Note a margine n. 116

MEGLIO NON DARSI PENE

Alcune sagaci osservazioni di Marcello Veneziani nel suo “Cucù” nel Giornale del 10 marzo, non sfuggite nemmeno alla arguzia di un mio lettore premuratosi di segnalarmele, ripropongono il dramma del pene destinato – all’ esito di alcuni recenti studi dell’ Università di Padova – ad una progressiva ed inesorabile riduzione dimensionale.
La “sconvolgente” notizia induce il giornalista a paventare un inarrestabile processo di “depenalizzazione” in corso. Con le conseguenze prospettiche di un unico rimedio alternativo a base di microchip e orgasmi on line. Invito chiunque, ancorché non più interessato all’argomento, a leggere la lepida analisi socioantropologica, e, se possibile, a tentare di salvare il salvabile, se ancora in tempo.
Mi permetterei, tuttavia, qualche riflessione – di tipo specularfemminile – trascurate dal Veneziani, costretto alla continenza della sintesi per ovvi motivi di spazio.
Se il dato accademico patavino dovesse essere confermato – ma pare che sicuri e affidabili segnacoli in questa direzione già abbondino – non posso esimermi sin d’ora di considerare l’altro lato della questione, io, giovane vintage che fu iscritto di forza al club del “Passero solitario” dalla castigante educazione impartita dalle nostre mamme alle giovani figlie in odore di pericolo e sorvegliate speciali o, almeno, sempre accompagnate a dovere per via del tabù della “sacrificazione”. Alle mie tempeste ormonali qualche sollievo mi portarono le mie frequenti spedizioni nella libera ma lontana Svezia, là puntualmente “gratificato”, mentre in Italia molte signorine di buona famiglia invecchiavano rapidamente “mortificate”, sospirando travolte nel tremendo processo di “purificazione” ad onta delle loro coetanee più fortunate, invidiate e “beateficate” ( con la e ) ma non “santificate”.
Dopo la rivoluzione supercopernicana del 68 delle occupazioni, all’ insegna gestuale dell’ io sono mia, a cui (contratto da matrimonio strettamente “personificato”) non feci a tempo a partecipare attivamente, con solidarietà e con “solidificazione”, dando la mia parte di contributo, vidi passare sotto i miei occhi i venti della libertà sessuale femminile, aperta, allargata, polivalente, promiscua e frequente che chiamerei movimento di “mistificazione, diversificazione ed intensificazione”.
Diversamente da qualche mio amico di bocca buona del movimento del “basta che respiri”, io, sempre propenso alla preselezione di un partner di un certo livello, persi tempo prezioso nella “classificazione”.
Che dire delle fosche prospettive che, tra tutte queste “ficazioni”, ormai mi toccano quasi solo alla memoria? Tuttavia, preoccupato, mi sono dato una sbirciatina allo specchio; ma il medico di base mi ha rassicurato che alla mia età rientrerei nella fisiologia naturale.
Dunque, sarà sempre più piccolo: in certe cose, non ce se ne può uscire con la solita battuta: “basta il pensiero”. Auspichiamo che il pene conservi un minimo di dotazioni per la “solidificazione, la rettificazione e la sopraedificazione”.
Sarà più piccolo? speriamo, almeno, che resti sincero.
Dall’ altra parte, l’ umanità al femminile non merita legioni di “mummificate”.

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