Note a margine n. 78

ANCORA DALL’ AFFOLLATO ORIZZONTE. SI SONO ROTTE LE ACQUE PER LA COSA BIANCA

Ibis, redibis non morieris in bello. Ecco il famoso responso fisso che quella cialtrona della Sibilla cumana elargiva ai soldati romani che la interpellavano sul proprio destino prima di partire in guerra. Ci azzeccava sempre e comunque: “andrai, non tornerai, morirai in guerra” oppure “ andrai, tornerai, non morirai in guerra”, i due possibili significati. (v. Alberico delle tre fontane, Chronicon)
Nelle mie note a margine n. 74, scritte ad horas dall’ evento, avevo fatto qualche veloce riflessione sulla boutade di Bagnasco che si era espresso con un capolavoro di arzigogolo enigmatico degno della migliore tradizione gesuitica: “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica”.
L’abilità criptica dell’ affermazione – che avevo colto al volo mentre sembrava essere sfuggita all’attenzione della stampa interessata, invece, a tutto il resto del discorso – è stata talmente ambigua ed equivoca da consentire: a) il giorno appresso, l’ intervento di un noto politico ex democristiano alla ricerca dell’ identità perduta per proporsi nella incarnazione del soggetto de quo; b) il giorno successivo, l’intervento di un altro collega del signor Bagnasco che ha voluto spiegare che no, il collega non intendeva occuparsi di politica o di governi, né di creare nuovi partiti, nuove democrazie cristiane, che era stato male interpretato, ma si guardava bene dal chiarire che cosa avesse inteso dire il guardone dell’ orizzonte; c) il giorno dopo ancora, l’ intervento persino del Papa per chiarire che la Chiesa non fa politica, non si occupa di promuovere o far cadere governi.
A parte i suddetti chiarimenti, restava un mistero il significato della oscura profezia del presago Bagnasco, e l’ elenco delle mie numerose ipotesi restava senza risposta. Meglio andare a rileggerle.
Ed ecco che, finalmente, sempre dal superaffollato orizzonte parte un raggio di luce che, come un occhio di bue da ribalta, si posa su Todi (Italy). Qui, il 17 (numero disgraziato per definizione ) di ottobre 2011 – tra qualche ora quindi – in un’ abbazia francescana, si terrà un seminario cattolico, laico-ecclesiale, a porte chiuse (niente politici, niente giornalisti, dicono). La prolusione, però, sarà tenuta dal Sig. Angelo Bagnasco, cardinale presidente della Cei, c ‘est à dire, il profeta di cui sopra, quello al cui sguardo ispirato si era aperto l’ orizzonte mostrando il prossimo futuro politico-non politico. E che poi l’ aveva saputo dire così bene che tutti l’avevano capito ciascuno a suo modo. Un modo che il responso cumano “Ibis redibis non morieris in bello”, quanto a maestria dell’ ambiguo, non gli allaccia nemmeno le scarpe.
Il seminario si farà, dunque, in segreto, grande, strettissimo, massonico, direbbe qualcuno. Ma corrono le voci sui nomi, tutti grossi, grossissimi cattolici in rappresentanza di sindacati, industria, artigianato, agricoltura, banche, mondo accademico, Azione Cattolica, Rinnovamento dello Spirito e qualche neocatecumeno che conta. Vari ed eventuali attentamente riservati. Servizio di vigilanza affidato a squadre dei migliori bodyguard sul mercato internazionale. Tradotto in numeri, una decina di milioni di voti, dicono. Già in estate, monsignor Mario Toso, creatura del cardinal Bertone, aveva proposto ai politici cattolici l’ idea della creazione di un nuovo partito di ispirazione cristiana. E in molti si erano chiesti perché questi preti, invece di imparare a fare i preti senza porcherie varie, si occupano di rimestare le zuppe già untuose dei politici carrieristi e rampanti, o di fondare partiti/non partiti dei cattolici.
In gran segreto, tutti mossi dalla incontenibile voglia di dire: Ci siamo! tesi e propensi anche alle più strane alleanze trasversali pur di prepararsi al dopoberlusconi, e per …diciamo, per accorciare il più possibile i tempi di attesa. Si son rotte le acque, allertiamoci! Prepariamoci a fare i papà della creatura: la “Cosa Bianca” che dovrebbe convogliare i dieci milioni di voti sparsi negli altri diversi partiti politici. E, per quanto ne sappiamo, per prendersi i voti, devono essere partiti politici e mettersi in lista, come gli altri.
L’ incipit: una messa alle otto di mattina. Una santa messa che benedica i lavori segreti, i progetti occulti, le strategie misteriose. Chissà perché mi rammenta la messa da campo mattutina celebrata dai buoni Crociati prima di andare a massacrare i cattivoni musulmani.
“Bisogna purificare l’aria! ” Così ha avuto modo di proludere il sig. porporato proludente. Chissà se, il suo grido di incitamento alla battaglia dall’ audace petto erompendo così vigoroso, sempre dall’ affollato orizzonte non sia precipitata sull’ uditorio in ginocchio anche l’ eco sovrumana di un brancaleonico viatico “Deus lo volt!” o, tanto per andare sul moderno, “Got mit uns!”
“Bisogna purificare l’ aria”. Sono pienamente d’accordo. Diano l’ esempio, comincino col togliersi dai piedi. Il Signore gli darà certamente una mano. Pregheremo il nostro dio anche per questo.

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Una risposta a Note a margine n. 78

  1. helena ha detto:

    Quando la canicola imperversa ci vengono sempre annunciati ‘autunni caldi’, come a prolungare condizioni atmosferiche soffocanti, come se all’uomo non bastasse gia’ l’abbondante perdita delle sue preziose acque. Si sente tanto la mancanza della voce del carissimo Michele, ed allora per consolarci, nel frattempo, “Gott mit uns”, ci godiamo le vaghezze autunnali della sua poesia, tirando fuori delicatamente dal seno protettivo del libromadre, queste dolcissime

    SENSAZIONI
    Ormai, si abbruna presto,
    e lo sguardo che ieri si fermava
    agli scuri socchiusi a diga del sole,
    riprende a cercare, tra la luce
    degli orizzonti,
    chiome d’ alberi
    e cime di tetti spioventi,
    vette — amiche lontane ritrovate —
    un diverso brillio d’ argento/mare
    e notturni presepi illuminati distesi
    sulla vallata.
    Qualche comignolo gia’ invia
    bianchi segnali di fumo
    e, cosi’, si attarda, poiche’ l’ora serale
    coglie piu’ rapida,
    e sussurra come gia’ fosse d’ inverno,
    nel paradosso del profumo vendemmia
    di gemme che conservano l’ estate.
    Piuttosto sommessi, ormai, giungono i vociare
    dei cercatori di frescura alla sera,
    come fosse polvere d’ oro nell’ aria,
    e restano fuori, poi che oltre i vetri
    lasciamo la vena preziosa
    e ritroviamo i perimetri domestici
    e l’ odore dei muri con le impronte
    del nostro vivere al coperto del tetto.
    Pare che gia’ esordisca l’ autunno d’ anteprima,
    tra il giallo e rosso seccore
    di foglie cadute e disperse
    che l’ anima raccoglie a strascico
    e ne fa sospiri immotivati.
    E, cosi’, traduce
    l’ incomprensibile linguaggio
    soffocato di sensazioni ancestrali,
    incontenibili,
    in libera rifrazione d’ echi di memoria.
    L’ estate e’ un altro ricordo,
    senza controllo.

    Michele Lamacchia
    dalla raccolta Albate – poesie per qualunque amore.

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