Note a margine n. 53

OMOFOBIA? ANCORA: … ADELANTE PEDRO, CUM JUICIO!

Leggo oggi che ieri la Camera ha respinto ancora una volta il reiterato disegno di legge sul contrasto all’omofobia mirato a proteggere coloro che si caratterizzano da diversità di orientamento sessuale e, spesso, discriminate per questo motivo. L’ intenzione del provvedimento era buona ma inaccettabili erano il suo congegno che avrebbe determinato rischiosi squilibri sociali e l’intuibile effetto perverso: quello di acuire proprio ciò che, invece, mirava ad ostacolare. In proposito, da parte di alcuni Deputati è stata anche eccepita la incostituzionalità del suddetto provvedimento in quanto, questo, così come strutturato, “…è in contrasto con un principio cardine, quello della parità, e con il principio della chiarezza e della tassatività che deve essere alla base di ogni norma” e ancora “…avrebbe offerto una protezione privilegiata alla persona offesa in ragione del proprio orientamento sessuale e avrebbe creato discriminazioni fra chi subisce forme di violenza”. Tra le altre diverse osservazioni.
Insomma, sarebbe stato una sciagura, un male peggiore del male che si intendeva contrastare. In poche parole, un’ altra dimostrazione che le leggi le devono fare chi le sa fare, non si improvvisano solo sulle lunghezze delle onde emotive e sulla presunzione di saperci fare, senza valutarne preventivamente con grande attenzione i risvolti ed effetti pratici. Vecchia sindrome della spocchia incorporata al populismo acchiappaconsensi.
Devo rilevare, però, che la questione, il fatto, la decisione e le dichiarazioni motivanti presentano delle curiose ‘coincidenze’ ed analogie con quanto, da modesto giurista e parasociologo, già avevo scritto e pubblicato, in tali sensi, sul quindicinale Meridiano Sud (Bari), sin dal novembre del 2009, riscuotendo consensi ma anche ‘aggressivi’ e sprezzanti dissensi. Si può immaginare. Tuttavia, una soddisfazione fu quella di poter esporre le mie osservazioni ed un’altra è questa di oggi di vedere confermate, ai livelli dei competenti addetti ai lavori e con un ritardo di due anni circa, le mie riflessioni ed anche le mie parole di allora. Interessante davvero il confronto.
Ecco il testo integrale. Per favore, confrontate.

192 – “Adelante, Pedro, con juicio!” (novembre 2009)

