Note a margine n. 68

ROM NUN FA LA STUPIDA ...

…e già, ad avercela una collaboratrice così, a portata di mano. Come è potuto sfuggirmi il pur familiare cerignolese Zingarelli e non tentare di metterlo al riparo dalla lessicoclastia?
Mah! Sarà l’ età, anzi, è l’ età; visto che questa, non invitata, è già arrivata da un bel po’ e il futuro – come spesso gli accade – è fuori luogo, anzi è proprio a disagio in ambienti dove l’adolescente presente e il giovane passato sono coalizione di maggioranza e non guardano in faccia a nessuno.
Mi associo all’ accorato auspicio letterario di Helena, e, scendendo, auguro migliori sorti anche ad altri: “Prendi questa mano Rom/sinti/kalè” farebbe stonare persino la Zanicchi (che da piccina non faceva Zanichelli né sfogliava il dizionario per non correre il rischio Zingarelli). E se “Il cuore è un zingaro”, avrà pure le sue sconosciute ragioni per non aver preferito romani, lasciamogli un po’ di libertà. E che ne facciamo delle bellissima “Zingarella” che Armando Romeo consegnò, tra le corde di chitarra, agli innamorati di un allora da tenere al riparo da questo futuro sconcio? Rispetteranno almeno il King Cole, quando Nat-Too young ci spiegava un mondo diverso e cantava Mona Lisa e The gipsy, senza offesa per i presenti, ovviamente esclusi come sempre?
E poi, ma come gli vennero in testa, poi, al Mario Monicelli – che pur era una persona seria – le “zingarate” degli “Amici miei”, resta un un mistero dell’ anima artistica che, nel fattaccio-supercazzola, coinvolse il Rustichelli per le musiche.
Lasciamo perdere “Violino tzigano” di Bixio e Cherubini che non meritano nemmeno le attenuanti della buona condotta, dato che respirarono l’ aria del famigerato periodo, e perché erano recidivi generici, per aver scritto un ipocritissimo “Lucciole vagabonde” e l’ allusivo “Valzer dell’ organino” di certo non trainato per vicoli da uno stanziale borghese di merda, per non dire, poi, di una “Mamma” da sballo, perché fa ‘tanto felice’ chi ce l’ha e ‘ritorna da te’ e, perciò, non è democratico in un Paese che in questo si distingue assai (eccome!), come sanno cani e porci, ma non i campioni di casa nostra che la democrazia se la mangiano col pane, pardon, con tartine e caviale alla famosa Buvette dei palazzi e, a pagamento, col panino al baretto sottocasa.
A Luca Zingaretti non gli romperanno “i capassisi” di Sicilia, per via della sua carica di Commissario Montalbano perché, sennò, Camilleri s’incazza e pure Nicola, fratello di Luca e segretario PD del Lazio e PD Presidente Provincia Lazio, e non sappiamo come la potrebbero prendere.
Il tempo mi costringe a fermarmi, senza offesa per la letteratura, la pittura, etc. Fate voi, a fantasia e a piacer vostro e a Dio spiacendo di questa brutta riuscita che ha fatto la cultura. A palazzo. O in nero e lungo.

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