Note a margine n. 115

PAGA CHE TI SCASSA

Leggo sul Giornale del 03 marzo 12 un’interessante riflessione di Diego Luigi Marin:

“Adesso è ufficiale: le multe servono soltanto a far cassa
La sicurezza stradale non migliora. Il comandante dei vigili urbani di Pavia ai suoi uomini: quest’anno dovete compilarne il 20% in più.
di Diego Luigi Marin – 02 marzo 2012, 09:50
Il sospetto già c’era, ma ora è un fatto assodato: le multe servono come leva per fare cassa, da rimpinguare determinando a priori quante contravvenzioni in più dovranno essere elevate nell’anno…”.
Invito a leggerlo, anche on line, visto che potrebbe interessare tutti.
Ancora una volta sono costretto da una punta di umano orgoglio – scusatemi se potete, ma ne sto facendo collezione ormai – a rivendicare un altro “bingo” che centrai sull’ argomento, pubblicando sul mio periodico, qualche anno fa (2008), una mia modesta analisi prospettica sul penoso fenomeno distorsivo della ratio legis gestita “alla bottegaia” da persone sbagliate al posto sbagliato.
Se l’orgoglio è davvero un peccato – che dirvi – dignus non sum! o dignus non sum?
Ma il punto – davvero indecoroso – è un altro, come ben capite…
Ecco, riporto per intero quanto scrissi che, ovviamente, restò lettera muta. Nemo profeta in patria.
In questo nostro Paese di furboni non conta ciò che si dice: ma chi lo dice e dove si dice. Fate qualche raffronto…sono passati quattro anni.

90 – Le multe stradali e la legalità della gran…cassa. Una riflessione di Michele Lamacchia (aprile 2008)

Tra i diversi ricordi sgradevoli di una età ormai avanzata, continua a spiccare quello di un figuro, di professione comandante dei VV.UU., oggi per fortuna messo in sicurezza, pardon, messo a riposo per limiti di età e rintanato a casa con diversi conti in sospeso col senso civico e la dignità, il quale tiranneggiava a suo modo una cittadinanza e si compiaceva di vantarsi pubblicamente (bontà sua) di far incamerare al Comune non so quanti milioni (si contava ancora in lire) all’anno col gettito delle multe per contravvenzioni al Codice della Strada.
“I miei uomini”, come il similsceriffo amava chiamarli, avevano la perentoria consegna di ‘far cassa’ e, per la verità, in molti ci riuscivano abbastanza bene: alcuni per senso di obbedienza ed altri per predisposizione all’esercizio della loro autorità da uniforme, quella che dà alla testa, specie se è vuota. Certo: il dovere è dovere: solo che, in contesti civili, questo proviene dalle legge e non dall’ordine del Capo. Per il resto, dicono a Napoli, comandare è meglio che fottere. Vuoi mettere la soddisfazione?
Una volta, ho assistito ad uno spiacevole scambio di opinioni sull’argomento, durante un incontro occasionale da salotto, quando mio amico giornalista tentò inutilmente di spiegare al Capovigile, con parole poche e povere che quello avrebbe dovuto capire, che le cose non potevano stare così in quanto in contrasto con principi di legge. Non occorreva certo essere esperto di Scienza delle Finanze e di Diritto Tributario per sapere che la ratio della multa e l’ammenda (comprese quelle per infrazione al Codice della Strada), in quanto sanzioni, non possono e non devono avere lo scopo e funzione di finanziare le casse di nessun ente, e neanche quelle del Comune. Pena la illegalità del disegno comportamentale del pubblico ufficiale che proceda e disponga per proclamati intenti lucrativi affinché i suoi subordinati agiscano di conseguenza, ancorché per conto terzi, e nel dichiarato nome del rispetto della legalità.
Eppure, malgrado la chiarezza espositiva dell’argomento, abbastanza risaputo anche tra coloro che hanno fatto studi modesti, la furbetta risatina finale del minus habens interlocutore-capo segnò subito la fine della conservazione e la consapevolezza del fatto che la città era in mano ad un pericoloso soggetto armato di potere distorto e di poche idee ma confuse.
Naturalmente, come avviene per tutte gli esempi negativi, il prototipo fece scuola e dilagò come una vera piaga sociale qua e là in tutto il Paese, con le intuibili connivenze dei beneficiati.
Purtroppo, oggi l’affare-multa, così oltremodo ingigantito e diffuso come mezzo per fare gran cassa, presenta un pericoloso risvolto giuridico che, per i suoi effetti assai incidenti anche sulle attività lavorative e, quindi, sui bilanci familiari, si pone come assolutamente inidoneo a restare ancora affidato all’apprezzamento di distorte o gratuite interpretazioni normative concepite in qualche comando dei VV.UU. e, spesso, elaborate in combutta e con l’attiva partecipazione di ditte fornitrici delle varie apparecchiature di traffico cui va una lucrosa percentuale degli ‘utili’ su quelle che sono diventate operazioni preordinate con intenti prevalentemente speculative. Gli ultimi e recenti episodi scoperti e denunciati alla Magistratura sono troppo noti perché se ne debba ricordare in questa sede.
Infatti, la sanzione della riduzione dei punti-patente che, in molti casi, segue automaticamente l’elevazione di una contravvenzione da circolazione stradale (ormai usata nella distorta strategia speculativa del far cassa) è talmente grave che, almeno questa, in un Paese civile basato sul principio della certezza del diritto, deve essere sottratta all’arbitrio-autorità dell’interessato, ma deve essere affidata soltanto al Magistrato effettivamente ‘terzo’ e ‘super partes’ rispetto agli opposti interessi in gioco, innanzi al quale le parti, in posizione di equidistanza processuale, possano serenamente accusarsi e difendersi, senza inversioni di oneri probatori o squilibrate ed unilaterali presunzioni di sorta, ormai retrograde e del tutto ingiustificate in un ordinamento giuridico a struttura avanzata.
In caso contrario, si lascerà spazio a questa ennesima ed inarrestabile invasione barbarica, e magari non dovremo meravigliarci se, in un prossimo futuro, il principio della ‘gran cassa’ potrà essere adottato anche da qualche Magistrato quando, chiamato a giudicare, avrà la possibilità di comminare sanzioni patrimoniali, o di respingere ricorsi, ad es., tributari.
E’ auspicabile, pertanto, che qualche frangia trasversale dei prossimi legislatori tiri fuori un po’ di senso civico e tutti gli attributi disponibili per realizzare quanto occorre perché cessi questo indegno fenomeno di illecita e dequalificante speculazione mascherata, che, a giusta ragione, presenta tutti i requisiti per concretare ipotesi di diversi reati in danno della popolazione, con le note aggravanti, e comunque, suscita giusto sdegno, disistima e forte risentimento dei cittadini verso i responsabili e ciò che questi ultimi dovrebbero più degnamente rappresentare.

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