Note a margine n. 73

L’INTELLETTUALE ECOSOSTENIBILE

Andate a scuola di intellettualismo. Così, alla fine del corso, avrete il vostro bel diploma da appendere nel vostro angolo soggiorno adibito a studiolo e da appuntarvi addosso sotto forma di mostrina da passeggio. Potrete dire comodamente la vostra, o ripetere quelle ritrovate con pazienza negli scritti d’ altri, scopiazzate, riassunte e autenticate a modo vostro, redivivi scabini, e nessuno oserà dirvi che non ha capito un cazzo.
Se vi sarete accreditati negli ambienti giusti, sarete intervistati quotidianamente come per l’angolino dell’astrologo, i pochi che oseranno discordare dalle vostre enunciazioni saranno condannati a vita, nel migliore dei casi, saranno emarginati dalla intellighenzia che conta e che sta tutta da una parte.
Potreste diventare il pensiero omologato, l’ unico di cui ridiscutere a colpi di prefabbricati verbali quattro stagioni, memorizzati come un copione nei salotti buoni e negli studi TV fascia a cachet medioalto, bazzicati dai professionisti del cazzeggio capaci di fare la faccia seriosa e pensante del tipo “vaiavantitucheamemivienedaridere”.
Là dove aleggia il fantasma di sgarbiquotidiano ispiratore del subbugliopensiero troverete come confrontarvi con una missitalia grata a mammà, un vincitore dell’ isola dei famosi che ci tornerebbe anche domani, un pagliaccio che fa politica ed un depresso che fa il comico, almeno un gay/trans in rappresentanza delle quote verdi, la Marini non è mai sicuro, e lo psicologo che non si capisce bene quando esercita. Cuoco, velina, cantante e tronista sfidanzato sono variabili, secondo i loro impegni.
A parte questo, se conoscete l’ italiano e un po’ di ingegneria, potrete progettare e scrivere romanzi preimpostati per la cinescenografia in tutte le lingue e ricavarne una montagna di piccioli che non vi faranno schifo e che non dividerete con nessuno perché avrete scoperto in tempo che si può essere sinistrossi sfegatati e accaparrare ugualmente tutto per sé.
E se poi volete proprio esagerare o siete in crisi di recupero, potrete sempre buttarvi sulla religione, non una religione: la religione, quella che meglio si presta a beccarsi le vostre intellettualinferenze che, però, dovrete esporre col dovuto criptolinguaggio no trespassing, se no, tutta la vostra verve cristofobica si ammoscia, il fascino ci rimette un sacco, perché la gente vi capisce e vi sfancula di brutto. Sia pure col solo pensiero.
E, in proposito, non dovrete dimenticare la regola aurea: colpire in alto. Mirate al Papa, basta dirne, per esempio, “…non credo che sia un grande filosofo, né un grande teologo…le sue polemiche sono molto grossolane, nemmeno uno studente della scuola d’ obbligo le formulerebbe come lui…mettere assieme una ventina di posizioni filosofiche sul relativismo, come fa papa Benedetto, per me è estremamente naïf”. E’ una cosetta che si può imparare a memoria e vi assicura una figurone. Ciliegina optional: auspicate la scomunica del Cav. Perché la Chiesa non si occupa di queste cose serie? E’ un bel carico da undici.
Ecchisenefrega se del cosiddetto naïf esistono almeno 600 edizioni di sue opere pubblicate in 25 Paesi in 50 anni di attività scientifica, lette, studiate ed apprezzate, ancorché non condivise, da uno stuolo di imbecilli (secondo voi), compreso un certo Jorg Bremer, protestante, non ignoto vaticanista della «Frankfurter Allgemeine Zeitung», e se il povero Benedetto ha interlocutori del calibro di Jürgen Habermas filosofo, storico e sociologo tedesco, non proprio della serie ahum-ahum. Tanto, quelli che queste cose le sanno non sono star e certamente non stanno lì sul posto a dirvelo o a ricordarlo, o in Italia non li intervistano o non li ascoltano. E se parlano, trovano sempre un imbecille, furbetto-tempista della interruzione.
E se siete un cattedratico last generation a fine scala ascendente, ditelo con parole vostre come ha fatto Eco o’ prufessore, buttatevi dalla parte giusta e la gioiosa sinistra vi illuminerà d’immenso. E scrivete “Kant e l’ornitorinco – la vendetta”. Zuppa buona ed abbondante.
Se poi siete soltanto un intellettuale di imitazione, c’ è sempre un popolo feisbukista di bocca buona e che s’accontenta. Non sarete ecosostenibile ma farete Eco a modo vostro. Della differenza si accorgeranno in pochissimi.

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