Note a margine n.47

VA BE’, LO AMMETTO

Va be’, lo ammetto, credetemi, sulla parola, lo ammetto; ho esaurito quasi del tutto la provvista di volenterosa fiducia che ancora avevo nella politica così come questa viene interpretata oggi (ma è da un bel po’ ormai) da protagonisti e comprimari, caratteristi, comparse e peones bassa forza, remore, comici, abusivi autorizzati, totòcercasa, buffoni e guitti strapparisate che nascondono gli euro all’ estero e in Italia spandono volute di incenso populista sul sociale, ivi compresi quelli che sgomitano e schiamazzano nelle piazze e negli studi tv per apparire di grado superiore, per cercare di incantare e di contare qualcosa di più di quel due di mazze che, invece, sono in realtà. Per non dire di quelli che, nell’ intento di sottrarsi alla caccia quattro stagioni dove si sparano a ripetizione schioppettate di processi ad personam dall’ esito preannunciato e scontato, ogni tanto tentano il rimedio di contrabbandare leggi ad personam, magari inserite nei testi o contesti dove meno te le aspetti. Insomma, una specie di difesa, considerata legittima dalla preda designata. Da rifletterci; forse, come si diceva, electa una via, altera non datur.
Altre realtà dell’ambiente istituzionale, nel complesso e quanto a fiducia riscossa, non se la cavano meglio. Ma forse sono io che non capisco, io e altri quattro gatti alle prese con lo scempio progressivo della senescenza che non riesce a coniugare, come vorrebbe la nouvelle cuisine socio-istituzionale, il nuovo che avanza ed i ricordi storici-valoriali ancora troppo freschi per essere dismessi dalla coscienza e dalla memoria. Ci sarebbe da invidiare chi li prende in comodato d’uso da altri, dai guru del manicheismo e dagli sciamani dei poveri a loro, o chi non ne ha, vuoi per età vuoi perché ai suoi tempi era impegnato su tutt’altri ‘settori’, molto più piacevoli e goderecci dello studio e del lavoro, compresi gli iter preparatori, laddove noi, invece, ci sentivamo tutti Paese e sapevamo che al Paese, pertanto, non avremmo potuto solamente chiedere, ma avremmo dovuto anche dare. Ognuno a suo modo e pensiero.
Oggi accade che il continuo aumento dei carburanti non ci fa nemmeno sbattere le ciglia né rinunciare all’uso e all’ abuso dei concentrati di cilindrate sparse in incongruo numero per ogni nucleo familiare, né delle “barche” da diporto, né giammai Signore!, al sacrosanto turismo nazionale ed internazionale, all’ ombrellone e sdraio nella spiaggia “in” a costi no limitis, alla mangiata in trattopizzeria con cadenza almeno settimanale fuori porta. Oggi accade che ciclicamente uno tusnami di cellulari last generation ci induce a possederli coute que coute, a servircene spendendo rendite e patrimoni per comunicare i nostri cazzeggi; accade che i maestri modiaioli dettano le loro esose leggi annuali e che eserciti di coglioni e coglionesse rispondano prontamente l’ Obbedisco, così retrocesso dalla sua originaria valenza storica, non prima di aver frequentato costose palestre di grido, ritoccato viso, pancia, glutei, con una piano di finanziamento decennale; accade che almeno la metà dei ménage familiari quotidiani non finiscano al mercatino rionale ma “grattata” e, quasi sempre non, “vinci”, per mani di altri malati mentali e subornati; che si faccia regolarmente colazione al bar e non a casa, a un quarto del costo, che sia dia l’assalto alle svendite per riempire gli armadi di cose belle e per non farsi sfuggire l’ “affare”, che non si sa rinunciare al pur costoso concerto in teatro tenda o stadio dell’ ultimo urlatore alla moda, alla discoteca, etc. Tutta gente che, al momento giusto, prepara barricate e rivoluzione per l’aumento di qualche euro di tassa spazzatura, mc di acqua o gas, o, peggio, per l’aumento del costo dei libri di scuola e così via. E, magari, tutta gente che, magari, vuole anche essere presa sul serio. Ci tiene, sennò si arrabbia di brutto, ti mena, ti chiama servo di Berlusconi ma non di De Benedetti, ti spia.
Tant’ è. E tanto, per gli arruffapopoli questo è alimento vitale.
Destra, sinistra? Lasciamoli perdere, hanno il destino segnato. Si soffocheranno con le loro mani o mangeranno troppo e scoppieranno.
Quel giorno, spero di esserci anche io. E nel frattempo? Resistiamo, lo spettacolo continua, a beneficio dei coglioni e delle coglionesse: The show must go on.
Sempre nel frattemo, non sapendo cambiare le cose, qualcuno cambia le parole. Vado a braccio: se vincono gli elettori di destra, questi sono chiamati “oppressori; se vincono gli elettori di sinistra, questi sono chiamati “liberatori”. Come idea fa pena, ma, come trovata fa tanto ridere. Approfittiamone. E’ gratis. Mandatecene ancora.

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Una risposta a Note a margine n.47

  1. ledy ha detto:

    Hai proprio ragione Michele,indubbiamente tutto ciò che accade è lo specchio di un paese che ha perso ogni senso di dignità a tutti i livelli e continua a scendere la china che lo porterà rapidamente
    molto in basso,ad associarsi a quello del terzo mondo.
    Troppo pessimista ???
    Tutti i giorni in una Radio regionale sento imprecazioni contro questo e contro quello, e si lamentano del super bollo,si lamentano delle pensioni,si lamentano del tichet sui medicinali.
    Tu mi dirai,ma a te va bene tutto questo ?No,alcune cose non vanno bene neanche a me.
    Ma che possiamo fare,in ogni nuova legislatura c’è sempre qualcosa di nuovo, c’è sempre qualche
    imposta in più, c’è sempre qualche
    una “una tantum ” .
    Io ho ancora sullo stomaco quella che ci fece inghiottire Giuliano Amato sui crediti bancari,te
    la ricordi ?

    Adesso ,se è necessario,accetto tutto senza reclamare,tanto a che serve inveire ?
    Hai visto quante macchine lussuose ci sono circolazione? Sai che andare in cociera,se non ti prenoti un anno prima non trovi posto ?E i ristoranti sempre gremiti ?Ma che la smettano di lamentarsi ! lEDY

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