ di un coltello sta nell’ essere affilato, quella di un cavallo da corsa nell’ agilita’ delle sue gambe. Allo stesso modo le quattro virtu’ cardinali: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia sono qualita’ dell’ animo che mettono l’ uomo in grado di fare bene quello che e’ destinato a fare, vale a dire vivere.”

  2. Bianca ha detto:

    Esimio Professore,
    da noi, tutti in famiglia leggiamo da tempo e con grande interesse le Sue note a margine, e sempre le commentiamo. Prima d’ ora nessuno di noi aveva provato a risponderLe con un commento scritto, che è molto più difficile di quello a voce, in famiglia o tra amici. Ma questa volta, a nome degli altri, voglio risponderLe.
    Le dico subito: siamo sulla medesima linea e penso che ogni persona di buon senso non potrà che condividere il senso di sgomento che si coglie nei Suoi scritti.
    E’ difficile prevedere come andremo a finire e quali stravolgimenti sociali, economici e anche legali si lasceranno dietro di loro questo manipolo di tecnici che, a parere di molti, non sembrano molto affidabili e danno pochissime prospettive positive.
    A mettere nuove tasse non occorrevano i professoroni né cancellare la democrazia da questa nostra povera Italia. Immediati sono stati questi oneri pazzeschi che stanno distruggendo le famiglie e le imprese; mentre ancora tutti aspettano che si decidano a ridurre l’ oceano di spese pubbliche inutile e improduttive perché sono solo a favore dei soliti privilegiati. Oltre l’ IMU sulla prima casa, ora è in arrivo anche un’ altra imposta dei Comuni secondo una norma del Governo Prodi.
    Questa è equità da buffoni e bugiardi. Speriamo che, alla fine, debbano rendere conto di queste porcherie. Altro che ripresa. La gente modesta come la mia famiglia (io ho appena superato i 50, mio marito in cassa integrazione e ho un figlio disoccupato) dovrà vendersi le case ai pescicani che approfitteranno.
    A rileggerLa presto,
    Bianca

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