Il disegno di legge approdato recentemente in Parlamento a tutela delle persone caratterizzate da diversità di orientamento sessuale, oggetto, purtroppo, di discriminazioni e violenze, non è stato approvato, per motivi ideologici.
Il predetto disegno di legge per una efficace tutela di questo aspetto della società, tuttavia, se da un lato è auspicabile – per vari motivi – dall’altro, così come era stato congegnato, andava a creare pericolosi scompensi giuridico-sociali tali che, alla fine, avrebbero potuto addirittura acuire la sindrome dell’omofobia, anziché eliminarla.
Ecco, in proposito, qualche breve considerazione.
1) Innanzitutto, va premesso che è del tutto illusorio l’immaginare che il ‘pensare omofobo’ possa essere eliminato per legge; una legge, comminando sanzioni, può, in un certo modo, avere effetti dissuasivi verso comportamenti ed azioni, ma non può – di per sé – conculcare un pensiero, un modo intimo di sentire e di valutare. A ciò può provvedere solo un’efficace attività di educazione.
2) ) Il disegno di legge de quo, in buona sostanza, basava la propria efficacia sull’aggravamento della sanzione nei casi in cui la violenza e l’aggressione fossero state perpetrate ai danni di un omosessuale. Stesso trattamento in danno di chi avesse espresso o diffuso valutazioni a favore della eterosessualità. Nulla di più aberrante, determinato dall’impulso emotivo e dal frettoloso desiderio di apparire al passo con i tempi. Libera pubblicità alla omosessualità ma non alla eterosessualità.
a) La smania di una pur necessaria tutela verso una categoria sociale non può far dimenticare che esistono anche diverse altre fasce di popolazione, anche certamente e prioritariamente bisognose: bambini, anziani, portatori di handicap, donne in gravidanza, soggetti in stato di incapacità (anche provvisoria) di intendere e di volere, etc. Una legge che tutelasse, con l’aggravante della sanzione, soltanto gli omosessuali, sarebbe antistorica, puramente ideologica, asociale, ingiusta, incostituzionale perché in violazione dell’art. 3 della Costituzione Repubblicana;
b) Come farebbe un giudice ad accertare seriamente se i motivi dell’aggressione e della violenza consistano nella diversità di orientamento sessuale e non in altri? Dovremo essere condannati o assolti per “lettura del pensiero” o all’esito di perizie psichiatriche? Se date uno spintone o uno schiaffo ad uno che vi sta scippando, o durante un banale litigio sfociato in rissa, certo non glielo date per il suo orientamento sessuale (ammesso e non concesso che questo sia rilevabile de visu); allora, perché lo spintone all’omosessuale deve essere punito più gravemente di quello che tirate ad un eterosessuale? Uno schiaffo od un pugno hanno la stessa gravità anche se dati ad un eterosessuale. E come si comporterebbero, in giudizi simili, il giudice ‘etero’ e il giudice ‘omo’, il giudice laico ed il giudice etico?
c) La legge, prima che una funzione retributiva-punitiva, ha la funzione prioritaria dissuasiva, nel senso che è finalizzata a indurre ad astenersi dal commettere un reato per la consapevolezza della sanzione. Orbene, mentre le fasce sociali deboli, sopra elencate, si presentano come sono oggettivamente alla vista di chiunque: l’omosessuale no, o comunque, non sempre, infatti, egli è conclamato. Anzi, spesso, si tratta di palestrati con virile muscolatura da porto d’armi. Sicché, per una corretta applicazione dell’aggravante legislativa occorrerebbe che il malintenzionato sappia con certezza, subito e prima, il particolare orientamento sessuale di colui con cui ha che fare: e a ciò potrebbe provvedersi soltanto con un ben visibile segno distintivo, una divisa, una mostrina, etc. (v.si un carabiniere, un poliziotto, un magistrato, etc.) ed una annotazione formale su documento di identità e/o documentazione ufficiale anagrafica con data certa, dove venga indicato: sesso né M, né F, ma D (diverso). Classe privilegiata, intoccabile. E per i bisex, poi, quid juris? E poi, perché soltanto le ‘quote rosa’ negli organi collegiali? E le quote, diciamo, ‘verdi’, no? E cosa fare, poi, per le toilette riservate ad hoc, una per ogni tipo di ‘orientamento sessuale’? E quanto rischierebbe il prete sull’altare semplicemente nel leggere ai fedeli le lettere di S. Paolo messe al bando dalla legge?
Vi immaginate il groviglio del contenzioso che ne deriverebbe? E le sicure ingiustizie? E il conseguente acuirsi delle mentalità omofobe e il sorgere revanchista di nuove, più astute, più agguerrite? Alla fine si otterrebbe il contrario di ciò che si vorrebbe.
In questi giorni, il Tribunale di Roma ha sospeso il processo ed ha concesso due anni di ‘messa in prova’ agli otto rei confessi violentatori di Montalto di Castro di una ragazzina, poco meno che quindicenne, rimasta distrutta anche psicologicamente. Per due anni dovranno fare i bravi ragazzi, dovranno fare il sacrificio di essere normali ragazzi: nient’altro. E’ la legge, una porcata che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini, ma è la legge. Ecco che cosa può riuscire a fare una legge.
Orbene; ben venga pure una legge, ma che non sia una padellata di fritto misto. ‘Adelante, Pedro, ma con juicio!’

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