Note a margine n. 121

FUOCHI

Una situazione sociale – decisa da un gruppetto di benestanti che esercitano il potere con la stessa disinvoltura con cui lo hanno ricevuto, a prescindere dalla volontà sovrana del popolo, e lo coniuga con la spocchia accademica ed il timbro cattedratico – sta acuendo il disagio dei disagiati e ne sta creando di nuovi.
Non essere stato scelto dal popolo potrebbe, al limite, non costituire una colpa, ma lo diventa quando si agisce non tenendolo sempre ben presente.
Provvedimenti normativi – di dubbia efficacia e discutibile tecnicità – partoriti dall’ esecutivo in carica e improntati alla semplicistica esasperazione dei tributi esistenti e alla riesumazione di altri già rifiutati dalla storia e dai precedenti governi, non soltanto interrompono la regola della naturale continuità cui devono attenersi gli organi statali ma evidenziano, per di più, una rozzezza etica e un pressapochismo giuridico-fiscale terzomondista che fa dubitare molto anche sulla adeguatezza di chi li elabora e li emana, e rinfocola sospetti già diffusi.
Pane al pane, vino al vino: questa è la strada diretta per l’autosputtanemento dello Stato che diventa infido, traditore, inadempiente, criminale. Bertoldesco, persino. E, in una certa misura, criminogeno, in quanto – è risaputo – una pressione fiscale insostenibile e non equamente distribuita non fa che incrementare e motivare alla evasione. E quindi va nella direzione opposta a ciò che si dovrebbe combattere: la convinzione che evadere sia giusto e necessario per sopravvivere, sia legittima difesa.
La storia dello Stato “sfalzino”, gaglioffo e imbroglione cominciò negli anni ’80, quando, rimangiandosi le proprie leggi – che sono impegni solenni assunti col cittadino – cominciarono a tassare i titoli di Stato (compresi quelli già in circolazione) che, per legge, dovevano essere esenti per sempre da ogni tipo di imposte “presenti e future”.
Come si possa pretendere onestà e rettitudine fiscale dai cittadini messi di fronte ad attacchi e colpi proibiti sferrati da un potere peraltro solo formale e già minato alla base per mancanza dell’ embrione democratico, è ridicolo, velleitario, antistorico. Nessuno può sentirsi obbligato all’ impossibile, e nessuno lo vuole se si sente ridotto allo storico sud invaso dai piemontesi e che trovò giusto ribellarsi, a suo modo, al piemontesismo e alle sue violenze predatrici. Mafia e brigantaggio furono le punte di iceberg delle conseguenze dirette di una convinta resistenza popolare.
Dove siano i “tecnici” e quale sia la “tecnica” di questa cricca autoritaria insediatasi per salvare il paese è cosa che ormai non sfugge a nessuno, come la connivenza dei partiti che sapevano mostrare minacciosamente i muscoli e ora mostrano la grande, effettiva viltà opportunista che li permea.
Attenti! La strage degli innocenti è appena cominciata. La serie di disperati suicidi è ormai all’ ordine del giorno nella indifferenza totale del potere che, con atteggiamento di sufficienza, guarda dall’alto il popolo bue, spende la sua indifferenza e coniuga la sua convinzione di essere infallibile e di essere autorizzato a tutto. Anche ad emettere “provvedimenti rozzi” come lo stesso Premier ha dovuto dichiarare pubblicamente. Provvedimenti rozzi emessi da un governo di tecnici?
Così non è. Qualcuno denuncia esplicitamente che il rogo di quei cittadini che si sono impiccati o dati fuoco sia per colpa di questo potere tristo e cinico. Se e quanto ciò sia vero non è cosa che si possa liquidare in poche parole. Certo è, però, che resteranno braci che potranno prendere fuoco e diventare incendi dalle dimensioni imprevedibili. Si possono conculcare diritti fondamentali dell’ uomo e vincere delle battaglie, ma guai a sfidare il giudizio della storia perché questa, al di là delle interpretazioni faziose, prezzolate o di comodo, vive nella memoria e nella sua coscienza del popolo, promotrici del risentimento e del desiderio di resistere, di rifarsi, con mezzi altrettanto violenti e amorali.
Oggi, a distanza di diversi anni, in moltissimi accomunano il fenomeno di Manipulite soprattutto alle cronache di brutalità di eccessi giudiziari e di suicidi giudiziari. Persino Magistrati, ben consapevoli di quanto avrebbero dovuto subire, preferirono uccidersi piuttosto che affrontare una vicenda giudiziaria dall’ esito scontato e dal percorso efferato. Cominciò a rimetterci molto la credibilità della Magistratura, specialmente nel discernimento di coloro che ne avevano conosciuta altra di ben diverso stampo. Attualmente, infatti, restano ben miseri effetti positivi, tranne che per coloro che se ne servirono come pedana di lancio nella losca carriera politica, oggi immemori e disinvolti e demagoghi accusatori a loro volta.
Oggi, i reiterati suicidi dei disperati rovinati da un sistema disumano e che non da scampo soprattutto agli onesti, imposto da un potere che appare più arroccato nella presunzione e nella supponenza che ben sostenuto, se non dal consenso, almeno da una buona tecnica, si stanno scrivendo pagine macchiate di sangue nella storia di un Paese che in tanti portiamo nel cuore e che meriterebbe migliore sorte di quella di essere crocifisso da un gruppetto di ricchi figuri dalle pance piene e dai cuori vuoti. Quanto al cervello e alla adeguatezza tecnica: dati non pervenuti.
Pronto a discuterne “tecnicamente”, cerco di ritrovare nella memoria e rinnovare un motivo per essere fiero della mia vecchia italianità tradita e svenduta.

