Note a margine n. 63

MA DAI!

A proposito dei versi di Elmiki, mi sono rammentato…
Confesso di non essere aggiornato sulla consistenza del fenomeno nei territori oltr’ Alpe ed oltre mare. E che non mi piacerebbe dover constatare che si tratti di un made in Italy doc destinato al fabbisogno interno.
Parlo del fenomeno dell’ intellettuale. Il quale, a parte le naturali eccezioni e variazioni, si presenta, in genere, in un dualismo eterogeneo che condivide solamente il nome: l’ intellettuale-operatore e l’ intellettuale-pensatore. Folti e diffusi gruppi sociali che costellano il brillante firmamento della contemporanea intellighenzia italiana. Che, ovviamente, sta tutta da una parte.
Recenti studi antropofilologici condotti nella guardiola della portineria dell’ ingresso ovest dell’ Anormale di Pisa da un gruppo autonomo di addetti al servizio di sorveglianza antifumo inducono a ritenere per affidabili i seguenti dati.
Nel primo gruppo, per via di una certa interaffinità concettuale, possono comprendersi gli intellettuali che si guadagnano il titolo sul campo, scrivendo e pubblicando, filmando e presentando – per la maggior parte – libri, saggi, articoli, pellicole, note critiche su eventi e costume, etc. assumendone la paternità e correndo l’alea della contestazione, dello stroncamento, pregiudiziali e a prescindere (sport di eccellenza nazionale italiettano), oppure del successo. Il quale ultimo, poi, troppo spesso è conseguenza della vendita del vero prodotto immesso sul mercato: l’ immagine dell’ autore sui giusti giri mediatici tramite i presentatori-imbonitori saltimbanchi del tubo catodico e cantimbanchi della similopinione col rinforzo del vignettista e del pateticomico a ricco cachet e soldi all’estero. Ma non mancano le sia pur rare eccezioni di nicchia; solo che bisogna andare a cercarle con pazienza perché non è facile atteso che queste sono costrette alla emarginazione periferica, all’ oscurità, all’ anonimato, dalla sfrontata non appartenenza, e dal manierismo gregale ideologico o dalla modisteria del provincialismo.
Nel secondo gruppo, per via di un non irrilevante denominatore comune, militano gli altri, tutti gli altri: gli intellettuali-pensatori. Sarebbero – dicono gli studiosi portinai accademici – in genere, quelli che raspollano qua e là sui territori del www le frasi celebri (anche di quelle desunte dagli scritti del primo gruppo) e, campioni della raccolta differenziata e del riciclo dell’ usato, le copiaincollano, in genere una ogni ora, nella propria fesbukbacheca e riscuotono soddisfatti gli applausi del “mipiacepeople” adepto, ignorando (perché non li odono) i concerti dei fischi della gran massa del “nonmipiacepeople” che gli nega la soddisfazione cagandoli a piè pari. Non sanno andare oltre.
Pare che, in genere, gli intellettuali-pensatori sguazzino nel trogolo dove si ammassano, come avanzi di pasti fissi, i soliti rifiuti appetitosi – che non fanno in tempo a imputridire per via del veloce consumo – esche quattro stagioni e buone per ogni tipo di pesca: il giovanilismo (ma deve essere di protesta), il multiculturalismo (ma non deve essere né semita né nazionale), il libertarismo (ma deve essere di floklore sudamericano), il pacifismo (ma deve essere antiamericano), la cristofobia travestita da ateismo di tendenza (ma hanno i loro idoli di cui si fanno truppe cammellate di vessillo e portatori d’acqua), il proclamato amore missionario verso l’ Umanità (ma con la maldicenza spocchiosa verso il sentire dei comuni mortali). Per via dell’ appiattimento in basso, pare che motivino.
Intellettuali-pensatori? Sì, sarebbero gli zelanti abusivi del settore immigrati dai territori abiotici del filosofismo polemico e identificativo di avversari esiziali, gli intraprendenti artigiani del millantato credito della logica, disinvolti escursionisti nell’ onniscenza epistemologica, sedicenti campioni di resilienza alle emozioni, ma del tutto incapaci di scrivere ed organizzare compiutamente un proprio lavoro intellettuale o quasi, prendersene la responsabilità…e che vanno avanti a raccogliere le cicche dei loro idoli ideologici. Pare, infatti, che, in termini di credito sociale, il loro fatturato lasci a desiderare.
Questi sarebbero gli intellettuali-pensatori? Secondo le accademiche portinerie, sì; sarebbero quelli che pensano di esserlo o che vogliono farlo pensare. Ma dai! Cosa andate a pensare!

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