Note a margine n. 107

TAMBURI DI GUERRA

Pare proprio che “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili”. Absit injuria verbis.
Non posso più nasconderlo: questo è il momento in cui più sento mancarmi le anadiplosi, gli zeugmi, gli ossimori, le anacenosi, le perifrasi, le anastrofi, gli iperbati, sciolti e q.b. dell’ eloquio vendoliano. Sarò rozzo, quindi.
La Camera ha dato il via libera alla responsabilità civile dei magistrati. Ora, da più parti si palpita in angoscia per il voto di conferma da parte del Senato sulla norma che sta facendo gridare allo scandalo, una vera “…mostruosità giuridica” di coloro che pensavano “… che la stagione degli attacchi e delle aggressioni ai magistrati in coincidenza con lo svolgimento di processi a carico di autorevoli esponenti della politica fosse alle nostre spalle”.
Oggetto dello scandalo? Ecco la norma: “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto”.
E dire che basterebbe inserire un bel “non” prima delle parole “può agire”. E il cittadino capirebbe, contento, che, comunque vadano le cose, se lo deve prendere democraticamente in quel posto e starsene zitto e buono, a cuccia.
Gli addetti ai lavori destinatari di siffatta tracotanza normativa espressa dal Parlamento affermano che, in tal modo, si intimidiscono i magistrati non più liberi di gestire la cosa loro, senza conseguenze; e che la norma è anche incostituzionale. Ai rozzi cittadini, magari, piacerebbe pure sapere perché, magari, in parole povere. Staremo a vedere; forse, qualche lumen juris ce lo dirà. Con comodo, naturalmente; tanto in questa democrazia il cittadino conta meno di un due di picche. Toh, mi è venuto un ossimoro!
Per il momento, sempre da rozzo cittadino, capisco il risentimento e l’ irritazione; capisco ancora meno l’ idea della invocata incostituzionalità della nuova norma, laddove è da pensare che in ogni paese civile ognuno, specie chi eserciti un potere di grande portata, debba rispondere del proprio operato, almeno verso il poveraccio che ne sia stata vittima.
Sempre da cittadino rozzo, sono andato a cercare nella Carta Costituzionale una norma che statuisca la non responsabilità di qualcuno, anche se importante. Non l’ho trovata. Aiuto, per favore.
Anzi, mi è accaduto di leggerne l’art. 28 che pare essere perfettamente in linea con la norma de quo:
“I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici”.
Si obietta: ma l’art. 104 statuisce che “la Magistratura è indipendente da ogni altro potere”.
Ma il rozzo cittadino ritiene che sia la funzione della Magistratura a non dipendere da altri poteri; mentre, il singolo Magistrato, invece, è assunto dallo Stato, è pagato dallo Stato, è al servizio dello Stato, è liquidato, è pensionato dallo Stato, come ogni altro funzionario dello Stato.
Scusate, ma dov’ è lo scandalo? Dobbiamo attenderci un altro stato di belligeranza? Tra il minaccioso rullio dei tamburi di guerra ed i crudeli borboglii intestinali, ci si confondono le idee. Ci sfugge qualcosa?
In ansiosa attesa, restiamo in molti preda di irriguardosi effetti carminativi. Ormai, unica libertà ancora concessa. Prima del ribelle suicidio foscoliano. Noi peccatori, scacciati da questo Eden. In nome del popolo italiano, e questo fa incazzare davvero. Perché non è vero.

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Una risposta a Note a margine n. 107

  1. Domitilla ha detto:

    Caro Dottore Lamacchia,
    intanto vorrei scusarmi per avere sbagliato a scrivere il Suo cognome nel mio commento precedente Poi, tanto per aiutare la memoria di qualcuno che ha tanto bisogno urgente di rinfrescarsela, vorrei rammentare che già nel 1987, se non ricordo male, il Popolo Italiano, tramite un referendum valido, espresse la sua volontà in favore della responsabilizzazione del magistrato. Ma tale esito venne sfrontatamente ignorato dal Parlamento i cui componenti si sentirono intimiditi e non ebbero gli attributi per sfidare le ire degli organi giudiziari. In molti si chiesero a che cosa fosse servito vincere il referendum, se non a mostrare una totale sottomissione dell’ Organo legislativo ad un altro potere dello Stato.
    Che male può esserci in una legge che abbia l ‘effetto di stimolare la migliore attenzione da parte di un magistrato che è un cittadino-lavoratore il qual deve rendere conto di come svolge il suo compito e di come amministra il suo smisurato potere verso la gente? Un buon magistrato certamente non avrà alcun timore, per lui non cambierà nulla; gli altri dovranno impegnarsi per fare un vero buon lavoro, nella sostanza, nella forma e nei tempi che, spesso, sono biblici.
    Cari saluti.
    Tilla

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