Note a margine n. 104

TETESCHI DI CERMANIA...

Stanno ancora tentando disperatamente di grattarsi via le scorze del sudiciume incrostato sulle coscienze dopo le scampagnate nelle valli di Mauthasen, Dachau, Buchenwald, Birkenau, Auschwitz, Treblinka, Sobibor, etc. , e già riprendono ad affermare “noi siamo una razza!”.
Di merdacce perdenti, visto e considerato che non gli è bastata la vergognosa lezione di Norimberga.
Devono ancora digerire le sonore legnate beccate sempre e da tutti, lungo i tempi della storia, dai tempi della clava in poi, e già ci hanno la faccia di culo di affermare “noi siamo una razza”. Di merdacce hitleriane, visto che non gli è bastata la lunga serie di disfatte sul loro terreno preferito: la guerra. Prima a colpi di cannone, di passaggi di cingoli di panzer e di rosticcerie no stop, ed ora di spread e di accordi mafiosi con le agenzie.
Ok; loro, guerrieri specializzati, spedivano le V1 e le V2, e noi, belligeranti generici, i V…affan a breve e lunga gittata.
Ora dicono e scrivono che noi italiani siamo un popolo di codardi; ma chi cazzo vuoi che li stia ancora sentire dopo la figura di merda seguita alle storiche farneticanti dichiarazioni sugli ebrei? E sulle amene, comiche teorie della loro supremazia razziale? Che bel book si potrebbe fare – altro figurine Panini! – con la arcinota tipologia, maschile e femminile, sessualmente deviata e depravata, in borghese e in alta uniforme crociuncinata…
Mo’ che si vedono quattro soldi in mano, questi ubriaconi che vigliaccamente se la prendevano con bambini, vecchi, civili inermi, si atteggiano a signori ed invece restano soltanto degli straccioni mentali, bisognosi di sentirsi obbedienti intruppati e di inventarsi un leader che li addomestichi a saltare a comando e a porgere la zampina. A partire da quella sghemba faccia di merkel con tanto di paggetto scodinzolante topo gigio.
E fingono di essersi ripuliti e invece nascondono lo sporco sotto i tappeti, mentre orde delle
loro femmine continuano ad invadere le nostre riviere a procurarsi pene e sole a gogò, che tanto gli mancano al loro paese.
Ma che vada a dare via il culo, ‘sta razza arianale.

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2 risposte a Note a margine n. 104

  1. D. ha detto:

    D. scrive:

    Chi sono oggi… ma chi erano? Ci siamo dimenticati la storia? BARBARI!
    Coperti da pelli di animali dell’impero romano segnarono il tramonto; facevano gola le nostre ricchezze: scorrerie orde…
    Loro, sembra, che della storia non abbiamo fatto il ripasso; a questi emeriti spocchiosi: “noi siamo una razza!” ricorderei le loro origini, dico io: siete una razza di barbari!
    Mi vado a rileggere la storia: “…fra la crisi interna grave, che travagliava l’Impero di Roma (crisi del III secolo), il continuo alternarsi di imperatori e usurpatori…”
    E noi, come allora: “Le guerre interne non solo consumavano inutilmente importanti risorse negli scontri tra i vari contendenti, ma – cosa ben più grave – finivano per sguarnire le frontiere,
    facilitando lo sfondamento da parte delle popolazioni barbariche che si trovavano lungo il limes. …” Cioè loro, i barbari!
    E noi oggi…? Vogliamo fare un ripassino?
    A loro dobbiamo solo: birra e botti! Barbari ubriaconi…
    Corsi e ricorsi storici… Italiani, ai Caroselli avvezzi, ricordate come qualcuno pubblicizzava? E allora: “meditate gente, meditate!”
    Sempre Sua aff.ma

  2. helena ha detto:

    Un po’ di nero su questo spazio bianco….troppo bianco per non fare male al cuore. Volgerlo in bianco e nero mi acquieta un po’ l’anima, cosi’ pure il riverire chi la propria coscienza testa e cuore li tiene attenti in prima linea. Tra le poesie che conosco sulla tragedia in questione, ho alfine scelto quella di un poeta che come Lamacchia ama profondamente il suo Paese, e pero’ entrambi pronti a denunciare facendo uso di nome e cognome.
    Babij Jar, e’ una localita’ nei dintorni di Kiev, dove i nazisti trucidarono decine di migliaia di ebrei.

    Non c’ e’ un monumento a Babij Jar. / Il ripido burrone e’ una rozza lapide.
    E io ho paura. Ho tanti anni, oggi. / Quanti ne ha lo stesso popolo ebraico.
    Mi sembra, oggi, di essere ebreo. / E vagare per l’ antico Egitto
    e morire crocifisso: / ho ancora le stimmate.
    Mi sembra di essere Dreyfus. / Filisteo e’ colui che mi tradisce e mi giudica.
    Sono dietro le sbarre. Accerchiato. / Braccato, insultato calunniato.
    Le dame coi pizzi di Bruxelles gridando / mi piantano in faccia la punta dell’ ombrellino.
    Mi sembra di essere un ragazzo di Belostok. / Il sangue cola e m’ imbratta il vestito.
    Gli ubriachi arroganti dell’ osteria / sanno di vodka e cipolla
    e io, impotente, gettato a terra da uno stivale, / supplico invano quelli del pogrom.
    Urlando: “Ammazza l’ ebreo, salva la Russia” / un bottegaio bastona mia madre.
    Mio popolo russo, so bene / che tu sei per natura internazionalista,
    ma spesso gente dalle mani sudicie / si e’ trincerata dietro il tuo purissimo nome.
    Io so quanto sia buono il mio paese. / E quanto siano vigliacchi gli antisemiti
    nel chiamarsi tronfiamente, senza pudore, / “Unione del popolo russo” !
    Mi sembra di essere Anna Frank, / trasparente come un ramoscello d aprile.
    Io amo e non ho bisogno di parole. / Mi basta soltanto che ci guardiamo.
    Come si puo’ vedere e sentir poco! / Non ci sono permessi ne’ foglie ne’ cielo.
    Ma ci e’ consentito molto: di abbracciarci teneramente / in una stanza buia.
    Qualcuno viene, non temere / sono i passi della primavera
    che sta per arrivare. / Su, dammi presto le labbra!
    Ecco, sfondano la porta, ma no, / e’ lo scricchiolio dei ghiacci del fiume.
    A Babij Jar c’e’ un fruscio di erbe selvatiche.
    Gli alberi guardano minacciosi, come giudici. / E’ tutto un grido muto,
    e io, a capo scoperto, / sento che i miei capelli sbiancano pian piano.
    Sono io stesso un grido muto / sulle molte migliaia di sepolti.
    Sono io ogni vecchio, / ogni bambino fucilato qui.
    E non potro’ dimenticare tutto questo. / Echeggi l’Internazionale quando
    sara’ seppellito per sempre / l’ultimo antisemita della terra!
    Non scorre nel mio sangue / sangue ebraico,
    ma sono odiato di un odio ostinato / da tutti gli antisemiti, come fossi ebreo.
    E per questo io sono un vero russo.
    Evgenij Evtushenko

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