Note a margine n.90

IL CREPUSCOLO DEL 2010

Sarà cosa banale, lo ammetto. Ma l’ ultimo giorno dell’ anno continua ad avere un effetto magico sulla gente; io stesso, a distanza di tanti anni, non ne me ne libero e, per la verità, faccio ben poco per provarci.
Mi piace ancora questo sentimento speciale, indefinibile, ancestrale, primitivo che ha accompagnato l’ umanità da millenni e che sento serpeggiare tra gli uomini, razionali, passionali, scettici, credenti e non. Un sentimento ecumenico che si prepara a lungo, prende forme le più disparate fuori e dentro di noi, e poi si consuma in qualche attimo nel frastuono artificiale apprestato per non farci pensare, per prendere una brevissima distanza dalla realtà, per silenziare i richiami del passato che ognuno si porta addosso come un fardello segreto di rimpianti, di rimorsi, di speranze.
Allo scoccare di un tocco di orologio, chi può scambia auguri, si ripropone, spesso accompagnando il tutto da una ritualità ai cui benefici anche il più materialista crede fermamente. Ci abbracciamo, piangiamo, ci baciamo, stringiamo mani anche sconosciute. Facciamo pace ed avvertiamo un’ ombra distorta di solidarietà a scadenza annuale, magari debosciata ed unta tra le portate fumanti e flut spumeggianti.
Mandiamo e riceviamo auguri, doni, frasi di circostanza. Ne ho ricevute anche io, su questo mio blog, di così tenere che sono da apprezzarsi e conservarsi, con la consapevolezza che ognuno di noi noi dà quello a misura di quello che può, e riceve percependo a misura di quello che può.
La fine di un anno e l’ inizio di quello nuovo – lo sappiamo bene – è soltanto una pura invenzione, una convenzione per concordare in massa sul conteggio del tempo, sulla scansione dei periodi con la quale si dipanano la nostra vita e relative scadenze. Eppure, il nostro bisogno di magia, di soprannaturale, ci porta ad immaginare ed a credere che si tratti di un evento speciale, come di una cometa che, straordinariamente puntuale, attraversa i cieli nello stesso momento, ogni tanti passaggi di luna che un calendario conta per noi.
Fingiamo di fare affidamento su un futuro appena cominciato se sappiamo accoglierlo a dovere con le liturgie più scenografiche, vogliamo crederci, dobbiamo, perché la sensazione delle precarietà e delle impellenze che ci astringono a realtà delle quali non ci capacitiamo non ci offrono che il ricorso alla magia del primitivo ancora nascosto nel nostro dna.
Lo scoccare simultaneo di una fine e di un inizio di tempo ha un fascino che resiste ancora. Viverlo così sarà pure sciocco. Ma non è peccato. E non è escluso che ci porti davvero bene. Proviamoci ancora, anche questa volta.
Gli anni che passano diventano sempre preziosi…e allora: un augurio speciale ai miei lettori. Ne facciano ciò che vogliono.

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4 risposte a Note a margine n.90

  1. helena ha detto:

    L’ ultimo giorno dell’ anno e’ gia’ parte del passato, insieme al suo numero che per sempre lo contraddistinguera’, ben riposto, nelle memorie della storia dell’umanita’. E camminera’ all’indietro a passo di gambero, per andarsene sempre piu’ lontano e finire quasi dimenticato dagli esseri che verranno. Pero’ e’ arrivato l’Anno Nuovo, quello che e’ d’obbligo scrivere con la lettera maiuscola, a far sfoggio di un nuovo numero, ed accolto con fuochi d’artificio, spumanti, colori, ed abiti di gran riguardo! Ora e’ piccolino, e tutti lo coccolano, ha cinque giorni appena, inconsapevole del tempo che gli e’ stato dato vivere e camminare in avanti. Cosa ci portera’, gli vorremo sempre bene fino all’ultimo? Noi lo speriamo, tutti, la Speranza bisogna coltivarla.
    Il Fascino della simultaneita’ .e’ cosa magica, desiderio-necessita’ dell’uomo di non essere solo, di vivere la propria individualita’ in mezzo ad una massa di gente che neanche conosce, ma esiste insieme a lui, amando, odiando, condividendo il mistero di un principio e di una fine che affascina e sgomenta. Escatologia …..studiano, studiano , ma quel che ne sara’ dell’uomo credo che non lo sapremo mai.
    Ed anche questa nota n.90 , e’ suono e canto, riflessioni e ricchezza di pensiero, scrittura generosamente donata ai suoi lettori, insieme alla cortesia, al riguardo, all’amabilita’ che gli sono propri. Grazie e Buon Anno, con la lettera maiuscola.

  2. helena ha detto:

    il mite, profondo e lunghissimo……crepuscolo del 2010, ci ha fatto vivere un 2011 di sogno, facendoci grazia di danni e di affanni ! ma la cosa piu` bella che mi ha regalato, quella non e` riuscito ad assopirla. Anche i crepuscoli sanno far miracoli…!

  3. D. ha detto:

    D. scrive:

    Gentilissimo Professor Lamacchia,

    in questo Suo “sentimento speciale…” si scorge la Speranza, quella che ci proietta nel futuro, ed anche oltre.
    L’aspettativa ultima: la vita oltre la vita, grande argomento, misterioso e affascinante!
    Messaggio escatologico il Suo, riflettere su ciò che verrà. Per chi crede c’è salvezza ed anche per chi solo spera.
    Sarà “ una fine e un inizio di tempo “ quando scoccherà l’ora, la nostra.
    Il viverlo così non è affatto sciocco, magari col “ ricorso alla magia del primitivo…”.
    Quel calendario che conta per noi, quello che gireremo insieme mese dopo mese, ci porterà davvero bene.
    Che sia un augurio per tutti i Suoi lettori.
    Grazie. Io ricambio i miei più sentiti auguri a Lei.

    una lettrice

  4. ledy ha detto:

    Quando l’orologio segna la mezzanotte del 31 dicembre,le persone di tutto il mondo si augurano un felice anno nuovo.Per alcuni,questo evento non è altro che un cambio di calendario.
    Per altri il nuovo anno simboleggia l’inizio di un anno migliore.
    A tutti va il mio augurio e soprattutto a te Michele,che il nuovo anno sia felice e che i tuoi desideri
    si concretizzino nel modo migliore

    TI AUGURO LIBERTA’ DAI CONDIZIONAMENTI,GIOIA PROFONDA PER LE TUE CONQUISTE,
    SPAZI LIBERI DOVE IMMAGINARE,CONOSCERE,SPERARE……..E SOGNI,SOGNI A NON FINIRE

    STEPHEN LITTLEWORD

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