Note a margine n. 56

ACCEDITE LE VICCHJE KA SAPENE LE FATTE!
(AMMAZZATE I VECCHI PERCHE’ SONO PERICOLOSI, CONOSCONO TUTTI I FATTI…)

Come ogni altro italiano di buon senso, di senso così e così, di senso e basta, ma non di con-senso fideista di apparato, mi rendo conto – forse non perfettamente, ma almeno ci provo seriamente – della grave contingenza economica che sta flagellando il mondo intero. Da questa crisi non si salva l’ Italia, come non si salvano gli US, gli altri Paesi d’ Europa e l’ Asia ed ogni altro Paese che fino a ieri potevano vantare situazioni più floride e abbastanza solide.
Ieri, il nostro Premier – prudentemente a Borse chiuse onde evitare gli intuibili possibili scossoni dell’ ultima ora – è andato finalmente a relazionare in Parlamento e lì, in buona sostanza, ha esposto una bozza di programma con cui il Governo intenderebbe affrontare la emergenza della situazione, manifestando la massima apertura all’ ascolto delle eventuali proposte provenienti dalle opposizioni che ha chiamato ad uno sforzo comune mirato all’ interesse dell’ Italia tutta e non dei singoli partiti.
Non credo che egli abbia tralasciato o omesso qualcosa, almeno non di particolarmente rilevante, così come non mi risulta che negli altri Paesi colpiti dalla medesima crisi, i Premier abbiano avuto modo di esprimersi in termini sostanzialmente diversi. A parte le variabili e le peculiarità tipizzanti, la crisi è unica, globale.
Infatti, con cause dalle radici che affondano nella storia e in sistemi sfuggiti ai necessari controlli, questo dissesto pare, tuttavia, essere stato artatamente scatenato con l’impressionante simultaneità di multiraid terroristico a livello planetario da forze speculative di grosso calibro e determinate in questi sensi nella mira di un progetto che oltrepassa il puro fine economico. In breve: una guerra non dichiarata e d’ invasione che usa l’ economia come strumento e punta, attraverso una perturbazione economica mondiale, ad un’ ampia destabilizzazione politica di sistemi e governi già alle prese con le difficoltà fisiologiche nazionali ed internazionali. Cui prodest? Una domanda che ci si pone ritualmente nell’ambito delle indagini per identificare l’autore-colpevole: troppo difficile trovare la risposta in una ridda di ipotesi. Ma cui prodest serve anche per individuare chi, in ogni caso, trae vantaggio dalla situazione, come la jena o lo sciacallo che si giovano della vittima del leone. E la risposta diventa più accessibile. Se non ora, quando? Si chiedono gli interessati.
Non credo di sbagliare molto. Tanto per tornare al nostro Paese, non ho potuto non rabbrividire quando alle invocazioni del Premier a privilegiare, almeno una tantum, le sorti del Paese, alcuni pasciuti castisti di lungo corso e che oggi sopravvivono esclusivamente col sistema del sistema del dissenso pregiudiziale, hanno avuto il cinico coraggio di protrarre il teatrino, di negare – ancora una volta, al Popolo italiano e non al Premier che detestano (per loro rancori personali diretti o indotti, ormai è più che chiaro) – una mano di salvataggio, e, pur di affossare il loro nemico, sono disposti, anche nelle grave emergenza, a lasciar affondare tutto il Paese che, evidentemente, non amano abbastanza o per niente. Il loro aiuto? Solamente reiterare la richiesta delle dimissioni del Premier, quella stessa che stanno chiedendo sin dal giorno successivo alle ultime elezioni e la invocazione di nuove elezioni. Soltanto questo e poi, semmai, tutto il resto.
A parte la considerazione che, in queste contingenze, nessun Paese politicamente maturo mai si sognerebbe nemmeno di aggravare l’economia e la fiducia delle Borse già sottoposte a violente scosse come sopra esposto, a parte i costi enormi per le operazioni di voto che potrebbero confermare anche il medesimo assetto politico esistente, a molti viene da pensare un po’ di tutto sul piano delle ipotesi che vanno dal cinismo, alla omissione approfittatrice, allo sciacallaggio premeditato, al favoreggiamento in piani eversivi di colletti bianchi, al concorso in sabotaggio in danno di un Popolo nel cui nome dichiarano sfrontatamente di agire ed operare. Lo dicano ora a noi cittadini: che farebbero in caso di conferma del medesimo assetto politico?
Personalmente mi stanno molto a cuore le sorti del nostro Paese che amo davvero e per il quale ho speso tutta la mia vita mirando a compiere sempre e comunque il mio dovere, avendo come guida la lealtà, precisione, senso di responsabilità, professionalità, solidarietà ed umanità, guadagnando poco e l’ epiteto di “fiscale” da parte dei “nonfancazzo”, pericolosa specie di parassiti galleggianti nel nullismo e didattici della chiacchiera sparsa dai loro maître à penser. E credo solo sino ad un certo punto che a danneggiarlo, invece, siano state le autofinanziate ed autogestite scopate del Premier (come non lo furono, invece, quelle di attricette con l’esuberante transfuga di prima Repubblica) o dei mantenuti castisti in vacanze romane e famiglia a casa, castisti scopaconviventi, castisti in salsa monegasca, castisti giàtogati, etc.; certo, molto meno degli esportatori di capitali all’estero, dei corruttori, dei corrotti, dei collusi con gli speculatori, degli estorsori, dei venduti allo straniero, degli specialisti dei mille appalti di Stato truccati, dei funzionari e degli impiegati fannulloni e scansafatiche, specialisti strateghi delle gravidanze, delle malattie, delle assenze, degli orari approssimati, etc. E moltissimo meno dei castisti ignoranti, incapaci, tossici, beoni e mangioni che gridano al lupo ma mangiano e razziano più del lupo, col loro codazzo di manutengoli infinocchiati con la carote della raccomandazione, della promessa carriera in cooptazione, del legaccio ideologico, e di parenti e affini senza ne faccia né culo ma col l’ansia del potere, della bella vita e del ricco vitalizio a spese del Popolo bue.
Allora? Vogliamo superare la crisi? Ok, accontentiamo i “giusti”, si dimetta il Berlusca, incapace scelto dal popolo deficiente, ma solo un attimo dopo che ci avranno indicato chi, secondo loro, geni e demiurghi quattro stagioni, sarebbe il capace o avrebbe già dato prova di esserlo, e che ci abbiano chiarito cosa farebbero in caso di una sua conferma politica. Sarà la vecchiaia; ma, per ora, mi sovvengono, in alternativa, soltanto clamorosi fallimenti autogestiti da accozzaglie eterogenee all’assalto della torta e cittadini spremuti a freddo nel frantoio di un sistema sanguisuga. Guarda un po’!
C’ è altro da rammentare? Ricordatemelo voi per favore. O se no, “accidìte le vìcchje ka sàpene le fatte!” e cominciate pure da me. Prima che mi soffochi lo schifo.