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2 risposte a Note a margine n. 121

  1. D. ha detto:

    Tutto vero, illuminato Professore
    questo nostro Paese, colpito da ‘monsoni’ anomali, vive l’angoscia dei gravi
    danni che, nell’immediato, Lei puntualmente chiama “strage degli innocenti”,
    e la grande disperazione di moltissime famiglie.
    Una recente rilettura mi ha fatto pensare ai gravi danni che una ‘siccità’
    (leggi: “indifferenza totale del potere”) può produrre.
    Lessi di un povero contadino che, per creare un futuro ai suoi figli, fece la
    pazzia di vendere il proprio sangue, anche se comportava grandi rischi,
    ma diceva: “per i figli si fa questo ed altro”.
    Nella grande, grandissima povertà, c’è una ‘dignità’ che noi ce la sogniamo!
    Accaparratori tutti ormai, “pro domo sua” (Cicerone), anche questo un peccato
    che grida vendetta al cospetto di Dio!
    Con profonda stima

  2. helena ha detto:

    Questa gente fa sul serio e va presa sul serio , un governo tecnico inefficiente, senza scrupoli, che ‘buttafuori’ norme e regole con irritante apatia di toni e incredibile indifferenza verso le masse che lo stanno a guardare con occhi attoniti per la meraviglia, e con la consapevolezza che il loro sbraitare – concesso al massimo in radio private regionali – non approdera’ proprio a nulla. Si sentono traditi e abbandonati a se stessi, che’ anche i politici dei loro Partiti a cui si erano affidati hanno perso i muscoli possenti che si erano procurati nelle palestre delle lotte politiche. Ma tutto questo non si deve tollerare, la tolleranza perde la sua virtu’ trasformandosi in un pericoloso male. E per finire, augurando una Buona Pasqua, siamo Attenti! come dice l’ illustre Michele Lamacchia, perche’ il fuoco brucia e l’indignazione sale. Si avverte un senso di offesa alla dignita’ dell’ Uomo, che accende l’intelletto oltre che il cuore.

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