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2 risposte a Note a margine n. 56

  1. helena ha detto:

    Onore , Rispetto e mille volte grazie
    a le vicchije ca sàpene le fatte…
    e che così bene
    le sàpene cantare… riferire… raccontare

  2. Daniela ha detto:

    …e che figura ha fatto quel Letta, che in diretta su LA 7, alla domanda da studio di Mentana: “Cosa non dovrà dire Berlusconi?”, per tutta risposta, dichiarava: “Deve solo dire che dà le dimissioni! Qualunque altra cosa dica noi non crederemo a una parola!”
    Quel poveretto del sen. Quagliariello in studio azzardava solo dire: “Ma allora che lo avete chiesto a fare ‘sto discorso?”
    E quando poi, sempre in diretta, il suddetto spocchioso vice di quel nulla proponente del suo capo, si sentiva di affermare che : “…l’assenza di Tremonti… all’incontro della sera prima… ” e via dicendo…, l’altro, gran signore, da studio diceva mesto ad un Mentana (imbarazzato): “ …sarà solo un problema di mal informazione! Tremonti c’era, come se c’era!…”
    Mi associo al Suo “schifo”, se permette!
    La ringrazio, prof. Lamacchia per quanto lucidamente ha espresso!
    Grazie davvero!!!
    Daniela

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